martedì 20 giugno 2017

Il dizionario delle cose perdute 2.0: gli esami delle scuole elementari

La scorsa settimana sono successe due cose di fondamentale importanza:
sono andata ad una festa in famiglia dell'Ing. per la prima comunione di uno dei suoi nipoti e sono stata chiamata UFFICIALMENTE ZIA dai nipoti più piccoli.
"Grazie per il regalo ZIA".
"Ti ho portato la borsa ZIA"
"perchè sei seduta e non inizi a salterellare su 18 cm di tacco insieme a noi ZIA??? Che, per caso ti fanno male i piedi perchè sei VECCHIA, cara ZIA?" (no, questa cosa non è stata detta ovviamente perchè sono dei bambini rispettosi e ben educati, ma ci sono state delle rimostranze quando, dopo venti minuti, ho smesso di far fare cavalluccio sulle mie ginocchia, le quali ne sono uscite decisamente provate).
Il secondo evento della settimana sono stati gli esami di terza media della più grande della brigata dei nipotini.
Il primo esame della sua vita, stellina del mio cuore <3
Solo che poi ho riflettuto sul fatto che, alla sua età, io in terza media avevo già fatto:
-esame della primina;
-esame di quinta elementare;
-esami del sangue;
-esami dell'anemia e del favismo.

Pertanto, visto che dal 2005 gli esami di quinta elementare sono stati aboliti e che la così detta "primina" oggi non è più sancita da un esame, ma vi si accede direttamente (previo mega consulto genitori-insegnanti delle materne-delibera scuola elementare), i bambini di oggi arrivano a compiere 13 anni senza sapere cosa sia un esame.
Meglio per loro eh, si risparmia un affanno in più, sia chiaro, però con questo post nostalgico e dal sapore vacanziero voglio ricordare a chi li ha fatti o far capire a chi non li ha fatti mai, cosa si provava.

Io, ad esempio, del mio esame di primina mi ricordo solo come ero vestita, ovvero con un meraviglioso abitino a fiorellini azzurrini e verdini (tutto con la desinenza finale in -ino, perchè avevo 6 anni a malapena, ma sapevo leggere più veloce di Suor Jo, la mia maestra della materna che veniva dalle Filippine). So di aver fatto una prova d'italiano e una di matematica, se ci sia stato anche un orale non lo so, sta di fatto che feci l'esame senza i due incisivi superiori perchè mi erano caduti, quindi nelle foto cercavo di sorridere aprendo il solo labbro inferiore, pertanto sembravo una bambina con il sorriso di Quasimodo (non vi dico quando poi mi è caduto anche il dentino di sotto: un buco sopra e uno sotto, roba che mia nonna aveva più denti lei di me).

Gli esami di quinta elementare li ricordo molto bene invece: anche in quella occasione mia mamma mi comprò un vestitino ad hoc, anche questo a fiori, non più mini, ma maxi e impressionisti, non più in chiari toni pastello, ma gialli e fucsia. Anche lì abbiamo fatto una prova di italiano, un tema, il che preoccupava moltissimo la mia maestra d'italiano, visto che ero brillante all'orale, ma allo scritto facevo degli strafalcioni assurdi, e soprattutto a quell'età mi rifiutavo di imparare le coniugazioni verbali.
Tutte.
Ero sempre la stessa persona che scriveva "chiaccchiere" con tre "c" e alla domanda dell'insegnante sul perchè avessi fatto un errore impensabile io risposi prontamente "perchè a me la lettera c piace".
Strano, ma vero, alla prova di italiano non feci neppure un errore: nel giugno del 2002 decisi che era tempo di imparare a coniugare i verbi. Io lessi, Io cossi, Io splendei, Tu splendesti, Egli splendè (al sud il passato remoto si usa anche per indicare azioni accadute ieri, quindi è abbastanza fondamentale come tempo verbale).

La matematica mi annoiava un poco, questo perchè mi sembrava una materia senza immaginazione. Quando poi, sempre nel famoso giugno 2002, iniziai a mettere un po' di impegno e soprattutto di interesse, mi accorsi che invece la matematica era la materia della creatività e dell'immaginazione per eccellenza. Ho cominciato a sentire la matematica affine alla mia creatività, però ho continuato a rapportarmi a lei, anche alle medie ed alle superiori, con l'atteggiamento di Guido Gozzano; "non amo che le rose che non colsi. Non amo che le cose che potevano essere e non sono state".

Sta di fatto che la prova di matematica andò altrettanto bene, e poi ci furono gli orali: in quella occasione le maestre ci consigliarono di portare un argomento a piacere per ogni materia, e ci fecero capire che era il caso di creare una sorta di collegamento ipertestuale fra le materie. Infatti io portai:
- Storia: Garibaldi e i Mille ("e perchè?" "perchè mi piace.")
-Geografia: la Grecia ("e perchè?" "perchè mi piace.")
-Letteratura: Il Pascoli ("e perchè?" "perchè mi piace.")
-Poesia: Una poesia del Pascoli? Ecco, avrei dovuto portare "Valentino" del Pascoli ovviamente, ma dall'emozione la dimenticai, nonostante mia madre cercò in tutti i modi di farmela imparare a memoria, mi fece anche un disegno di Valentino e dei suoi piedini senza scarpe da colorare. Senza tradire alcun segno d'emozione alla domanda "dimmi una poesia a piacere" sciorinai con rapidità impressionante l'unica poesia che ricordavo: "Pianto antico" di Carducci, che, ancora oggi, è davvero l'unica poesia che so per intero a memoria.

Probabilmente il mio racconto degli esami di quinta elementare non è di certo meno sgarrupato degli altri, forse perchè chiedere ai bambini di essere seri per più di tre giorni di fila è come chiedere a Scarlett Johansson di non essere figa per più di 24 ore. Forse l'età per iniziare ad essere un po' più responsabili davvero si raggiunge intorno ai 13 anni, forse è un bene non aggiungere ansie alle elementari, quando la vita è ancora un gioco. Però alla fine non credo che questi due eventi abbiano segnato la mia vita in negativo: di certo l'hanno segnata di più gli esami universitari! Alla fine sono dei ricordi felici che porto con me: forse mi sarò agitata anche in quella occasione e adesso non ne ho più memoria, e questo mi fa ben sperare: magari fra vent'anni avrò dimenticato tutte le ansie che mi ha procurato l'Università.
...
Facciamo fra trenta, va'!