domenica 6 agosto 2017

Il dizionario delle cose perdute 2.0: il libro delle vacanze

Prima domenica di agosto: caldo africano, ciclone africano chiamato Caronte, ma forse Lucifero, o forse ancora OHMEODEOCHECALDO, fine settimana alla ricerca del fresco, città deserte, una marea di parcheggi sotto casa, il cinema parrocchiale chiuso, poco traffico e metro e bus latitanti.
Gente in ferie, gente in vacanza, gente dall'altra parte del mondo, gente che tutti a Gallipoli o tutti in Croazia, terroni che scendono al sud e amici polentoni che scendono al sud a farsi le vacanze dagli amici.
Poi ci sono gli studenti: quelli dell'università che studiano per la sessione di settembre o scrivono la tesi,  o gli studenti del liceo o delle medie, che dopo ferragosto fanno finta di prendere in mano vocabolari di varie lingue (vive o morte) facendo finta di capirci qualcosa.
E poi ci loro, i pulcini delle elementari, con i loro libri delle vacanze.
Ma i libri delle vacanze esistono ancora?
A casa mia, da brave sorelle diverse qual siamo, ognuna aveva il suo modo di approcciarsi al problema: la Mitica Lù e Tetà si riducevano l'ultimo giorno prima della riapertura delle scuole (seriamente, il giorno prima della apertura), mentre io e Cecì eravamo le solite marescialle della caserma: già all'età di sei anni eravamo devote al detto "prima il dovere e poi il piacere" e quindi il giorno dopo la chiusura della scuola assillavamo i nostri genitori per andare a comprare il libro delle vacanze.
Fra tutti i libri delle vacanze che ho avuto non dimenticherò mai il meraviglioso libro delle vacanze della seconda elementare: il libro si divideva in due parti: la prima di italiano e la seconda di matematica. La cosa che adoravo di quel libro era che ogni tot pagine ti diceva di ritagliare un pezzo di un puzzle per comporlo alla fine di tutta la parte di italiano e di matematica. Questa cosa ovviamente mi faceva impazzire: vuoi mettere fare i compiti e giocare allo stesso tempo? Per poi scoprire che immagine avrebbe dato il puzzle!
Che libro meraviglioso!
Mi credete se vi dico che ho finito il libro nella prima settimana di vacanze? E soprattutto, mi credete se vi dico che a fine luglio mi stavo quasi annoiando perchè avevo finito i compiti? Si lo so, io ero una studentessa anomala, mi piaceva studiare, fin da piccola, e fare i compiti e imparare cose nuove mi ha sempre fatto impazzire. Volevo nascere normale, e invece mi piaceva studiare.
La disperazione è lentamente iniziata dalla quinta elementare, quando i libri delle vacanze sono finiti e quindi niente compiti e dovevo solo giocare e andare al mare.
Ognuno ha i suoi problemi.
Come tutte le cose della vita la ruota gira per tutti: se a 10 anni mi svegliavo (quando dormivo taaanto) alle sette e il 10 di luglio mi annoiavo perchè avevo ancora due mesi di vacanze davanti, a 20 non riuscivo a svegliarmi alle sette per studiare e la sessione estiva riduceva le mie vacanze a quattro giorni di mare, di cui due sicuro mi veniva il ciclo/il tempo faceva schifo.
Alle mamme e i papà disperati perchè i figli non dormono, agli studenti che non vogliono fare il libro delle vacanze, agli universitari che vogliono finire tutti gli esami della loro vita, siete tutti accomunati dalla stessa frase fatta: passerà anche questa.

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