domenica 23 aprile 2017

DilloConUnLibro: "Latinoamericana" di Ernesto "Che" Guevara

Potevo io nel giorno dedicato ai libri e alla lettura, lasciarvi senza un consiglio di lettura? Ovviamente no: scorrendo la luuuunga lista di libri che ho letto e di cui, piano piano, vi farò la recensione, ho preso quello più ideale a questo periodo dell'anno: un libro che parla di viaggi, di paesaggi lontani, un diario di bordo il cui autore e protagonista è, niente di meno che Ernesto "Che" Guevara.

Intanto, una curiosità: sapete da dove deriva il soprannome "Che"? Da un intercalare tipico argentino: difatti in Argentina l'espressione sincopata "che" pare essere un intercalare tipico del linguaggio colloquiale, con la quale si sono distinti anche Ernesto e Alberto Granado, compagno di viaggio, durante il loro viaggio alla scoperta del versante ovest dell'America Latina, espressione con cui bonariamente hanno iniziato a chiamarli i vari personaggi che hanno la fortuna, o sfortuna, di incontrare questo duo di viaggiatori allo sbaraglio nel 1952.

Alberto, biochimico, ed Ernesto, studente di medicina, il 4 gennaio del 1952 lasciano Buenos Aires, le loro famiglie, gli studi e gli amori, per intraprendere un lungo viaggio che li terrà lontani da casa per otto mesi, alla scoperta cruda e disincantata di quattro paesi, Cile, Perù, Colombia e Venezuela.
A bordo della Poderosa II, la motocicletta di Alberto, i due amici entrano nel vivo degli antichi fasti e delle moderne miserie di questi quattro paesi dimenticati sulla punta Sud del mondo, scoprono posti di cui, ai tempi, si conosceva ancora poco, Macchu Picciu e Cuzco, compongono un itinerario di viaggio che nulla ha a che fare con il divertimento e l'aria vacanziera, ma nasce dal bisogno curioso di conoscere, di viaggiare, di vedere la vita vera e senza fronzoli, diretta, spesso dolorosa. Cercano in tutti i modi di partire per l'isola di Pasqua, ai tempi vi si trovava un dei più famosi lebbrosari del Sud America, non riuscendoci trascorreranno molto tempo presso il lebbrosario di San Pablo in Perù.
La miseria e la povertà che dilagano in Sud America colpisce Alberto ed Ernesto come un pugno nello stomaco; il diario di Ernesto non è solo il racconto di un itinerario fatto di luoghi e posti visti, bensì di volti e popoli incontrati, poveri, troppo poveri, e ad una analisi del sistema economico per nulla equo e che si rifà sui più deboli, analisi che prenderà sempre più piede nei racconti del Che, diventando il punto focale della narrazione.
Si può dare a questa storia una chiave di lettura politica, dicendo che le idee del Che nascono e si definiscono anche e soprattutto durante quel viaggio, dato incontrovertibile. Oppure si può leggere questo racconto in chiave prettamente letteraria: un diario di viaggio, onestamente ben scritto, ricco di storie, aneddoti, costruito ad arte ovviamente un volta che Che Guevara sarà tornato in Argentina ( Ernesto durante il viaggio ha costantemente preso appunti sulle tappe toccate, a distanza di tempo darà ai suoi appunti la struttura narrativa giunta fino a noi). il libricino supera di poco le cento pagine, l'ho infilato distrattamente nella mia borsa da lavoro perchè piccolissimo (anche se per quattro fermate, non riuscivo a stare in metropolitana senza qualcosa da leggere) e quindi non eccessivamente pesante. Ammetto che Che Guevara scrittore è stata una bella scoperta: non ho una grande ammirazione di Ernesto Che Guevara come politico, certamente è un personaggio molto controverso e con notevoli sfaccettature, pur tuttavia leggere le sue memorie scritte di suo pugno mi ha fatto accedere al personaggio storico sotto un altro punto di vista: Ernesto ragazzino e mio coetaneo, ventiquattrenne e sbarbatello, asmatico e innamorato, mi ha fatto tenerezza, me lo ha reso più umano, anche più autentico nelle sue battaglie. Se Che Guevara è un personaggio che la storia ci ha restituito con luci ed ombre, "Latinoamericana" rappresenta un po' l'inizio di un sogno, il fondamento di un ideale, un sistema equo per tutti, che non dimentica nessuno, che si prende cura degli altri.
Mi ha fatto sentire più giovane di quella che sono, ha dato smalto ai miei ideali, alle cose in cui credo. è stato quasi profetico, o provvidenziale, perchè mi sono trovata a leggerlo in un momento di passaggio, in cui mi è stato chiesto di fare una scelta lavorativa fra una vita in giacca e ventiquattrore e un'altra con lo zaino in spalla, meno certa, da costruire, quasi vergine. Mi sono permessa di essere incosciente e scegliere la seconda strada anche spinta da questa storia scelta per caso e infilata di sfuggita in borsa.


