lunedì 25 gennaio 2016

La lontananza sai (fra una fermata e l'altra della metro) è come il vento...

Oggi doveva essere un lunedì tutto sommato tranquillo.
Dopo aver prestato la mia pazienza (e il mio corpo) alla scienza, nel senso che questa mattina ho lavorato in università per organizzare l'evento della consegna delle pergamene di dottorato (ciò vuol dire che, per essere in zona Tor Vergogna alle 8 io mi devo svegliare come minimo alle 6 del mattino), dopo un pasto frugale decido di regalare altro tempo alla scienza: decido di esplorare il quartiere Ostiense alla ricerca dell'Università di Roma 3.

L'università di Roma 3 pare essere un animale mitologico: sappiamo che esiste, ma nessuno l'ha mai vista. Sappiamo che ha una biblioteca giuridica abbastanza fornita (per lo meno molto più di quella di Tor Vergogna), che addirittura presta un sacco di libri, ma nessuno li ha visti mai.
E quindi mi sono sentita in dovere di investigare e accertarmi circa l'esistenza di questa chimera.

Google maps è uno strumento utile esattamente come il mio senso dell'orientamento, o come l'asso di bastoni a briscola quando si gioca denari: mi indica come stazione della metro più vicina Garbatella.

PA-PPA-PA-PAAAAAAA PA-PPA-PA-PAAAAAAAAAA
Non la sentite anche voi la sigla dei Cesaroni? Non sperate di vedere comparire in qualche angolo la vineria di Cesare Cesaroni? Insomma, io mi aspettavo di trovare "un girandola che ruota intorno a me, se non si ferma c'è un perchèèèèèè! Perchè soffiamo insiemeeee", invece mi sono trovata nel bel mezzo di tutt'altra canzone.
Ovviamente per chi conosce Roma giusto un po' meglio di me, sa che per arrivare a Roma 3 bisogna scendere a Basilica San Paolo. E io stavo a Garbatella, senza voglia di regalare 1,5 € all'Atac per una sola fermata. "Farò da sola", mi sono detta.
Cammino dritto per dritto.
Vado a destra.
Prendo una strada bella in salita.
Devio sulla destra scendendo attraverso un'adorabile piazzetta.
Cammino sospesa sopra i binari di Ostiense.
Vedo una struttura bellissima: quello è il chimerico rettorato della terza università di Roma, il quale si presenta così.
 
Mi è sembrato tutto così figo che ho temuto fosse finto. Invece era vero, e soprattutto al suo interno c'era un sacco di gente. Questa foto invece mostra lo straordinario rettorato della seconda università di Roma.
 
Che mirabile esempio di architettura post-moderna, vero? Io studio proprio qui eh, giusto per fare in modo che a depressione (da studio) si aggiunga altra depressione (ambientale).

Entro estasiata in questa futuribile struttura, che due studentesse mi dicono che ciò che cerco non è qui, devo dirigermi nella vicina sede di scienze politiche. Dietro basilica San Paolo, mi dicono. 

Io fiduciosa mi faccio guidare dal campanile che si fa sempre più vicino, sul sagrato della chiesa trovo un nasone con cui mi sciacquo via mezzo trucco, sebbene io avessi solo intenzione di bere un po' d'acqua (avvistato un raro esemplare metà geisha metà panda in zona Ostiense), resto estasiata di fronte alla grandezza della basilica (che non avevo mai visto). è così bella che non riesco a capire quale sia il davanti e quale il retro, perciò comincio a circumnavigare l'edificio alla ricerca di qualche segno che mi indichi che sono nel posto giusto. 
Il segno arriva.
Il mio sguardo resta sopraffatto dall'ingente quantitativo di agenti delle forze dell'ordine che presidiano la piazza. 
Non faccio in tempo a chiedermi il motivo di tutto questo che, da un auto, scende papa Francesco. 
Lui, grande idolo delle folle, novello Di Caprio dello stato più piccolo del mondo, sfodera sorrisi veloci alla piazza. La gente intorno a me comincia a sbracciarsi, a invocare il suo nome, ad abbracciarsi e piangere. 
Io faccio la temeraria e urlo a gran voce:" Santità, riuscirò a laurearmi?"
Io lo guardo.
Lui mi guarda. 
Mi aspettavo qualsiasi tipo di risposte, chessò, robe come "ma te sembro er divino Otelma?" o ancora "Sono giapponese". 
Invece mi indica e risponde:" tu prega!"

