martedì 22 dicembre 2015

Vide o mare quant'è bellooooo, spira tanto sientimentooooo- torna a Salerno

Al suono incessante delle campane in festa sono ritornata nella mia terra natìa, in Calafrica, in una nebbiosa mattina pre-solstizio di inverno. Nonostante il giubilo locale dovuto al mio ritorno, la tesi in via di stesurAHAHAHAHAHAHAHAH e i miei doveri di sorella maggiore nel nostro simpatico appartamento romano con il Duci ci siamo concessi una fuitina nella Milano campana, ovvero Salerno.
Il motivo di questo romantico week end è presto detto: il viaggio serviva a ricordare a Duci che mi sopporta da ben un lustro, perciò era necessario che si festeggiasse cotanta felicità.
Ma perchè siete finiti a Salerno? Non era più romantica Venezia? o un tramonto su ponte Vecchio? una sciata sulle Dolomiti? Forse si, ma magari anche no, perchè io avevo voglia di una sfogliatella calda da troppo tempo e la leggenda narra che fuori dai confini campani non si reperiscono con facilità.
No vabbè, seriamente, volevo vedere le famose "luci d'artista" di Salerno, l'evento mediatico della stagione natalizia di tutto il centro e sud Italia, spettacolo per il quale migliaia di turisti stanno riempiendo la città. Insomma, siccome le file di expo non ci erano bastate (per rinfrescarvi la memoria ne parliamo qui  ), allora abbiamo accuratamente cercato un altro evento dove ci fossero lunghe code e attese, difficoltà nel camminare, trambusto e caos. Scusate, non possiamo farne proprio a meno. Volete mettere il brivido di doversi organizzare all'ultimo e non riuscire a trovare un posto in cui passare la notte, come novelli Maria e Giuseppe? E infatti, nel giro di un paio di giorni abbiamo organizzato la traversata verso il Sud.

PARTENZA
Da buoni meridionali quali siamo (sì, anche se un 25 % del suo sangue è tedesco, ormai Duci è stato completamente terronizzato, e tutti lo abbiamo capito nel momento in cui mi ha detto "mi duole il capo" in dialetto) decidiamo di raggiungere Salerno in pullman. Io, in rispetto alle mie origini terrone, preferisco chiamarla corriera. A bordo della corriera, dopo circa un'oretta dall'inizio del nostro viaggio, uno dei due autisti ci consegna un foglio. Ma cosa sarà? è una scheda di giudizio di ben 19 canzoni di cantanti neomelodici sconosciuti. A noi l'arduo compito di dare un giudizio da 1 a 5 alle canzoni e ai loro video. Sì, è stato un momento di grande tensione, troppa per due ragazzi che vogliono solo farsi una piccola vacanza, ma alla fine, con dignità e autorevolezza, abbiamo votato. Il migliore si esibirà a casa Sanremo. il nostro preferito è risultato Alessio Creatura; vai Alessio, sei tutti noi. Il tempo per bearsi del meglio della musica in circolazione è poco: il pullman ci lascia a Salerno, fermata parco Pinocchio

SE PARIGI AVESSE IL MARE NON SAREBBE COMUNQUE SALERNO
Scaricati in the middle of fucking nowhere, protetti dallo sguardo bronzeo della statua di Pinocchio presente nel parco in cui veniamo scaricati, ci facciamo una passeggiatina di venti minuti per raggiungere il centro e il b&b in cui abbiamo prenotato. Le indicazioni presenti sulla pagina tripadvisor della struttura ci mandano in un vicolo lungo non più di dieci metri. "Avremo sbagliato, non può essere questa la via che ci interessa!" No no, non ci sbagliamo, siamo proprio nel posto giusto! Finiamo in questo palazzone risalente più o meno all'anteguerra; Saliamo alcuni gradini, poi un androne stretto, e poi altri gradini, e di nuovo uno slargo, una scalinata angusta, un ascensore attivo solo dal primo piano in poi, una porta aperta e una signora che ci invita ad entrare. Nonostante i pregiudizi iniziali, il b&b si rivela discreto e abbastanza pulito. La colazione del giorno dopo lascia a desiderare, ma una cosa su tutte va detta: il caffè era davvero buono. Onestamente uno dei migliori caffè fatti con la moka che io abbia mai bevuto. Come disse qualcuno "Salerno val bene un caffè". Ma Salerno val bene anche il lungomare. Con somma fortuna compiamo una romantica passeggiata all'ora del tramonto. Non vedevo il mare da un po', forse troppo tempo per essere una ragazza nata sul bagnasciuga. E il mio cuore si è sciolto di felicità.
Ma non sapevo cosa fosse la vera felicità fino a quando non ho visto la carrozza di Cenerentola tutta illuminata.

