mercoledì 30 settembre 2015

Il diavolo fa le pentole e pure il giapponese all you can eat

Come avevo già preannunciato sulla mia followatissima pagina IG (per i più intrepidi cercate chiara_mente92: mi pare che questo nick aveva un senso un tempo, adesso non lo ricordo più o forse non ve lo voglio dire), avverto la necessità di raccontarvi la mia prima esperienza in un ristorante giapponese con formula all you can eat, ma prima che tutto questo accada voglio fare alcune piccole considerazioni fuori testo che reputo molto attuali nella momento storico che sto vivendo:
- Abito in un appartamento vista stazione Tiburtina. L'idea che posso percorrere mentalmente l'ex via consolare Tiburtina Valeria e forse giungere fino il Molise, ammesso che questo luogo mitologico esista, e di lì al mare mi fa stare molto bene (sebbene trovo sia più probabile toccare le buie sponde delle terre di Mordor che il Molisn't).
- è mai possibile che, se compro le uova e queste si trovano in posizione leggermente precaria nella busta si sfracellino tutte, mentre quando voglio rompere il guscio con educazione sbattendolo sul ripiano della cucina diventi improvvisamente di acciaio inox?
- Di fronte al mio palazzo vive una donna piccione; vorrei definirla la "piccionaia" con un neologismo da me coniato or ora, se non fosse che tal termine mi sembra un po' vagamente ambiguo, quindi lascio perdere. Costei ogni giorno all'ora di pranzo svuota buste della spesa piene di molliche di pane, attirando piccioni nel raggio di 20 km. Considerando che io adoro gli animali allo stesso modo in cui Bossi ama i Terroni, ogni volta che vedo questi stormi apocalittici di immondi pennuti starnazzare davanti ai miei occhi, comincio a chiudere ogni finestra e abbaino e a sgranare rosari.

Il giapponese dicevamo.

Non era la prima volta che mangiavo cucina sushi & company, mi sono avvicinata al piatto più fotografato e fessscion dei social già in Spagna, sebbene le mie reticenze passate fossero dovute ad un piccolo insignificante dettaglio; a me il riso non piace. Dopo aver appurato a Valencia che il riso in formato Nigiri mi piace (siete tutti dei grandi viveur, non sta a me spiegarvi cosa sono) non mi sono più fatta problemi. Nel dubbio ho anche assaggiato un risotto dopo questa epifania sul riso, per constatare che in effetti non mi piace. Non c'è un nesso logico fra le due cose, ma è andata così.
Locale dall'arredamento tipico orientale, io e il Duci veniamo fatti accomodare presso questo tavolino già apparecchiato alla maniera nipponica: tovaglietta in bambù, piattino rettangolare in ceramica, mini piattino per mettere la salsa di soia e bacchette.
No forchette.
No bacchette no way, altresì detto o bacchette o t'attacchi. In tutto questo voi dovete sapere che io sono anche stata dieci giorni in Cina cinque anni fa ed ho avuto numerosissime occasioni per far pratica con quegli arnesi, ma nell'utilizzo delle bacchette sono negata come in qualsiasi altro sport estremo (e non).
Nonostante ciò non mi faccio scoraggiare, comincio ad inspirare dal naso ed a espirare dalla bocca ed apro il menù.
Per chi non lo sapesse, la formula all you can eat prevede che ad un prezzo fisso voi possiate ordinare tutto quello che sta scritto nel menù nelle quantità che desiderate e ogni volta, potete fare un giro di giostra o diecimila, il prezzo del menù rimarrà invariato. L'unico limite è che si deve consumare tutto ciò che è stato ordinato, altrimenti per ogni porzione lasciata la pagate a prezzo pieno.
Io con il cibo ho questo rapporto: poichè sono un'ingorda senza precedenti il mio cervello mi ha autconvinto di avere la capienza stomacale di un camionista. La cruda (aggettivo calzante visto che si parla di cucina nipponica) verità però è che ho un pancino da Madamoiselle; questo vuol dire che dopo due respiri a pieni polmoni sono già piena.
 Il primo giro è iniziato in maniera sobria: rotolini di alghe vari, tempura croccante e leggera, pesce crudo in ogni dove (e no, per il momento non ho la salmonella nè affini). Al secondo giro morivo riversa sul tavolo con tutto il riso ficcato nelle guance e lo sguardo disperato di chi non ce la fa più. In una sera ho mangiato tutto il riso che non ho ingerito per ventitré lunghi anni, ma pur di non dover pagare l'extra per mancata consumazione ho mangiato tutto il mio Onigiri (avete presente quelle polpette di riso che si vedono nei manga giapponesi? Ma si può sapere cosa è saltato in mente loro di farle così grandi??? Ma lo sanno che, anche se si compatta il riso quello al primo morso si sgretola e bisogna raccogliere ogni singolo chicco ovunque?). All'ultimo frittino di tempura io ero così disperata di dover mangiare ancora che la frittella è ACCIDENTALMENTE caduta sotto il tavolo.