Anche in questa occasione siamo riusciti a trovare il memorabile del giorno

(N.d.r.: alla fine l'antica sede è stata trovata. Si ringraziano per la collaborazione i miei piedi e le atmosfere cesaroniane).

venerdì 15 gennaio 2016

DilloConUnLibro: “I diavoli della Zisa” di Luca Filippi

“Si racconta che un preziosissimo tesoro è sepolto qui, in questo palazzo. Nessuno può calcolare il numero dei demoni dipinti nell’affresco, così come sono innumerevoli i denari del tesoro. Contare i diavoli della Zisa porta sfortuna, o almeno così narra la leggenda.”
Quanti appassionati di romanzi storici abbiamo qui? E avidi lettori di romanzi noir? Bene, e se vi propongo un libro che racchiude insieme personaggi e storie vere unite ad intrighi e misteri che profumano di scirocco siciliano e di tessuti damascati da re? Questo è ciò che si è proposto di fare Luca Filippi, autore di questo “cortoromanzo noir-storico”, in non più di 74 pagine di racconto.
La nostra storia si muove in due epoche storiche: i fatti al centro della narrazione risalgono al XIV secolo, presso la corte di Pietro II, re di Trinacria, il quale si innamora della giovane contessina Bianca di Ventimiglia. La loro passione segreta fa da trama all’ordito politico che si intreccia alle loro spalle; la corona aragonese in Sicilia non è al sicuro, molte famiglie nobiliari dell’isola tramano alle spalle del re, primo fra tutti il conte di Ventimiglia, padre della sfortunata Bianca.
La narrazione riprende i toni attuali del XXI secolo, quando una equipe di giovani scienziati riapre il sarcofago di Federico II, il quale contiene i resti anche di Pietro II e di un individuo sconosciuto, di sesso femminile. L’identità di questa donna misteriosa non verrà mai rintracciata.

Dalla copertina del cortoromanzo dai caldi colori dell’ocra capiamo subito che ad imporsi nella storia non è solo lo sfondo storico, con le sue trame di palazzo e la sete di potere, ma anche una terra, l’antica Trinacria che conserva ancora intatta anche con l’attuale nome Sicilia le suggestioni di una terra attraversata da tante culture e invasioni che hanno creato un terreno fertile per storie ad coinvolgenti e ricche di pathos. Re che lasciano scivolare le loro vesti d’ermellino per mostrarsi agli occhi dei lettori nudi, coperti solo dei loro sentimenti e debolezze, giovani donne capaci con i loro sguardi carichi di bellezza di far tremare troni e famiglie, rivalità fra antiche famiglie che dimostrano quanta avidità può nascondersi in un cuore d’uomo.
È un romanzo che va letto in un pomeriggio caldo di fine estate, per sentire davvero il tepore dello scirocco serale sulla pelle scoperta, cullati dal frinire delle cicale e accarezzati dal sole. È necessaria questa atmosfera per desiderare ardentemente di trovarsi dentro le mura del palazzo della Zisa, che non soffre il caldo dell’estate, che offre riparo agli amanti silenziosi e ai cuori bisognosi di pace. Attraversate i giardini di al-ʿAzīza “la splendida”, percorrete con lentezza le sale del palazzo. Ma se non volete problemi non lasciatevi tentare dai diavoli presenti sulla volta, sono terribili portatori di guai.

(p.s. voi non lo sapete, ma io a questo libro sono affezionata; il brillante scrittore che si nasconde dietro queste pagine è nientepopòdimenoche il fratello del Duci! Con questo libro e una dedica tenerissima sono entrata ufficialmente a far parte della Duci family. )

Titolo: I diavoli della Zisa
Autore: Luca Filippi
Editore: Leone Editore
Pagine: 74

Prezzo: 6 €

venerdì 8 gennaio 2016

chi scambia un libro scambia un tesoro.

Nel libro del Siracide si trova una delle espressioni entrata nel nostro linguaggio comune, perchè gli amici ci completano, sono la nostra forza, la nostra ricchezza.