domenica 16 aprile 2017

La lista della spesa ai tempi di whatsapp

Anche quest'anno è arrivata la Santa Pasqua e tutte le sorelle C. sono riuscite a tornare all'ovile per ripercorrere la mistica Via Crucis della festa comandata a casa.
Ognuna di noi ha un compito specifico nello schema di battaglia di una festa: La mitica Lu è l'addetta alle cucine, Cecì e Tetà alle pulizie generali, io invece sono la soldatina in trasferta: a me tocca LASPESA. Da scrivere tutto attaccato perchè non è da intendersi come un momento inanimato nell'arco della quotidiana esistenza, bensì come un passaggio obbligato della vita in cui scontare tutti i peccati terreni e alieni (se mai ne fate anche fuori dai confini del globo terracqueo; io per esempio odio gli alieni, odio i film sugli alieni e la letteratura sugli alieni, quindi questo odio mi sembra un peccato che va al di là dell'atmosfera terrestre).
Tanto tempo fa, in una ridente landa chiamata Calafrica, un mese prima dell'appropinquarsi di un giorno di festa, la mater familias iniziava a sfogliare il ricettario mentale delle antiche ricette ed a stilare la lista degli ingredienti occorrenti: latte e zucchero a pioggia per iniziare a preparare dolci (ogni brava cuoca sa: i dolci è bene farli prima perchè la lavorazione è lunga), fontanelle di farina e uova innalzate su ogni piano d'appoggio di cui la casa dispone, pasta fresca, di ogni forma e consistenza, stesa nei balconi di casa dopo aver consultato l'oracolo per individuare l'esposizione solare propizia per far asciugare la pasta fresca.
Nell'approssimarsi della festa, qualche anno fa, avreste trovato mio padre e me, con gli occhi sbarrati e persi nei corridoi di settordicimila supermercati con in mano liste della spesa arrotolati tipo papiro che a srotolarla tutta si finiva come lo spot dei Rotoloni Regina: non finiva mai. La carta però è un materiale troppo fragile se usato in ambienti aggressivi tipo il banco salumi il 23 Dicembre, e infatti l'anno scorso ci siamo trovati io e mio padre con una lista fracica perchè finita in un maledetto sottovaso di una pianta in vendita:siamo finiti a stendere la lista per tutta la lunghezza del carrello, adagiata fra porri e panettoni, nella speranza che si asciugasse.
E a leggere "manna" invece che "panna" con me che cercavo su wikipedia se esistesse in natura dell'altra manna oltre a quella di biblica conoscenza.
Visti questi possibili intoppi, anche la cucina, istituto secolare più secolare di tutte le religioni monoteistiche messe insieme, è stata costretta a modernizzarsi ed a tenere il passo di questa società in continua evoluzione: da questa esigenza è nata la lista della spesa su whatsapp.
IL MALE ASSOLUTO
più male assoluto di spotify che a tradimento si disconnette perchè ti salta la linea internet di casa (come me in questo momento, senza linea wi-fi per colpa di quella ciotazza di mia sorella che ha staccato il router. Ma come si fa. Ho il concerto dei THEGIORNALISTI fra meno di un mese e devo sapere le canzoni a memoria.)

