martedì 29 novembre 2016

il mio primo Erasmus +: Finding N.E.M.O. (Natural EnviroMental Orientation

Accade che nella vita pensi che il treno dell'Erasmus passi una volta sola nella vita, che una volta che lo hai preso (o non lo hai preso), dopo un lungo giro ti rilascia più o meno alla stessa stazione di partenza, carica altri passeggeri e ti lascia lì, con molti bagagli in più.
Poi però ti accorgi, iscrivendoti a qualche sito di annunci di lavoro e stage, che fra un annuncio e l'altro continua a rimbalzare la parola Erasmus +. Ma perchè, una volta laureata, ad università finita, o ad università neppure iniziata, si può ancora parlare di Erasmus+?
Ebbene, fra un passaparola e l'altro, compili l'application per sbaglio, e dopo due mesi sei lì, su un volo diretto ad Atene, senza avere la più pallida idea di cosa andrai a fare.
D'accordo, andiamo con ordine, perchè ho intenzione di dirvi tutto quello che c'è da sapere sul progetto europeo Erasmus plus.
Innanzitutto: cos'è? è il programma pensato dall'Unione Europea in tema di mobilità inerente l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport. Oltre a comprendere il ben noto programma di scambio universitario, vi rientrano anche scambi interculturali, training course, Servizio di volontariato Europeo.
chi può partecipare? studenti di ogni ordine, formatori e professionisti di aziende, insegnanti e professori addirittura!
Uno degli obiettivi chiave, infatti, è alzare il livello di formazione in Europa e favorire la mobilità europea; non l'Unione Europea delle banche, ma dei cittadini, una Unione che vuole formare una nuova classe dirigente, che punta non solo alle conoscenze, ma alla formazione individuale.
Dette (e lette) tutte queste cose, una mattina di settembre compilo la mia application per uno scambio giovanile dalle tematiche strafighe: "Finding N.E.M.O." un progetto che coinvolge otto paesi (Germania, Italia, Grecia, Spagna, Turchia, Lituania, Polonia e Croazia) avente l'obiettivo di avvicinare i giovani alla natura e ad uno stile di vita salutare, il tutto in un ambiente dinamico e multiculturale.
Dopo qualche settimana Mattia, il Presidente di SOS Europa, associazione italiana partner del progetto, mi ha chiamato per dirmi che ero stata selezionata.
Fino al giorno stesso della partenza non sapevo bene cosa aspettarmi, e appena salita sull'aereo ho avuto un po' il timore di aver fatto una cazzata.
poi l'aereo si è sollevato da terra, ho lasciato in Italia le ansie e lo stress,ho chiuso gli occhi mentre volavo sopra Corfù e Corinto e all'ora del tramonto mi trovavo con gli occhi rivolti verso il mio mare greco, in un pic up con ragazzi polacchi, greci e spagnoli.
In questa settimana abbiamo fatto di tutto: riflettuto sulle abitudini alimentari, approfondito le dinamiche dell'economia rurale tipico della fascia costiera greca, sono andata a cavallo, tirato con l'arco e osservato il golfo di Megara dall'alto di una pineta scoscesa a strapiombo sul mare.
In più di un momento ho avuto modo di trovarmi da sola con me stessa e riflettere su quanto mi stava succedendo attorno: poco dopo le sette dalla mia finestra vista mare vedevo spuntare il sole: infilavo un maglione e scendevo in spiaggia, per ringraziare dello spettacolo della natura.
è stato bello venire a contatto con culture diverse, imparare a dire ciao in altre sette lingue, a mangiare biscotti al cioccolato croati o il pismaniye turco (ma che bontà divina è????), scambiarsi esperienze davanti ad una birra (o un pita ghiros!).
Onestamente non credevo che questi otto giorni all'ombra di Atene potessero lasciarmi così tanto in termini umani, non immaginavo possibile affezionarsi, in così breve tempo, a persone fino a qualche settimana fa sconosciute.
A dare ancor più valore simbolico a questa esperienza è stato concludere il tutto ad Atene, a vedere il mondo dall'alto dell'Acropoli. all'ingresso al sito archeologico c'è un cartello: in inglese e in greco dice "L'europa è nata qui".
Mentre guardavo il flusso di persone scattare foto al Partenone, ho pensato a tutte le volte in cui, insieme agli altri ragazzi, all'inizio di ogni attività, ci disponevamo in cerchio per ascoltare.
Ho pensato alla bandiera dell'Unione Europea, non concentrandomi sullo sfondo blu o il numero di stelle, ma sul cerchio: la figura perfetta che tutto include e che nulla lascia al di fuori di sè.
Voglio pensare che questo cerchio virtuale, questo sogno immaginato decenni fa, siamo noi giovani, che viaggiamo grazie all'Unione senza confini, che approfittiamo delle opportunità che ci garantisce, che le condividiamo con quanti non le conoscono per rendere questo cerchio fatto di stelle ancora più grande.
il giorno prima della partenza ho espresso questo stesso pensiero mentre ero in cerchio insieme a tutti i miei compagni di avventura, su una spiaggia fatta di ciottoli, all'ora del tramonto.
Non pensavo che le mie parole potessero avere un forte impatto, eppure una ragazza si è avvicinata a me in lacrime, dicendomi "con le tue parole hai toccato la mia anima".
Ho acquisito la consapevolezza di ciò che avevo detto solo in quel momento, e l'ho capito fino in fondo.
vorrei trovare un modo per non spezzare questo cerchio magico che si è creato una settimana fa fra questi quaranta ragazzi provenienti dai quattro angoli d'Europa e che si crea ogni volta che inizia un progetto erasmus plus. ho capito che il mondo per non spezzarlo era uno solo: diffondere la mia esperienza.
è uno spazio piccolo questo blog, neanche così frequentato, eppure se riesce ad arrivare anche ad uno solo dei miei lettori, credo che avrò onorato il desiderio di Europa che tanto mi ha rincorso in questa settimana, in questi anni.
Ringrazio SOS Europa per questa esperienza forte, sperando sia la prima di tante altre.
Grazie ai ragazzi di Youth Horizons, che a Megara ci hanno accolti con un calore inimmaginabile.
Grazie ai volti dei miei 39 compagni di viaggio.
Caring is sharing.
p.s. "una faccia una razza" is the real power.