LUCI D'ARTISTA
Calato il sole sul pelo dell'acqua del golfo di Salerno dalle profondità marine sale una gianna che non ve la racconto. insciarpati come si deve ci inoltriamo nel centro di Salerno. Tiro Duci per la manica della camicia per correre verso la villa comunale per vedere l'accensione delle luci. Ci posizioniamo di fronte alla carrozza di Cenerentola. In attesa. In silenziosa attesa. In attesa un po' meno silenziosa. In attesa che "MA QUANDO LE ACCENDONO???? MA LE ACCENDONO? MA DOVE SONO LE...OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOH!"
Le luci sono davvero belle, in un percorso non molto lungo, accessibile a tutti, pronto ad incantare grandi e piccini. Sul lungomare trovate i pinguini, mentre la villa comunale è il giardino incantato, pronto a raccontare le fiabe cui siamo più affezionati: Pinocchio, Cenerentola, Peter Pan, Alice nel paese delle meraviglie. i vicoli della città fanno da sfondo al giardino di primavera, mentre corso Vittorio Emanuele è illuminato a giorno dall'aurora boreale. è bello passeggiare fra i vicoli illuminati di questa città, con una sfogliatella in una mano e le dita di Duci nell'altra.
Non siamo tipi da viaggi strafighi, week end di lusso nelle capitali europee o shopping sfrenato negli States, ma quello che riusciamo ad organizzare fra una lezione e un esame per noi è tanto. Non mi auguro granché per noi, solo lo stesso entusiasmo di quella festa che ci ha fatto dire "noi" per la prima volta. Scusate la sviolinata, è colpa dello zucchero a  velo del pandoro.

IL RITORNO
Il giorno dopo, complice una straordinaria promozione Trenitalia 2x1, prendiamo un comodo intercity. Attraversiamo Napoli e Aversa, Formia con la sua stazione affacciata a picco sul mare a fare da belvedere sulle isole ponziane, grandi e vicine da poterle toccare con le mani ("Quando ci andiamo?" " Al prossimo viaggio!"), la confortevole Latina, il caos di Roma Termini.

Il nostro ufficio stampa non vuole ancora pronunciarsi sulla nostra prossima visita di stato, ve lo comunicheremo prontamente sui nostri social. Se volete esprimere una vostra opinione sui doni che ci siamo scambiati per l'evento, prego andare qui.

Vi auguro cenoni infiniti: mangiate (senza) misura.

(scusate, mentre scrivo questo pezzo vedo il film "Il grande e potente Oz"; ma a chi è venuta l'idea di trasformare Mila Kunis in Shrek?)

