lunedì 29 agosto 2016

DilloConUnLibro: “Caffè amaro” di Simonetta Agnello Hornby

Questa settimana sul blog continuiamo  la nostra rubrica di recensioni di libri da leggere sotto l’ombrellone (non che durante il resto dell’anno ci facciamo mancare il lusso di leggere: da settembre a dicembre è già pronta la lista dei libri da leggere in metropolitana!); gli appuntamenti per questo fine agosto saranno due: oggi daremo spazio allo (s)consigliami un libro dell'estate, venerdì invece il consigliami un libro. Perchè oggi partiamo con una recensione negativa e venerdì con una positiva? Perchè è lunedì e come tutti i lunedì porta con sè noia e tristezza, mentre di venerdì si è più propensi ad accettare buone notizie e buoni consigli (ma anche perchè questa recensione era già pronta e l'altra no, dato da non sottovalutare). Andiamo a noi; poco prima di partire per le vacanze sono andata in libreria alla ricerca di un libro che mi incuriosisse. Ho visto questa nuova uscita, una bella copertina arancione, una giovane ragazza che guarda un punto lontano, una autrice italiana che non avevo ancora avuto il piacere di leggere, un titolo che mi stuzzica: caffè amaro. Dal momento che un libro arancione non lo possedevo dai tempi dei libri della collana del battello a vapore, decido di comprarlo. Il romanzo racconta la storia di Maria, una giovane siciliana nata sul tramontare del 1800 da un padre socialista, che finisce in sposa a Pietro Sala, unico figlio maschio della nobile famiglia aristocratica di Camogli. Accompagneremo Maria nel corso della sua crescita e della sua maturazione come moglie, madre, italiana, si farà introdurre dal marito, molto più grande di lei, agli agii e ai piaceri che il titolo (e chiaramente i soldi) hanno da offrire, ma soprattutto si svelerà al lettore come amante: vedremo una protagonista appena quindicenne che viene introdotta alle gioie del sesso, una “lolita italiana” l’ha definita qualcuno, che non desta scandalo, ma ben coperta dalla sicurezza matrimoniale. Maria resterà sempre vicina e fedele alla sua famiglia, in primis a Giosuè, un ragazzo di poco più grande di lei, figlio del migliore amico di suo padre che lo ha accolto nella sua famiglia una volta rimasto orfano, e i cui legami rimarranno confusi agli occhi di entrambi.
 Ora, in molti mi avevano parlato bene di questa scrittrice; vanta alle spalle diverse pubblicazioni con case editrici molto importanti, non è una neofita nel settore, alcuni suoi romanzi sono stati veri e propri successi negli anni passati. Non so che dirvi, mi fido del parere altrui, eppure per me questo romanzo non decolla. Il personaggio di Maria dovrebbe essere il passepartout di tutta la vicenda, viene disegnato come una donna forte, e sicuramente gli eventi che ha vissuto devono averla resa tale, eppure non è un personaggio che porterò con me nella mia vita di lettrice. Maria no mi ha comunicato nulla. Ho letto tutto il romanzo, denso di fatti e vicende, eppure ho trovato il livello della narrazione molto piatto, meramente esplicativo dei fatti. Non riesco ad essere empatica con Maria o con gli altri personaggi, è come se fossi ferma ad una panchina e vedessi queste storie scorrere davanti ai miei occhi, eppure non ho elementi ulteriori per fare miei i fatti che vedo.
 Il caffè amaro, a mio dire, lo beve il lettore, che dentro questa storia non riesce proprio ad entrare, non riesce a sentire i sentimenti dei personaggi perché non li vive. La delusione per questo romanzo è molta, perché aveva tutte le carte in regola per diventare il romanzo dell’estate, e invece assume a tratti i contorni di un romanzetto rosa.
Titolo: Caffè amaro
Autore: Simonetta Agnello Hornby
Editore: Feltrinelli
Pagine: 348