lunedì 7 novembre 2016

GNAM! (Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma)- e vedi che ti mang...vedi

immancabile come la visione dei dati auditel il giorno dopo la finale del Grande fratello (vip), anche questo mese abbiamo un inserto dedicato alla cultura; io e Duci abbiamo visitato per voi la GNAM, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.
Ma come fanno i nostri eroi a farsi un museo al mese, pur essendo squattrinati e senza una lira? Molto furbescamente, noi due sappiamo approfittare da un evento per il quale bisogna fare un grande plauso al ministero dei Beni culturali: ogni prima domenica del mese tutti i musei statali sono gratuiti per tutti, cittadini italiani e stranieri.
E perdersi nel maestoso atrio della GNAM in una domenica uggiosa di novembre è tutto ciò che si potrebbe chiedere.
La scelta tattica è stata perfetta: il museo è così grande che non soffre problemi di sovraccarico: la struttura che ospita la galleria è il Padiglione delle Belle Arti costruito da Cesare Bazzani a Valle Giulia, scelta nel 1911: inizialmente la scelta viene criticata, soprattutto per la sua posizione fuori mano, con il tempo però si dimostra vincente, e ad oggi in quel di Valle Giulia, fra Villa Borghese da un lato e il Museo Etrusco dall'altro, l'originario sogno del "tempio delle arti" voluto da Bazzani sembra compiuto. 
La Galleria ospita dei veri capolavori: da molto tempo desideravo ritrovarmi viso a viso con la "psiche svenuta" di Pietro Terani, o ammirare la possanza della monumentale opera di Antonio Canova che raffigura l'ira di Ercole e le sventure di Lica. 
Le ninfee rosa di Monet e le tre età della donna di Klimt sono alcune delle opere più famose che la Galleria racchiude, ma al suo interno è possibile ammirare le corse dei cavalli con gli occhi di De Nittis, o inseguire il punto di fuga nel sole dipinto da Giuseppe Pelizza da Volpedo. 
Fra un Boccioni e un Mondrian, fra i ritratti di Modigliani e le enormi tele di Giuseppe Aristide Sartorio, se c'è una cosa che davvero è curiosa osservare è la fauna che popola il museo.
Difatti, in tre ore a zonzo per la Galleria, ecco cosa abbiamo visto:
-famiglie con molti bimbi al seguito, età media 6 anni (il che è un dato decisamente positivo, educhiamo i bambini all'arte!);
-giovani future coppie, dove lui sfodera tutte le sue conoscenze in storia dell'arte e lei fa finta di non sapere;
-il radical chic, declinato in tutte le sue forme: quello con il capello sfatto e la barba incolta, il gilet due taglie più grandi, cappelli sgargianti e l'immancabile occhialetto di corno;
-Giapponesi, giapponesi ovunque;
-turisti stranieri (li riconosci dall'abbigliamento: mentre tu sei avvolto da otto sciarpe, loro vanno in giro in bermuda e top);
-studenti dell'accademia delle belle arti;
-uomini con i baffoni a manubrio (neppure Kandinskij avrebbe saputo disegnarli più precisi).
è inutile dire che, di tutte queste, la categoria che mi ha colpito di più è quella dei baffoni, perchè ho temuto, con loro in giro, qualcuno potesse finire a mangiare bambini, una ghiottoneria per i comunisti baffuti, soprattutto perchè senza olio di palma. 
La Galleria Nazionale, con i suoi capolavori nascosti e la sua possente struttura, vi aspetta.
Time is out of joint now.