Oggi però voglio parlare di due tipi di amici.
Intanto ci sono gli amici fisici, quelle persone che scegliamo e ci portiamo dietro per tutta la vita. Adoro le vacanze e i ritorni a casa perchè mi permettono di riprendere i fili del contatto fisico con loro.
Ho passato due serate che mi hanno dato tanto: ho incontrato due amici che mi hanno letteralmente cresciuta, che mi hanno conosciuta mentre ero sui banchi di scuola e che adesso raccolgono gli sfoghi di una piccola donna che si affaccia sul mondo degli adulti, che cerca di capire come funziona, di entrare nel meccanismo senza farsi schiacciare. Prima mi sentivo piccola con loro, ora mi sento alla pari, e sento che stiamo crescendo insieme.
Poi ci sono le amiche di una vita, le amiche del liceo. Quelle che senti un attimo e sei di nuovo fra quei corridoi. Ogni volta sembra un episodio di friends: ci sono varie città di mezzo, tanti ragazzi che entrano ed escono dalle finestre delle nostre parole, qualche ricordo che riemerge, gli aggiornamenti su chi conosciamo.   "Ragazze e ragazzi vanno e vengono, ma l'amicizia è per tutta la vita" dice Phoebe in Friends; no, non ha detto niente di nuovo, è una di quelle regole-base che conosci da quando vai all'asilo, però vederne le prove nella vita reale, quella ben lontana dai telefilm, fa bene.
Spero di trovarvi sempre allo stesso posto, in quelle macchine che fanno chilometri che io trovo sempre comode e che ho tappezzato di confidenze.

C'è poi una seconda categoria di amici, e non credo di essere l'unica a considerarli tali. Perchè io senza libri proprio non so stare, e se probabilmente avevate capito di questa mia passione già nelle recensioni che scrivo (tipo quelle che trovate qui, qui o qui (avete notato come ultimamente sia impazzita per i link ad altre pagine? è diventata una droga!)), purtroppo la vita non mi permette di dilapidare il mio inesistente patrimonio in libreria. Ed ho trovato qualcuno in mio soccorso: sto parlando di acciobooks, ovvero la prima piattaforma in Italia di booksharing.Il funzionamento è semplice: basta creare il proprio profilo ed inserire tutti i libri della propria libreria che si ha voglia di scambiare. Una volta fatto ciò inizia il divertimento: cominciate a trovare sulla piattaforma i libri che cercate da tempo, magari qualche vecchia edizione introvabile in libreria, libri per bambini da dare ai vostri cugini, storie che non conoscevate e che vi colpiscono a prima lettura. L'unico costo sarà quello di spedizione (1,28 con la tariffa piego di libri di poste italiane!).Io da quando mi sono iscritta non riesco più a smettere di scambiare. La cultura è un qualcosa che, per definizione, va condiviso, che non può essere fine a se stesso, e i libri e le storie che portano dietro non possono prendere polvere in una libreria. I libri devono viaggiare. Ho scambiato libri che alcuni desideravano da molto tempo, altri che io ho scoperto per caso e che mi sono diventati subito cari.
Io quando sento il postino che mi consegna pacchi che arrivano da tutta Italia sono felice e percepisco la gioia di chi riceve i libri da me inviati. E questo scambio genera felicità.
L'ho sentito dire più volte e ne sono convinta: i libri salvano la vita. Proprio come gli amici.

Vi aspetto su acciobooks!

domenica 3 gennaio 2016

I ruggenti (capodanni) anni '20 e il finale di Downton Abbey

Queste feste hanno portato con se' una grandiosa novità, prima ancora una scelta ardua.
Quest'anno ho ricevuto la proposta dal Duci: passiamo il capodanno insieme?
Da questa straordinaria richiesta, che segna proprio il fatto che questa giuovane relazione comincia a camminare sulle sue gambe, la domanda amletica: passare un capodanno d'amore, o una sera di san silvestro con il cenone di Nonna?
Non crediate che la decisione sia stata semplice, ma alla fine le esigenze del cuore hanno vinto su quelle dello stomaco ed ho raggiunto il Duci nelle paludi pontine. Anche se mia mamma mi si era attaccata alle sottane per convincermi a non partire.
La mia venuta è stata accolta con molto entusiasmo nella combriccola del Duci, si è perciò deciso di celebrare l'ultimo dell'anno con una festa a tema: i ruggenti anni '20.
Sul tema io sono preparatissima, perchè sono ben 5 anni che seguo Downton Abbey, perciò avevo tutte le carte in regola per poter spaccare. Fral'altramente giusto il giorno di Natale è andato in onda l'ultimissimo episodio di Downton Abbey. Basta, finito, caput, non vedremo più Maggie Smith nel ruolo della saggia contessa madre di Grantham e non lasceremo più sconfinare i nostri pensieri nelloYorkshire.
Forse fra di voi c'è qualcuno che non conosce questa meravigliosa serie tv, perciò, prima che vi sciorinate tutto il malloppo in lingua madre per temprare il vostro british, vi spoilero la storia lunga sei stagioni.