Prezzo: 18 € 

martedì 23 agosto 2016

conclusioni (non) finali e (non) definitive sul diventare grandi

Cari amici lettori,
oggi parliamo di un evento catastrofico di cui i telegiornali e i programmi televisivi del primo pomeriggio non parlano mai, ovvero diventare grandi. Io infatti non capisco proprio per quale motivo Caterina Balivo in quelle due ore su Rai2 in cui conduce "detto fatto" insegni a cucinare il vitello alla Wellington o a fare palestra sui tacchi, e poi su questo breve, impercettibile e disastroso attimo che ti conduce dalla gioventù alla età adulta non spenda nemmeno una parola. Non che adesso mi senta una donna bella e fatta (pur volendo non potrei farlo, ancora oggi mi chiedono la carta di identità se compro una bottiglia di vino e quando taglio i capelli sembra che ho appena preso la maturità e non la laurea), però ecco, una palestra in pillole sulla crescita e su quello che mi aspettava lo meritavo.
 Mi prendo la briga di compilare io una serie di annotazioni che vi saranno molto utili in futuro, invece se questa fase bella e dannata l'avete passata spero vi faccia sorridere.
 -Quando vi incontrate con le amiche non parlate più di location per i diciott'anni, ma per i matrimoni. E siete tutte d'accordo sul fatto che per fare una figura dignitosa dentro l'abito bianco è necessario almeno un anno di dieta ferrea (d'altra parte alle ultime sfilate della bridal fashion week tutti hanno cominciato a dire che Irina Shayk era incita, mentre semplicemente era il bianco che la incicciottava. E voi non siete Irina Shayk);
 - la gente intorno a te comincia a rimanere incinta, e non per caso, ma per scelta;
 - le modelle e le attrici della nuova generazioni sono ALMENO un anno più piccole di te;
 - nei messaggi la risposta più ricorrente alla domanda "che fai?" non è più "studio", ma "lavoro";
 - da più parti ti fanno capire che un lavoro dovresti trovarlo anche tu;
 - strabuzzi gli occhi quando scopri che i ragazzi che compiranno diciotto anni quest'anno sono nati nel 1998; d'altra parte per te i bimbi nati nel 2011 non dovrebbero ancora aver finito il periodo di gestazione nell'utero materno, e invece fanno già le elementari;
 - molti ti chiedono "ti piacerebbe diventare zia?" quando ti aspetti ancora la domanda "ti piacere avere un fratellino?";
 - non hai ancora superato il dramma della pizza di classe;
 - se al tempo del liceo eri la fidanzatina perfetta per la maggior parte delle mamme dei ragazzi più fighi della scuola, oggi quegli stessi ragazzi strafighi che prima non ti guardavano in faccia la pensano come le loro mamme qualche anno fa;
 - la domanda "quando ti laurei?" è stata definitivamente sostituita da "quando ti sposi?";
 - stare in casa is the new uscire;
 - ti interessano di più i servizi del tg che parlano della disoccupazione giovanile che quelli in cui si parla di cuccioli teneri e adorabili;
 - passi più tempo in banca o alle poste che a comprare scarpe;
 - la competizione fra cugini/parenti che hanno la tua stessa età è diventata ancora più serrata;
 - ti fai la conta chiedendoti fra quanto tempo la coppia di amici X si sposerà e se avrai abbastanza soldi per fare un regalo decente, quando la maggior parte dei tuoi amici in verità aspetta il tuo matrimonio (e allora a voja ad aspettare);
 - Il numero fidato di amici si ridurrà al numero delle dita di una mano. Non è un modo di dire, è proprio così: sono quelli che verranno alla vostra laurea anche se vivono a 200 km, verranno con la valigia alla vostra discussione, conoscono i nomi delle vostre sorelle e vi chiamano al cellulare anche se sono in giro per l'Europa. Sono quelli che una volta ti hanno detto "è bello pensare che in tutti gli eventi belli delle nostre vite l'uno ci sarà per l'altro", voi ai tempi avevate ancora il vocabolario di latino fra le mani e non capivate, ma capisci che il tempo passato ti ha portato proprio lì, ad esserci nei suoi momenti migliori e peggiori, e il vostro amico farà altrettanto per te. Scopri che le canzoni di Max Pezzali e Ligabue sono quasi banali in confronto a quello che la vera amicizia ti fa fare, non i hanno praticamente raccontato nulla. C'è un piccolo mondo formato da quelle persone cui tu ti sei aggrappata e che si sono aggrappate a te quando il resto delle cose intorno si scioglieva come fa la neve ai primi raggi della primavera. Inizia la fase più lunga della vita, quella che dovrebbe portare alle certezze conquistate negli anni; in tutti i piccoli e grandiosi eventi che ti colpiranno quelle quattro o cinque persone che hai stretto nel pugno della mano ne saranno sempre spettatori attivi.