lunedì 14 dicembre 2015

DilloConUnLibro: "Elianto" di Stefano Benni

Ma voi lo sapevate che gli antenati dei libri sono i malibri? Ma certo, animali-libri che andavano in giro e registravano sulle loro membrane ricettive tutto ciò che li circondava. Gli uomini preistorici erano affascinati da queste creature e cominciarono ad usarli in un primo momento come ornamenti o addirittura come pattine. Solo dopo molto tempo si accorsero del loro contenuto e a decifrarlo. Cominciarono a catturarli, a collezionarli, a venderli. Li catturarono tutti e i malibri, che si nutrivano di paesaggi, divennero grigi e tristi, si mummificarono. Ma era già nata la moda dei graffiti, e dei malibri si dimenticarono tutti.
Queste e altre storie fantastiche sono raccontate in "Elianto" di Stefano Benni: nel paese di Tristalia c'è Elianto, un bimbo intelligente ma malato di "morbo dolce" che lo sta lentamente uccidendo, ma lui è la speranza di tutta la sua contea: è chiamato a rappresentare la contea 8 nei giochi dell'indipendenza. Vincere i giochi è l'unico modo per le contee di liberarsi dal Governo centrale, che non ha a cuore i suoi cittadini, ma è satollo di potere e giochi politici. A governare il paese ci pensa un mega computer chiamato Zentrum, cui vengono affidate tutte le decisioni più importanti, dai nomi dei candidati alle elezioni fino alle pubblicità e ai partecipanti al concorso nazionale di musica. Gli amici di Elianto, Iri, Boccadimele e Rangio, iniziano un lungo viaggio nei restanti sette mondi alterei per trovare l'unico antidoto al male che colpisce il loro amico, ma non sono gli unici a viaggiare per i 7 mondi per mezzo di una mappa nootica: ci sono Fuku, Visa e Pat, alla ricerca del guerriero Tigre triste, e i diavoli Ebenezer Carmilla e Brot incaricati da Lucifero in persona di distruggere lo Zentrum, poichè di fatto, con le sue scelte pilotate, elimina il libero arbitrio.
è un libro di una satira graffiante, che mette al centro un'Italia triste, Tristalia appunto,lambita da slogan, alle prese con una politica feroce che ingabbia i cittadini fino a renderli non liberi neppure di poter controllare il proprio grado di paura.
Era il 1996 quando Benni scrisse questo romanzo e il nostro paese era alle prese con una nuova repubblica, la prima televisione commerciale, i grattacieli che creavano uno skyline insolito per le città italiane, cominciava a parlarsi seriamente del problema dell'inquinamento.
In questo romanzo c'è tutto quello che potrebbe esserci in Italia fra 100 anni o anche domani: "siate maggioranza!" urla il telegiornale del mattino prima di sottoporre i suoi cittadini al sondaggio quotidiano che cerca di compattare l'opinione pubblica verso un unico pensiero. E devono addirittura intervenire dei diavoli per permettere ai "tristalioti" di riappropriarsi del proprio pensiero.
Forse Benni ha scritto questo libro in un clima di incertezza e paura, in un momento storico difficile per il nostro paese. Mi chiedo se adesso si senta sollevato, se ci vede peggiorati, se si sono verificati degli imprevisti che non aveva preso in considerazione e che rendono il quadro generale ancora più incerto.
Da lettrice incallita posso dire che della prosa di Benni non mi stancherei mai. Vorrei poter entrare nella sua testa e vedere il mondo che si nasconde dentro, in quale angolo della sua quotidianità riesce a creare il mondo altereo di Mnemonia, dove i nostri ricordi diventano spighe di grano, e perchè a Posidon i pesci filosofi non si lasciano pescare facilmente. I suoi libri sono una Babilonia di lingue e mondi, con la fine dell'ultima pagina si resta pervasi da un senso di leggerezza sofisticata,si è più ricchi. Ed è quel tipo di ricchezza che fa ben sperare che Tristalia, almeno per ora, è un presentimento lontano.

Titolo: Elianto
Autore: Stefano Benni
Editore: Feltrinelli
Pagine: 313
Prezzo: 8 €