Insomma, l'approvvigionamento delle libagioni dicevamo.

è sabato santo e tua madre non sa neanche cosa cucinare per il pranzo di Pasqua, alle cinque decidi di sfidare la sorte e ti lanci nel buio del traffico e dei corridoi di un supermarket.
Tu sei in macchina e, mentre la macchina parte a tutta velocità la senti urlare alla finestra "vi scrivo le cose su whatsapp strada facendo!"
PERCHE' HO CEDUTO A TUTTO QUESTO???? Perchè ho pensato, o dissennata, che così avremmo accorciato i tempi. Arrivo nel postribolo dei peccati di gola, intanto sento il cellulare suonare come un clacson impazzito. Appena arrivata mi fiondo verso il luogo del non ritorno- il reparto salumeria. prendo il numero: due milioni. Ah bene, stanno servendo il numero 5, pensavo peggio. Sicuro riesco a prendere un'ombra di ricotta pagata a cara prezzo, otto miliardi del monopoly.
Reparto frutta e verdura: una tonnellata di melanzane, zucchine a non finire, pomodori (quelli sempre vanno presi, anche se non sono in lista, perchè la loro assenza potrebbe essere un trucco architettato dal demonio delle compagnie telefoniche che fa venire meno la linea nel momento del bisogno).
E la sfoglia per la lasagna?
Ma la panna quella fresca?
Ma da bere?
Papà, ma ci sono già due kg di macinato in frigo, perchè ne prendi ancora?
Scappa al banco salumi, finalmente sono al numero 1.999.999!
E intanto cerchi di guidare il carrello mentre hai il cellulare in mano grande come una padella, guidare, perchè i carrelli sono peggio della panda 4x4 senza servosterzo, e convergono sempre verso lo scaffale del vino. Tu sei al banco del pane, ma tua madre si ricorda che ti serve il prezzemolo, e quindi si torna indietro come accadeva nel gioco dell'oca.
E ovviamente peschi anche la carta imprevisto, perchè è il giorno prima di pasqua e devi anche prendere le uova di pasqua a tutti i tuoi cugini, che sono così tanti, ma così tanti, che ogni anno le fabbriche dolciarie e i dentisti della zona ti fanno gli auguri, perchè con tutti i soldi che gli dai ogni anno loro sono riusciti a pagarsi il mutuo della prima, della seconda e pure della terza casa.
Strano ma vero, forse hai preso tutto, la fila alla cassa è più lunga del casello di Roncobilaccio il 14 di agosto, ma ce la farai, ce l'hai sempre fatta, la nonna di 48 nipoti con 96 uova sul rullo riuscirà a liberare la cassa prima che esali l'ultimo respiro.
E poi ti chiama LEI, tua sorella, che ti chiede di comprare il dado vegetale quando hai già disposto tutto sul rullo. Tu cerchi di fare il più in fretta possibile, ma il tempo di tornare e chi era in fila dietro di te con giusto una ventina di cose in mano ha preso il tuo posto perchè "signorina, lei non veniva e quindi...!"
Poi certo, quando ti siedi al tavolo della festa dimentichi tutto, i piedi pestati da carrelli impazziti e bambini esagitati che giocano a fare popypopy con il tuo sedere (#truestory), quando si è felici e con le persone giuste passa la stanchezza.
Tranne il freddo nelle ossa del banco latticini, quello ti rimane addosso per tutta la settimana.