Il momento più epico è stato raggiunto quando ho preso le bacchette con entrambe le mani per cercare di incastrare un chicco di riso e portarlo alla bocca. Sfinita dalla mia mobilità con le bacchette, che fino a quel momento si era rivelata puramente ornamentale, ho chiesto ad una cameriera di portarmi delle posate. E mentre tutta la sala si destreggiava con leggiadria con le bacchette come i personaggi della "Madama Butterfly", le mie guance si coloravano di nipponico rossore quando ho afferrato le posate da un cameriere che mi guardava con sguardo compassionevole.

Questa esperienza mi ha resa più forte,e mi ha dimostrato che sono una persona aperta alle sfide della vita. Una vittoria di Pirro quella della scorsa sera: non avrò imparato a mangiare con le bacchette forse, ma anche oggi nella battaglia Man vs Food ha vinto l'uomo (e senza indigestioni postume).
Adesso comunque so cosa chiedere a San Gennaro il prossimo anno: essele Ziaponeeese (per imparare ad usare le bacchette).
Per i dovuti chiarimenti su San Gennaro vi rimando qui https://www.youtube.com/watch?v=Q11LPJNKPgQ

lunedì 21 settembre 2015

quello che le donne (purtroppo) dicono

Essere donna al giorno d'oggi è difficile.
Come se non bastassero le disparità di trattamento cui siamo soggette in confronto agli uomini, alle battute poco carine che ogni tanto ci tocca sentire, al rossetto che ci sbava sui denti o al tacco che si impiglia nelle grate dei tombini.
Però tante volte la zappa sui piedi siamo proprio bravissime a buttarcelada sole, è una disciplina olimpica in cui siamo delle specialiste.
Perchè siamo le prime sostenitrici della rivoluzione sessuale, però abbiamo una paura matta di restare zitelle.
Perchè tecnicamente diciamo in giro che vogliamo un uomo onesto, buono, gentile, SantoSantoSantonell'altodeicieli che ci sopporti, poi però la sbavatura cade sempre dietro lo stronzo bel tenebroso che ci straccia in mille pezzi il cuoricino in quanto abbiamo la sindrome della crocerossina e noi li salveremo tutti. Perchè poi molte di noi abbiano più premura a salvare un uomo da se stesso e meno un pollo al forno che lasciano carbonizzare dopo tre ore di cottura resterà un mistero insoluto.
Noi donne diciamo di odiare i luoghi comuni, poi però ci sguazziamo dentro. E ieri ne ho avuto un po' la conferma.
Parto con il dire che tutto il pippone che sto per fare nasce da un mio errore di fondo: l'aver guardato Miss Italia ieri su La7. Lo so, l'errore (deprecabile) è stato mio, ma era domenica sera, pioveva, lo studio delle pene nel nostro diritto penale mi aveva sfiancato gli occhi e di base sono un'autolesionista.
No, non voglio star qui a perder tempo a dire se le ragazze erano belle o brutte e se meritava di più l'agognato titolo la numero X "miss shatush Andalasia" invece di miss Y "sorriso d'argento Dismaland".
E state tranquilli, non voglio neppure fare l'invettiva della serie "è un programma stupido, stupido è chi partecipa, la donna viene vista come donna oggetto e blablabla". Sono scelte,ognuno ha la sua idea a riguardo, condivisibile o meno, anche perchè io personalmente odio di più chi innaffia le piante sui balconi di via Tuscolana alle dieci del mattino, mortacci tua.
No, il mio problema è un altro, il mio problema sono proprio loro: gli stereotipi. Sono proprio allergica.
 Ora, se ci sono degli stereotipi bonari della serie "tutti i fiori profumano" (che al massimo quando scopri che non è così ci resti male, ma si sopravvive), o bonari ma col trucco come "tutti i fiori profumano di buono" (no perchè io sul profumo dei crisantemi dico "passo") altri sono parecchio pericolosi. E tante volte sono i nostri stessi comportamenti ad alimentarli. E questo è un po' triste:  il crisantemo non può farci nulla se il suo profumo è quello, però se invece ad un programma già flaccido come Miss Italia inviti l'arzillo Massimo Ferrero, poi non puoi far finta di essere in imbarazzo quando quello strabico la spara grossa, lì ti becchi le denunce del Moige con tanto di aggravanti.
E niente, se non facciamo passare l'idea che una donna nella vita deve fare una scelta, o essere bella o essere intelligente, da questo impasse non se ne esce.

