mercoledì 18 novembre 2015

DilloConUnLibro: "Notturno indiano" di Antonio Tabucchi

"Le corps humain pourrait bien n'etre qu'uneapparance-disse.- Il cache notre réalité, il s' épaissit sur notre lumière ou sur notre ombre."

Ho avuto molta difficoltà nel ricominciare a riprendere parola dopo gli attentati di Parigi di venerdì scorso; mi sono chiesta se ci fosse qualcosa da dire. Credo e temo si sia detto davvero tutto a riguardo, e anche di più e poichè provo profondo rispetto per chi vive l'angoscia di questi giorni, non solo per chi non c'è più e per le loro famiglie,ma anche per chi è sopravvissuto e continua a temere per la propria vita, compresi alcuni cari amici che vivono in Francia, credo che il silenzio sia la forma più sincera di vicinanza a tutti.

 Devo ricominciare a parlare però, non solo qui sul blog, ma anche nella vita di tutti i giorni; avevo programmato un post allegro e spensierato, perchè era da un po' di tempo che non mi concedevo due risate nello scrivere; personalmente non me la sento. Ecco che allora riprendo a fare una delle cose che so fare meglio; leggere e scrivere di ciò che ho letto.

 In mio soccorso in questi giorni spenti è arrivato Antonio Tabucchi con il maneggevole "Notturno indiano": un libricino di appena cento pagine, che in teoria impieghi un giorno a leggerlo se sei un affamato di scrittura, ma che mi sono trovata a spezzettare in più giorni perchè ho avuto la necessità di elaborare ogni capitolo dopo averlo letto.
Partiamo da una prima costatazione: io adoro la Sellerio editore e le sue copertine, tanto che inventerei il pantone "blue Sellerio". Ogni volta che mi trovo un libro di questa casa editrice fra le mani mi sembra di stringere una Bibbia, non so perchè mi fa questo effetto così solenne.
Sulla trama della storia abbiamo pochi elementi: sappiamo che il nostro protagonista (nome non pervenuto, chiamiamolo per il momento Roux, una volta che prenderete in mano questo libro capirete perchè) è alla ricerca di Xavier, amico dai legami interrotti che ha fatto perdere le sue tracce in India. L'io del nostro romanzo comincia così un lungo viaggio introspettivo dell'India e di se stesso, così alla ricerca di sè che mi sono chiesta più di una volta se il protagonista si conoscesse per davvero o se non si stesse disegnando per la prima volta al mondo in queste pagine. è una storia, una ricerca, spezzettata, che si compone tassello dopo tassello ad ogni capitolo che scorre, in un itinerario che ho ricostruito visivamente con una cartina alla mano: un cammino che inizia sul finire del giorno a Bombay in un hotel laido, che sa di schifo mentre leggi, ma così schifo che ti sembra di avere le dita unte, tocca Madras (viaggio in notturna in treno da una parte all'altra della penisola indiana, dal mar Arabico fino al golfo del Bengala), si ferma in una località sconosciuta fra Madras e Mangalore, trova pace a Goa.
è un libro fatto di hotel e chilometri macinati in notturna, con ogni mezzo di locomozione, incontrando ogni tipo di essere umano, dalla donna dalla pelle più liscia all'uomo più deforme.
La cosa che più mi ha fatto amare questo libro è stato leggerlo al mattino presto o all'ora di pranzo, quando mi muovo da e per l'università, immaginando che in India ci trovassimo davvero alle prime ore del nuovo giorno o in piena notte, e lo facevo su ogni mezzo di trasporto, in simbiosi con il protagonista.
Ho sentito gli odori di una terra che vorrei conoscere nel profondo, ho visto la sua abiezione grazie alle foto di Christine, ma soprattutto ho provato un forte senso di rispetto per il diverso, che era forse ciò di cui più avevo bisogno in questi giorni.
Leggetelo, amatelo, scioglietene le pagine a furia di leggerlo; l'inchiostro vi rimarrà sulle mani, arriverà ai vostri occhi e alla vostra bocca; queste parole non saranno state lanciate invano.

Dedicato a Valeria Solesin.