mercoledì 17 agosto 2016

DilloConUnLibro: "Sabotaggio olimpico" di Manuel Vàzquez Montalbàn

Le Olimpiadi mi piacciono moltissimo e, durante i venti giorni circa di competizione, sono perennemente sintonizzata sui canali sportivi gonfia di spirito patrio. Detto questo il mio spirito sportivo si esaurisce qui, non provo grande simpatia per il sudore, i polmoni allo stremo, le forze che vengono a mancare, "l'importante non è vincere ma partecipare" (ma tanto poi vogliono vincere tutti), praticare movimento prima, durante e dopo i giorni del ciclo mestruale, perdere tutte quelle kilocalorie cui mi sono terribilmente affezionata negli anni.
Certo, pratico sport estremi quali salto dal letto, lancio della sveglia, tuffo in doccia e maratona di serie tv, ma la disciplina in cui decisamente eccello è scovare tutto ciò che è mainstream per renderlo tale. Dal momento che per essere mainstream durante le Olimpiadi dovrei capirne di sport, mi sono limitata a leggere qualcosa a tema, ed ho quindi dato il via alla lettura delle storie di Pepe Carvalho così come ce le ha raccontate Manuel Vazquez Montalban. Se questo cognome vi ricorda qualcosa, sappiate che Camilleri è da sempre stato estimatore e amico dello scrittore catalano, tanto da dare il suo nome al nostrano commissario Montalbano. Pepe Carvalho, investigatore privato, e Salvo Montalbano hanno più di una cosa in comune: amano entrambi al buona cucina e le buone letture, hanno un intuito eccezionale nella risoluzione dei casi, vivono storie d'amore tormentate con donne decisamente complicate.
 In questo romanzo il nostro Pepe vive una torrida estate a Barcellona, circondato dallo spirito fraterno e solidale delle Olimpiadi di Barcellona del 1992, solo nella sua villa a Vallvidrera  e tutto ciò che vorrebbe fare è vivere in isolamento completo dal clima olimpico, solo lui, i suoi piatti pesanti, i suoi libri e solo uno slip a proteggerlo dal caldo. Ma non può godersi il meritato riposo, perchè qualcuno tenta di sabotare l'evento che renderà per un mese Barcellona capitale del mondo (con buona pace degli orgogliosissimi catalani). Solo lui può capire chi sta tentando di manomettere i giochi, fra atleti bianchi che diventano neri, attrezzi sportivi impazziti e partecipanti che spariscono nel nulla.
 Il romanzo è a dir poco delizioso, uno stile eclettico e personalissimo, in una storia non-storia che però tiene il lettore occupato fra le pagine a cercare di capire se è tutto uno scherzo o se è realtà. Sono stata catapultata in pieno nell'attualità di quegli anni, non risparmiando nessun personaggio allora famoso ironizzando e prendendo in giro tutti, da re Juan Carlos a Giulio Andreotti, da Papa Wojtyla a Bush padre (incapace di distinguere Barcellona da Bagdad). Qualcuno ha definito questa storia per certi versi profetica, e non gli si può dare torto: con i suoi ventitrè anni di storia alle spalle, molti dei fatti, delle alleanze politiche, delle scelte che il mondo ha preso si possono intravedere qui, posso dire quindi che Vazquez Montalban è un genio della scrittura, nella sua abilità nel comporre assurdi siparietti, creare un filo narrativo sottile eppure sempre presente, nel conoscere perfettamente il tempo in cui si è trovato a vivere.
Nel 2005 esce in Italia l'ultimo libro in cui lo scrittore dà l'addio all'investigatore Carvalho, uscendo postumo alla morte dello scrittore avvenuta nel 2003. Carvalho e Montalban, che tanto avevano in comune, vanno via quasi insieme.
Titolo: Sabotaggio olimpico
Autore: Manuel Vazquez Montalban
Editore: Feltrinelli
Pagine: 123
Prezzo: 6,50 €