SPOILER

In pratica, ci sta questo conte che ha 3 figlie femmine, e nel 1912 questo era un problema perchè se eri femmina non potevi trasmettere per via ereditaria il titolo nobiliario. Capite che la situazione è drammatica. Quindi il furbo babbo Grantham ha pensato bene di combinare il matrimonio fra la prima figlia, la spocchiosa lady Mary, con il cugino legittimo erede di baracca e burattini. Ma lo sveglio del cugino pensa bene di farsi un giretto sul Titanic prima di convolare a nozze. E muore prima ancora che possa iniziare la serie tv. Fra un salto ereditario e l'altro legittimo erede diventa-cominciate a rabbrividire- un lontano cugino che non è nobile manco per niente, anzi addirittura lavora. Horore. Uno che nella vita fa qualcosa per campare. Teribile.
Oltre a lady Mary il nucleo famigliare si compone di:
-Lady Edith, bruttarella e affetta dalla sindrome del mainagioia;
-lady Sybil: la piccola di casa, rivoluzionaria e bellissima, quasi non si direbbe che è una nobile. E infatti finisce a sposarsi l'autista di casa.
Fra uno scandalo e l'altro, una guerra mondiale che inizia e una che finisce, il cugino sfigato e lavoratore, che ai tempi della serie tv era un cesso e che oggi è diventato uno strafigo, si innamora di Lady Mary, lei si innamora di lui e si sposano. La gioia dura poco: giusto il tempo di ingravidarla e muore schiantantosi come uno scemo in macchina.
Intanto lady Edith passa da una mainagioia all'altra, che manco ve le sto a dì, e lady Sybil pensa bene di morire di parto. Fra le varie vicissitudini della nobiltà e della loro corte di camerieri e governanti, arriviamo alla notte di natale del 1925: lady Mary si è sposata e continua ad essere prolifica, lady Edith è riuscita a sposarsi persino lei mentre Sybil è sempre morta.

FINE SPOILER

Per tal motivo, dalla seconda stagione in poi, ho potuto fare incetta di look anni '20 e quindi arrivare preparata alla notte di capodanno. Anche Duci si è calato bene nella parte, con un adorabile paio di bretelle e un cappello molto charleston. Sì lo so, è un abbigliamento poco nobiliare, ma è giustificato dal fatto che lui Downton Abbey non l'ha visto, io invece sì.
Il mio costume sarebbe stato il migliore della serata, se non fosse stato che:
-la mia acconciatura è crollata su se stessa appena arrivata nel luogo della festa;
-Anna m. ha giocato molto sporco, ha aperto l'armadio della sua bisnonna e si è rifornita lì. Ha anche preso il bocchino da Tuttoperlefeste, e io non ho avuto tempo. Io però le voglio bene lo stesso.

Da brava terorna qual solo ho provveduto a portareil dolce, sicchè non ci aveva pensato nessuno. Ho farcito il pandoro con la crema al mascarpone che mamma usa per il tiramisù. L'ho addobbato con ciliegine candite, zuccherini colorati, panna spray. Sebbene il pandoro fosse più pendente della torre di Pisa, il dolce era buonissimo, ma non lo dico io, lo hanno detto gli altri. Anche se un tizio un po' antipatico che io non conosco ha detto, cito testualmente "sembra buono anche se è un po' pendente". E allora ti rispondo, caro sapiente dell'ultimo giorno dell'anno, che io non mi sto laureando in ingegneria dell'arte dolciaria nè in architettura da pasticceria, perciò se lo vuoi te lo mangi, altrimenti non mangi il dolce l'ultimo giorno dell'anno, e potrebbe portare sfiga. E poi ho fatto tutto questo su un tacco 12, non è cosa proprio da tutti.
In tutto questo non avevamo tv, perciò non abbiamo visto nè la pezza di Grigniani o le bestemmie di Amadeus, però, allo scoccare della mezzanotte del primo giorno del nuovo anno l'uomo che amo mi teneva fra le sue braccia.
E in quel momento non ho pensato più al grande Gatsby e allo yorkshire, nè al pandoro da farcire. C'eravamo solo noi, in un punto piccolissimo del mondo. E si stava così bene che da lì che ci sarei rimasta per sempre. sarà uno degli anni più intensi della mia vita e l'ho cominciato con te.
Grazie.
(p.s. ditemi voi se non eravamo strabelli)