Titolo: Notturno indiano
Autore: Antonio Tabucchi
Editore: Sellerio Editore Palermo
Pagine: 109
Prezzo: 10 €

giovedì 12 novembre 2015

DilloConUnLibro: "chi manda le onde" di Fabio Genovesi

In un momento di grandi cambiamenti e battenti monsoni della vita che preannunciano nuove stagioni, ho cominciato a farmi guidare di nuovo da un amico invisibile e gentile che mai mi ha lasciato sola nella vita.
Potrei cominciare ad elencare tutti i vantaggi della lettura, ma voi che state imparando a conoscermi sapete quanto non sopporti la ripetitività, però su una cosa rifletto da molto tempo: la lettura forse è una delle poche cose nella vita che non ha alcun tipo di effetto collaterale. Non porta vizi, ma solo virtù; se la cioccolata ci piace ma fa venire il sedere grosso, se fare l'amore non sempre è detto sia soddisfacente, se lo shopping ci lascia senza soldi, la lettura invece non si piega ai difetti della mortalità. Le storie che restano intrappolate sono immortali, e anche se capita di trovare fra le mani un libro che non ci convince, che non ci ha preso, che ci ha deluso, resta comunque un rapporto di intimità solo fra te e quella storia, anche la tua delusione l'hai personalizzata fino a farla tua, e un segno, magari anche piccolo come un graffio, te lo ha lasciato.
è per questo motivo che in questo momento vivo in simbiosi profonda con i miei libri, veri depositari del mio quotidiano; da quando ho cambiato casa e per arrivare in università impiego più di un'ora sui mezzi, ho deciso di avviare questa piccola rivoluzione personale: basta passare tutto questo tempo di stallo con la testa piegata sul cellulare. Mentre mi faccio prendere da una storia sono a portata d'orecchio le altre storie che ascolto intorno a me, e con diligenza lascio che si intreccino fra loro, con una matita segno ai bordi delle pagine le storie che ascolto.
 Il primo libro con cui ho avviato questa silente rivoluzione è "chi manda le onde" di Fabio Genovesi. Era da qualche mese che questo camper azzurro con mare sullo sfondo della copertina mi intrigava e a settembre mi sono lasciata coinvolgere dalle storie di Luna, una bambina albina che vive in Versilia, che affronta il passaggio dalla fanciullezza all'adolescenza da emarginata, che vorrebbe passare le sue giornate in costume da bagno a prendere il sole ma non può, che ama il mare anche se non riesce a vederlo bene. La vita di Luna è circumnavigata dalle storie di tanti altri personaggi, anche loro emarginati dalla quotidianità, che vivono le loro vite disastrate con specialità: Serena è una mamma bellissima e selvaggia, Sandro è un peter pan di quarant'anni che non ha mai voluto davvero dare una svolta alla sua vita, c'è Zot che ha l'età di Luna (forse) e viene da Chernobyl, è orfano e parla un italiano vetusto, e persino Luca, il fratello di Luna, il migliore in tutto, bello e vivace come un papavero in mezzo al grano, anche lui che dalla vita può potenzialmente avere tutto, brilla di luce propria, e quindi è inarrivabile e solo. Sono tante storie di solitudini che si intrecciano fra loro, che arrivano a toccarsi più per inerzia che per volontà propria, che mandano avanti questa storia, inconsapevoli che con le loro vite daranno anima ad un romanzo.
C'è voglia e ambizione di realismo magico nelle pagine di Genovesi, che però si infrange e si spezza con uno stile che non riesce a reggerlo. Sì certo, trovare pentole sul bagnasciuga o nascondere anziane signore morte nel freezer e conviverci tranquillamente rincorre molto quel genere letterario, ma forse uno stile estremamente diretto, dalla bestemmia un po' facile (mi avevano avvertito sul fatto che i toscani fossero un popolo di acuti bestemmiatori, me ne sono convinta solo dopo questa lettura), con nodi molto intricati creati dall'autore stesso e che scioglie forse con un po' troppa leggerezza, ecco che la bolla di magia si spezza.
Sono arrivata fino alla fine del libro per capire il senso di un titolo così poetico, e Genovesi non ti dà una soluzione, e questa è sicuramente un'arguzia elaborata da parte di chi dietro a questo romanzo ha dedicato molto tempo. Ma quindi alla fine chi manda le onde? La soluzione è un po' quella de "il coccodrillo come fa": ovvero nessuno lo sa, per il semplice fatto che dentro questo mare ci siamo tutti, eppure ognuno di noi ha un "mittente di onde" diverso. Come in questa storia: alla fine tutte le solitudini dei personaggi e fra i personaggi vengono colmate dalle acque che portano le onde.