lunedì 8 agosto 2016

Ma perchè i film con i super eroi piacciono così tanto?

Era una domenica mattina di qualche settimana fa, quando l'Ing. ha cominciato a raccontarmi del secondo episodio degli Avengers, e da lì sono nate una serie di riflessioni sul mondo dei super eroi che voglio condividere con voi. No, i super eroi non mi piacciono, come non mi piacciono le saghe in genere (game of thrones è una eccezione che stupisce anche me, ma io sono la stessa persona che non mangia il riso, ma il sushi sì, quindi è un mondo molto relativo il mio), sul signore degli anelli mi sono addormentata, Harry Potter non me lo devi neanche nominare, insomma NON sono nerd. D’altra parte ho studiato giurisprudenza e sono nata con i capelli biondi, quindi non potete aspettarvi grandi cose da me. La trama del film è abbastanza essenziale: c’è un cattivo, loro sono buoni, bisogna salvare la Terra in-costante-pericolo-per-qualcosa (roba che l’isis in confronto è spietata come un pizzicotto sotto al mento), dura tre ore di scazzottamenti che Bud Spencer li faceva meglio, di cui due ore sono scene al rallenty, quindi la pellicola è dilatata nello spazio e nel tempo. I compagni che compongono l’allegra brigata sono:
-Iron Man: su Wikipedia viene descritto come “Brillante ingegnere, playboy e filantropo”; una contraddizione in termini: o sei brillante ingegnere o sei playboy, queste sono le basi (Ing. tu sei un caso a parte). Vive in una armatura d’acciaio che giusto perché non vivi in Calabria d’estate che ti ci trovi così a tuo agio;
-Thor: Biondo, nordico, con un martello che dice che è magico, parla come mi nonno, sembra un Abba ma non è;
-Hulk: te lo raccomando, n’altra grande capoccia così in gamba, ma così in gamba che ha pensato di sottoporsi a radiazioni gamma che lo hanno trasformato in un omone verde. Se lo fai incazzare raccomandati di esserti confessato prima perché la tua ora è vicina;
-Capitan America: un po’ personaggio di Pearl Harbour (il film), un po’ Gianni Morandi in “c’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling stones”;
-la Vedova Nera: ha il super potere più credibile di tutti: la pheeeega;
-Occhio di falco: te lo raccomando, un Robin Hood senza un little John al seguito, quindi dall’appeal non riuscito.
La terra è in pericolo e noi ci affidiamo a loro, eppure io non sono così convinta che i super eroi siano loro, ma la gente comune che vive intorno a loro. Credo che le pellicole dei super eroi siano poco credibili da diversi punti di vista:
1) la pubblica sicurezza, questa sconosciuta: tu vivi in una qualsiasi grande città americana, ti metti in macchina, allacci le cinture, guardi gli specchietti quando cambi corsia, ma tanto non serve a niente, perché se in quel momento sta passando Hulk e ti mette sotto con il piede, il buon rispetto delle norme civiche è inutile;
2) ma non è che portano sfiga? Ma possibile che questi non fanno in tempo a togliersi il costume a stellette che un nuovo pericolo minaccia la terra? Quasi tre secoli senza di loro e il nostro pianeta è sopravvissuto, poi nel XX secolo cominciano a comparire loro ed è una tragedia dietro l’altra. Saranno jettatori patentati?
3) i veri super eroi sono gli stuntman: Calci rotanti, voli rocamboleschi, sollevamento pesi di interi palazzi, cazzotti dati e ricevuti, e il tutto viene fatto dagli stuntman. Ma quindi degli attori veri e propri paghiamo solo la faccia?
4) ma una volta che hai distrutto l’umanità, della terra che te ne fai? Altro grande quesito: ma questi mega cattivoni di un pianeta Terra distrutto, senza un anima o un campicello, che se ne fanno? Giusto per non fare la fila ai Musei Vaticani che tanto ci sono solo loro?
5) perché i cattivi hanno sempre una voce metallica? Non gli potete dare la voce di Pino Insegno ogni tanto? Bu, io la voce di Pino Insegno la trovo bastantemente sexy, e si sa che a noi donne piacciono gli uomini cattivi;
6)perché tutte queste scene al rallenty? Guadagnate il triplo dei soldi spesi ai botteghini, e poi fate le scene al rallenty come se fosse un medico in famiglia quando Ciccio ha incendiato casa. Non lo so, una scena l’accetto, 200 è un po’ too much.
7) quei pochi dialoghi presenti chi li scrive? Un esempio di dialogo tratto dal film:

Thor: Non mi toccare un'altra volta.
Tony Stark: E tu non toccare le mie cose.
Thor: Non hai idea di che cosa stai affrontando...
Tony Stark: Uh, Shakespeare in estiva? [Imitando un attore ] Vostra madre sa che indossate le sue vesti?
Thor: Questa questione non ti riguarda, Uomo di Metallo. Loki risponderà delle sue azioni ad Asgard!
Tony Stark: Se ci dice dove si trova il Tesseract e ce lo riconsegna, è tutto tuo. Fino ad allora, togliti dai piedi, [Voltandosi] turista.

Cioè, capite? Chi li scrive questi dialoghi? Gli sceneggiatori di Beautiful? Lory Del Santo?


So che il mondo è pieno di gente che adora la Marvel, vi voglio bene, qui si scherza bonariamente, però devo fare ai fan della Marvel la domanda per me più importante: perché spiderman no?

martedì 2 agosto 2016

La settimana pontina- seconda stagione

Anche quest'anno arriva l'appuntamento imperdibile con la settimana più fescioooon dell'estate, ovvero la settimana di vacanza nella pianura pontina.
A tal riguardo, è necessario documentare una lamentela che mi viene avanzata da diverso tempo: in molti mi hanno chiesto come mai la metaforica figura del mio fidanzato venga qui identificata con la denominazione "Il Duci". No, non si vuole fare alcun richiamo alle sue origini littoriche nè tanto meno a gusti politici del suddetto soggetto (grazie a Dio, aggiungo). Molto più semplicemente avevamo un'amica siciliana che quando ci vedeva insieme ci diceva "come siete duci", inteso come dolci, e da allora lo chiamo così ogni tanto. Visto però che ormai lui è diventato una persona importante, un instagrammer incallito e convinto ed ha anche un titolo di studi abilitante, d'ora in avanti mi limiterò a chiamarlo L'Ing.