lunedì 3 aprile 2017

DilloConUnLibro: "Sostiene Pereira" di Antonio Tabucchi

Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d'estate. Una magnifica giornata d'estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell'imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il "Lisboa" aveva ormai una pagina culturale, e l'avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte." Sostiene Chiara di aver conosciuto Pereira, ahimè, troppo tardi.
Perchè è una lettura che mi ha incantata.
Io e Pereira ci siamo conosciuti di sfuggita un anno fa all'incirca, quando, parlando con l'Ing., lui mi disse:" Non hai ancora conosciuto Pereira? Non puoi non leggerlo!"
Da allora è stata una lunga ricerca di questo libro, che si è fatta ancora più insistente dopo aver letto "Notturno indiano" dello stesso autore. Venuta a conoscenza di Acciobooks questo è stato uno dei primi libri che mi sono messa a cercare, incassando silenzi e rifiuti quando poi, in un pomeriggio di settembre, una simpatica architetto bolognese decide di darmi in cambio il suo Pereira, accompagnato da un bigliettino che mi augurava buona lettura.
Presa dalla curiosità, non ho lasciato che il libro finisse in libreria, ma ho iniziato a leggerlo subito.
Ero in metro quando ho letto la prima pagina, un mattina di metà ottobre grigia e tendente all'inverno. Dopo aver letto le prime dieci righe per me è improvvisamente scoppiata l'estate.
Se è pur vero che un libro non si giudica dalla copertina, è altrettanto vero che un buon libro si può ben giudicare dal suo incipit: incantata, credo sia il termine giusto, per descrivere il primo impatto che ha avuto su di me questa storia.
Il romanzo racconta la calda estate di Lisbona del 1938 vista con gli occhi appannati e ignavi del dottor Pereira, giornalista e curatore della pagina culturale del Lisboa. è una vita abitudinaria la sua, che non pretende grandi sconvolgimenti, legata al passato, che vive il presente con riluttanza e con disgusto il futuro. Il 1938 è un anno caldo per il Portogallo, non solo per il clima torrido che lambisce Lisbona, ma per il clima politico incendiato dal regime salazarista. Il lettore si aspetterebbe un minimo di partecipazione da parte del protagonista, invece Pereira, pur essendo giornalista, vuol vivere ai margini della storia e della sua stessa vita, ma la sua esistenza piatta viene sconvolta da un aspirante giornalista di origini italiane, Francesco Monteiro Rossi, giovane, appassionato, forse incosciente, oppositore del regime.
Ho finito di leggere questo romanzo una mattina di dicembre, durante le vacanze di Natale: una giornata piena della luce lattiginosa dell'inverno, le lenzuola bianche del mio letto, negli occhi la descrizione di una Lisbona scintillante della sua luce di settembre. Lo stile di Tabucchi, soprattutto in questo romanzo, andrebbe studiato e analizzato nelle scuole: il sintagma "Sostiene Pereira" apre e chiude la storia e viene ripetuto continuamente nel corso della narrazione, come se il protagonista fosse lì davanti a noi come se si stesse confessando o fosse sotto un interrogatorio giudiziario. I ritmi narrativi iniziali, parchi e moderati, accelerano e scendono giù a perdifiato nella parte finale, quando il dottor Pereira non può più scegliere di non essere, non può più permettersi il lusso di non scegliere da che parte stare.
"Sostiene Pereira" è considerato uno dei capolavori di Tabucchi: pubblicato nel 1994 vinse il premio Campiello, divenne il soggetto per una piece teatrale e fu uno degli ultimi film in cui recitò Marcello Mastroianni: questi pochi dati fanno capire la forza dirompente che ebbe il romanzo nell'Italia di fine secolo. Colgo l'occasione di questo spazio, dunque, per lanciare un appello: facciamo leggere "Sostiene Pereira" nelle scuole! Gli spunti che si possono cogliere sono moltissimi, da un punto di vista linguistico in primis, ma anche riguardo ai riferimenti storici, filosofici e sociali, e poi sono certa che è un romanzo destinato a rimanere nel cuore di chi lo legge, a fare da base alle proprie convinzioni politiche, a plasmare una propria idea di mondo.
è un romanzo non si dimentica, che finisce per appartenerci per sempre.
Titolo: Sostiene Pereira
Autore: Antonio Tabucchi
Editore: Feltrinelli
Pagine: 216

Prezzo: 8,50 €