Titolo: Chi manda le onde
Autore: Fabio Genovesi
Editore: Mondadori
Pagine: 391
Prezzo: 19 €

mercoledì 4 novembre 2015

Parlami d'amore- James Tissot e il suo amore per Kathleen Newton al chiostro del Bramante

Molte volte capita di vivere in una città meravigliosa come Roma e non riuscire a cogliere la sua bellezza.
Quante volte mi son sentita dire:" ma di cosa ti lamenti? Vivi nella città più bella del mondo!"; la cosa strana però è che, nonostante ci si trovi circondati dal fascino senza tempo della città eterna, non solo purtroppo non ha raggiunto tutti i suoi quartieri (vorrei tanto farvi vedere certi casermoni alti più di dieci piani che si trovano in periferia!), ma alcune volte è necessario doversi dire: oggi esco perchè devo fare scorta di bellezza.
Ed è quello che è successo l'altra sera, quando ho convinto il Duci a portarmi alla mostra di James Tissot al chiostro del Bramante. Il chiostro si trova ben nascosto alle spalle di piazza Navona, dove la chiesa di Santa Maria della Pace si incastra alla perfezione nel vicolo e non lascia immaginare le meraviglie che offre al suo interno. Da quando si sono conclusi i restauri del complesso qualche anno fa, il chiostro del Bramante è diventato uno dei poli espositivi più interessanti che la città offre.
Io e il Duci approfittiamo del lunedì universitario (solo il lunedì gli studenti universitari entrano nel pomeriggio ad un prezzo di 5 euro e non di 13!!! Non fatevi scappare l'occasione!) e mettiamo piede per la prima volta nel chiostro. Commissionato dal cardinale Oliviero Carafa agli inizi del XVI secolo, Bramante crea uno spazio raffinato e lineare, in piena armonia con i canoni rinascimentali, creando ristoro per gli occhi di chi entra nello spazio grazie al ciclo di affreschi raffiguranti la vita di Maria.
Una volta entrati dentro lo spazio espositivo ad accoglierci è un autoritratto dello stesso Tissot, che con sguardo furbo ci invita a scoprire la sua vita per mezzo delle sue stesse opere.
La mostra si articola in nove sezioni: dagli inizi parigini fino alla definizione del suo personalissimo stile, la vita londinese, i continui richiami all'oriente e al Giappone soprattutto, la ricerca del volto femminile perfetto fra i tanti visi e corpi di donna che ritrae. L'apice della sua produzione artistica arriva con l'incontro con Kathleen Newton, donna irlandese divorziata che accoglie nella sua casa insieme ai suoi due figli. I due vivono un amore intenso e passionale, Kathleen sarà la musa di molte delle sue opere più famose. La ritrae mentre si riposa su un'amaca, durante uno dei tanti periodi di convalescenza (la donna era malata di tisi), mentre prende il sole in giardino. Il volto perfetto e struggente di Kathleen si accompagna a mille pose, smorfie e abiti che la ritraggono nella quotidianità, perchè Tissot ama la femminilità in ogni sua accezione e la moda
ne è una componente  importante: in una delle opere esposte nella mostra Kathleen vi accoglierà in sala fissandovi con i suoi occhi pieni di incanto mentre il suo corpo assume una posa noncurante coperto da un leggero abito in mussola e dei coloratissimi fiori sul petto. Uno dei quadri in cui più di tutti il visitatore è messo di fronte alla bellezza sfacciata e sofisticata di Kate è "Signora con ombrello": stretta in un abito scuro in taffetà Kate guarda lontano protetta da un grande ombrello nero, noncurante della sua avvenente bellezza. La giovane purtroppo morirà suicida a 28 anni, Tissot cade nello sconforto, vive un periodo di riavvicinamento alla religiosità, di cui ne sono una prova il ciclo del figliol prodigo e la ripresa dei suoi viaggi per lenire il dolore della scomparsa della sua amata.
L'ultima sala è quella che mi ha colpita di più: entrando nell'ultima sala infondo si scorge questo quadro
Il quadro si intitola "la donna più bella di Parigi". Il quadro sembra incorniciato da due tende rosse, che danno l'impressione al visitatore che le porte di un salone bellissimo si stiano aprendo davanti a lui per essere introdotti alla stessa splendida festa cui partecipa questa fanciulla. Ma il visitatore non ha tempo di pensare a nulla, perchè qualcuno ad alta voce ne commenta la delicata bellezza. Fra il visitatore e il quadro si trova un antecamera buia, in cui ad alta voce gli stessi soggetti del quadro si trovano a parlare di bellezza, amore, fascino. 
"Bellezza è una promessa di felicità", dirà uno di loro.
E io da quella bellezza non voloevo più staccarmi