Nel momento fatidico in cui le 33 miss, belle come Venere appena sveglia, si sono ridotte in 3 succede lo scempio. Cominciano ad aprire la bocca. Eh no, non mi riferisco a qualche strafalcione ortodontico, ma a quello che le tre meravigliose ragazze dicono.

Una si crede curvy, ma in realtà è solo magra con le tettone, e quindi non riesce ad uscire dal personaggio
("in che epoca storica vorresti vivere?" "Negli anni '50, quando le donne burrose come me erano canoni di bellezza"
"cosa caratterizza una donna del sud?" "la prosperosità" [al chè a me viene voglia solo di aprire il forno e metterci la testa dentro,perchè quando la Befana distribuiva la prosperosità a me, futura donna del Sud, sicuro mi ha trovato che dormivo.]). Il tutto condito con verace accento campano.

La seconda è carina, ma ha dei tempi di reazione cognitiva così rilassati che alla semplice domandina "qual è il piatto che più ti rappresenta?" dopo averci fatto attendere due minuti in agonia risponde pasta e tonno, che non potevi dire cazzata peggiore perchè la pasta e tonno fa schifo pure al tonno stesso, e per di più il tonno e pure incazzato perchè la sua vita viene offerta in sacrificio per un pasto dal sapore opinabile. Se rispondeva happy meal si regalava più dignità.

E poi c'è l'ultimo esempio di fulgido intelletto, nonché vincitrice dell'ambita e scintillante corona, che alla difficilissima domanda "in quale epoca storica avresti voluto vivere" risponde candida "Nel '42, per vedere come si viveva nella II guerra mondiale. Tutti quanti ne parlano, volevo vedere un po'".