Fatta questa dovuta precisazione, ritorniamo alla settimana pontina, appuntamento fisso del post sessione estivo. già l'anno scorso L'Ing. aveva premuto affinchè girovagassimo insieme nella provincia più terrona del Lazio, e avevo avuto la premura di documentare l'esperienza qui, quest'anno però abbiamo deciso di fare gli intrepidi: con un gruppo di amici all'ultimo minuto siamo riusciti ad organizzare un viaggio oltre i limiti della terraferma: in due ore e mezzo di traghetto abbiamo raggiunto Ponza.
Ponza è un'isola un sacco figa di cui, per secoli, non è importato niente a nessuno, al contrario di Ventotene che già ai tempi dei romani era luogo d'esilio vip only, tipo che ci esiliavano i membri delle famiglie reali. Poi è successo che Ventotene da luogo di esilio vip è diventato luogo d'esilio e basta, mentre nel XVIII secolo sono emigrati i campani a Ponza e l'hanno resa quella che è, ovvero una sorellina di Ischia formato tascabile. Questo è il motivo per cui infatti tutti parlano con accento napoletano, perchè io invece ero convinta che fosse meta turistica per campani e basta. L'isola è davvero molto bella; il porto risulta particolarmente caratteristico per le sue casette colorate e le strade imbiancate di calce, ma sicuramente Ponza e l'arcipelago pontino in generale può essere una meta perfetta per tre tipi di turisti, ovvero:
-chi ama il mare;
- chi ama la vacanza all'insegna della natura;
-chi ha lo yacht.
Io mi sento di rientrare tranquillamente nel primo insieme, sebbene non mi dispiacerebbe poter far parte anche del terzo. Ora, c'è da dire che non tutti sono abituati alle vacanze isolane, nel senso che, a meno che non stiamo parlando di Formentera o Santorini, per il turismo di massa questo tipo di vacanza potrebbe risultare un po' fiacco; già dopo ventiquattro ore dall'arrivo, vedi in giro sempre le stesse facce che in confronto Longobucco è Capital city. I trucchetti per godervi il soggiorno qui sono due:
-averci li sordi (tattica che in genere apre diverse porte);
-avere il vostro personalissimo #capitanPeppe, ovvero colui che è già stato sul posto, ha i contatti e sa come muoversi. Diventa essenziale pertanto fare questo tipo di viaggio in comitiva: fra un tuffo a bomba e un giro spericolato sui taxy dell'isola (non so con quale spirito si definiscono tali, sono camioncini che si muovono con destrezza lungo viottoli larghi quanto Fassino messo di profilo) la vacanza sarà all'altezza delle vostre aspettative. Io mi reputo molto fortunata ad aver avuto in viaggio un rarissimo esemplare di #capitanPeppe: non solo sa guidare una barca con destrezza (il che vi svolta la vacanza: vi affittate una barca per tutta la giornata e si entra subito in modalità isola), ma provvede anche ad individuare i posti migliori in cui cenare a base di pesce (#peppeconsiglia), preparare una quintalata di pasta a persona (#peppechef), fa sembrare i tuffi dagli scogli meno pericolosi di quello che sembra (#peppecagnotto), ma soprattutto può battere palmo a palmo tutta l'isola alla ricerca di Pokèmon (#PokemonPeppego).
Per la ricerca invece di posti chic ed esclusivi in cui passare una bella serata, il membro della compagnia di cui non potete fare a meno è #Filippixsei, ovvero colui che ha voce sufficientemente convincente da chiamare i pr, prenotare con tono sicuro il miglior tavolo per potervi garantire una serata con vista mozzafiato. è il membro del gruppo ideale per garantire gli aspetti glamour della vostra vacanza; noi ad esempio grazie a questo soggetto ci siamo garantiti un tavolo privè a prezzi onesti qui.
Insomma, il succo della storia è: non c'è storia o vanteria di un bel viaggio in compagnia, che tradotto vuol dire che quando si va  in gruppo la vacanza è assicurata.

Se per caso vi chiedete qual è stato il mio ruolo in questa vacanza, la risposta è #ChiaraPikachu, ovvero pokemon rari scovati in giro a prezzi tenerissimi.