martedì 1 dicembre 2015

Ma come te ne esci? Il galateo dello starnuto secondo Carla Gozzi

Molto tempo fa ero una persona libera e felice, cui piaceva leggere libri interessanti, fare lunghe passeggiate in bicicletta, studiare con diligenza.
Poi, con l'avvento del digitale terrestre, ho scoperto Real time. Enzo Miccio e Carla Gozzi sono stati i miei Virgilio nella bolgia infernale del trash televisivo.
Cara Carla, quante volte ho assunto insieme a te quella espressione disgustata al vedere abbinamenti improbabili, meches antiquate già negli anni '90, outfit da giorno usati per una occasione speciale.
Ti sono stata vicina quando ti sei tagliata i capelli, mantenendo il pallido biondo alla Stephanie Forrester, e tu ti sei prodigata in consigli quando ti chiedevo che calze abbinare con un fantastico tubino rosso di velluto comprato a meno di 30 euro.
Quanti commenti agli outfit delle star per la notte degli oscar? Io per te ho imparato a pronunciare con disinvoltura petite robe noir e ho abbandonato i miei lunghi capelli per un più fashion long bob.
Però, dolce Carlà, ogni tanto la spari grossa pure te.
Qualche settimana fa consultavo con assiduità la tua pagina facebook per carpire nuove e fondamentali regole di bellezza e bon ton e mi sono imbattuta nel seguente post: bon ton dello starnuto.
Estasiata, apro la pagina nella speranza che Carla stesse distillando trucchi per non starnutire con la stessa grazia di un elefante cui è andata di traverso una nocciolina, ma sono rimasta delusa.
Nell'incipit del suo post Carlà promette a tutte noi sue seguaci che è pronta a darci qualche consiglio per non fare figure sgradevoli e non contagiare nessuno.

 Starnutire nel fazzoletto per arginare i virus, possibilmente di lino bianco e con le tue iniziali.

Fazzoletti di lino? Iniziali? Carla, ma in che epoca storica ci troviamo? Guarda che non siamo contemporanei di Pepa e del suo misterioso segreto, il mondo si è evoluto, adesso esistono i kleenex. Forse non sono bon ton come i fazzoletti ricamati, ma capisci bene che dopo averli usati, neppure i fazzoletti di batista sono fescion. Hai mai provato a lavare un fazzoletto di stoffa usato? Non è affatto una azione di buon gusto. Vuoi mettere i fazzolettini usa e getta? Quelli che hanno la carta tre veli che ti accarezzano delicatamente il nasino, tutti profumati di eucalipto, profumo che, se riesci a sentirlo, ti fa capire che il raffreddore sta passando?

Poi ti dirò: quando da piccola giocavo con le Barbie, i fazzoletti di carta si prestavano benissimo per diventare veli da sposa e pregiate stoffe matrimoniali; più classy di così si muore.
Ma Carla continua con il suo decalogo di stile:

 Mai la mano davanti alla bocca! niente di più sbagliato: i virus si depositano sulle mani, pronti a essere trasmessi alla prima stretta.

Certo Regina del buongusto, anche io ci posso arrivare che starnutire in mano non aiuta a placare la diffusione dei germi, e mi rendo conto che sicuramente non è il massimo dell'eleganza, ma mettiti nei panni di noi comuni mortali: se sto per starnutire e l'unico fazzolettino con le mie iniziali, ahimè, è andato smarrito, che fare?
Starnutire in faccia?
Morire soffocati per mano dei propri germi?
Starnutire nell'ascella?
Scusa, devo ricorrere alla maleducata abitudine di starnutire in mano, a mia discolpa dico però che in borsetta ho sempre il disinfettante per le mani, basta per non essere scambiata per una bomba batteriologica ambulante? Dimmi di sì, ti prego.
Carlà si dilunga nel descrivere meticolosamente come lavare le mani per far sì che voi non diventiate ponti di trasmissione dell'ebola e conclude dicendo:

ASSOLUTAMENTE NO!
Augurare “salute” a chi starnutisce. Se lo stai per fare morsicati la lingua perché il galateo non contempla questa risposta

Visto che la Madonna dello stile ha decretato che "salute" non va bene, è necessario trovare un'altra formula di congedo per chi ha appena starnutito. Io propongo:
-attaccati;
-mannaggia ai saraceni;
-ma come starnutisci?
-atac di merda (formula un po' brusca,ma mai demodé).
Insomma Carla, ma come te ne esci? Io ogni volta che starnutisco mi sento come se stessi per perdere un bronco e tu stai lì a vedere se il mio starnuto è abbastanza stiloso?
Che birba che sei cara! Ti perdono solo perchè anche a te piacciono tanto le camicie con il fiocco (però se ti becco un'altra volta a decantare i pregi dell'half bun ti tolgo il saluto!)

Baci Baci
Chiarà