 Capite bene che queste madamigelle, nonostante qualcuno giustifichi la banalità delle risposte con una frase di circostanza come "erano molto emozionate" ( frase seconda in banalità dopo "vorrei la pace nel mondo" che, a quanto pare, non è più così scontata per una miss), c'è da ricordare che non è che sono state sottoposte a domande di fisica quantistica, oppure a dire al contrario nel minor tempo supercalifragilistichespiralidoso. Non hanno dovuto ballare il tip tap poggiandosi solo sugli alluci. Le domande erano semplici, nella speranza di non incappare in risposte cretine.
Ma niente, la pretesa di ricevere risposte normali a quanto pare è futuristica, perchè una bella ragazza non può dire una cosa sensata. Deve dimostrare la stessa intelligenza del mio comodino.
Perchè non ne possiamo fare a meno: Angela Merkel non sarebbe stata un politico credibile se avesse sfoggiato una lunga chioma bionda, mentre della Boschi staremo sempre lì a chiederle se sogna di incontrare il vero amore e dove ha comprato quelle scarpe. Cosa ce ne importa delle falle del decreto della PA Madia, quando invece possiamo parlare di lei su come mangia un cono gelato?
Siamo davvero un passo oltre il sessismo, perchè, a quanto pare, ci sono dei cliché che non sono patrimonio comune solo negli uomini, ma anche negli stessi atteggiamenti delle donne. La mia rabbia si trova qui, perchè le donne sono chiamate, forse davvero per loro scelta, a vedere nel loro modo di apparire e nel loro modo di essere un bivio,due strade che non si incontreranno più una volta passati di lì. La strada non può continuare ad essere una, deve per forza scindersi.
E non smetterò mai di chiedermi per quale motivo le donne debbano per forza investire tanto tempo e denaro solo per il loro aspetto fisico, poi il loro modo di essere può anche avere sembianze di cloaca.
Lo ribadisco con forza, i pregiudizi non mi piacciono affatto, ma vorrei anche tanto dire "i pregiudizi non esistono" e invece sono sempre a portata di mano.

Ero molto vicina dal dirvi molte ovvietà tipo "mie care ragazze, il nostro modo di essere dipende solo ed esclusivamente da noi stesse", ma la fiera delle ovvietà non fa molto per me. Tutto quello che voglio dirci è che abbiamo vissuto per troppo tempo dentro scatole imballate come se fossimo Barbie, e ci siamo accorte da troppo poco tempo che di Barbie grazie a Dio non abbiamo nè la rigidità muscolare, tanto meno quella cerebrale. Voglio essere sì polemica,ma con stile: ma non vi siete rotte le palle di somigliare a Barbie? Lo volete capire che disperarsi per la cellulite non serve, e che lei non ce l'ha in quanto è fatta di plastica? E non credete che la sua sorte, solo perchè non soggetta ad inestetismi sia migliore della vostra: ho visto bambole senza braccia nè gambe, con il cranio sfondato e i capelli uno schifo se non pettinati da settimane. Senza dimenticare che è fidanzata con un cerebroleso peggio di lei, l'inimitabile e nullafacente Ken.
 Ma veramente non vorreste essere l'amica di Barbie, Teresa? Oh, magari non ha i capelli biondi e liscissimi come la sua più famosa amica, però per certo è decisamente più simile a noi.
Perchè io ce la vedevo Teresa che faceva la spesa, andava a fare shopping e bestemmiava se non trovava il suo numero di scarpe in saldo. Sono convinta che studiava e che non cambiava mille lavori come quella sciacquetta della sua amica bionda, che nell'arco di più di cinquant'anni non è stata capace di tenersi lo stesso lavoro per più di una stagione di mercato (e mo Barbie astronauta, e dopo Barbie cassiera, e poi Barbie maestra... ma sarà riuscita a tenere il passo con l'INPS e i contributi a fini pensionistici?).  E poi era così intelligente e sveglia che, piuttosto di stare con un similKen qualsiasi con cui non poteva mai avere una intesa sessuale, ha preferito rimanere da sola!
 Teresa ha scelto! Io ho sempre pensato che Teresa avesse il sogno inverso a quello che abbiamo noi: sognava di svegliarsi donna vera il giorno dopo, fatta di carne, e magari di non dormire più su quegli scomodi letti finti. Barbie invece cosa poteva desiderare? Era già perfetta di suo! (oddio, forse sognava di ammazzare quella cretina di sua sorella Shelly, che era una scassanoci impressionante.)

Anche oggi mi sento dalla parte di Teresa, che veniva oscurata da quella figona plasticosa di Barbie, ma che per lo meno sapeva campare, da sola e con i suoi limiti.
E poi diciamoci una cosa: il trucco che fanno oggi alla bambola di Barbie è più vicino a quello di una drag queen che a quello di una figa spaziale.
E infine sappi una cosa Barbie: a furia di passarti la piastra su quei capelli di saggina resterai calva.
Sempre tua.