martedì 12 maggio 2015

Ringrazia un docente

Anche per chi non è un grande appassionato di politica non sarà sfuggita la notizia che da qualche mese ormai fa discutere, ovvero il DDL "Buona scuola" e lo sciopero nazionale che ne è seguito.
 Il mio intento in questo post non è di parlare di politica, non perchè non possa farlo, ma perchè il mio blog non nasce come pagina di commento dell'attualità. Nasce come raccoglitore dei miei pensieri, di come vedo la realtà delle cose con le lenti dei miei occhi. Voglio però rimanere sul tema scuola, e spero che mi permettiate di spaziare sull'argomento adottando un punto d'osservazione differente: la settimana del docente.
 Dall'11 al 16 maggio si celebra la settimana dell'insegnante, perchè, che vi abbiano annoiato quando avevate fame o bastonato con i voti della versione di latino o dell'esame universitario in cui avete preso il voto più basso, sappiate che stiamo parlando della categoria lavorativa che, non me ne vogliano tutte le altre, merita il livello più alto di stima e venerazione. Sono stati loro che, con bravura o con meno carisma, ci hanno permesso di diventare persone. Nulla togliere alla famiglia, che è il giardino più felice e verde in cui apprendere sulla vita, ma quello che ci hanno lasciato i nostri insegnanti ha un valore aggiunto: la trasmissione del sapere che hanno esercitato su di noi aveva come obiettivo quello di farci avvicinare il più possibile alla nostra anima.
 Per dire il mio grazie a quanti hanno influito a rendermi quella che sono voglio ringraziare in particolare due docenti.
 Il primo è un docente universitario con il quale ho avuto modo di parlare giusto ieri sera. Nel mezzo della conversazione ha raccontato del suo primo viaggio in Iran e della sua visita alla tomba di uno dei più grandi poeti in lingua farsi: Hafez. La città di Shiraz, dove il poeta  è nato e dove ha trovato sepoltura, ha eretto in suo onore un mausoleo, che è uno dei luoghi turistici più rinomati della città persiana.
 Ci ha raccontato del suo arrivo presso il mausoleo di Hafez all'ora del tramonto: le coppie arrivano numerose sulla tomba del poeta, maestro dell'amore con i suoi versi, baciano la tomba e intanto si guardano negli occhi, perchè così il loro legame sarà protetto per sempre da chi ha saputo con tanta delizia declinare ogni aspetto dell'amore. Ci sono dei giardini bellissimi lì, l'aria viene riempita con i versi del poeta recitati in filodiffusione, il sole bacia sempre gentilmente quel posto all'ora del tramonto.
"Il profumo delle rose, ragazzi, io il profumo delle rose lì lo sentivo"
Siamo rimasti completamente incantati dalle sue parole. Mi ha colpito tanto come da ogni sua parola traspaia l'amore che prova per ciò che tanto tempo fa ha studiato ed adesso insegna, come abbia saputo mantenere i suoi occhi pieni di poesia.
Eravamo anche noi a Shiraz in quel momento, e probabilmente saremmo rimasti fino alle prime luci dell'alba se solo avesse continuato a raccontare.

Gli anni del liceo sono stati i più importanti per me. Ho incontrato tanti tipi di professori, nel complesso non posso affatto lamentarmi, perchè la mia istruzione non ha risentito di nulla, non ha sofferto lacune e mancanze, sicuramente per il lavoro che c'è stato negli anni precedenti, per le tante maestre e insegnanti che hanno lasciato il segno. Il mio ringraziamento va quindi ad una professoressa di italiano. Una di quelle piccoline, che gira sempre con i libri in mano ed ha capelli neri lunghi da sembrare a sua volta una studentessa. Di quelle che hanno una voce delicata e bassissima, che io facevo difficoltà a capire i primi giorni di un assolato settembre di 9 anni fa (aspetta un attimo: ho iniziato il liceo NOVE ANNI FA???? Sono passati già nove anni??????? Oh gosh!).
Una professoressa che ci ha fatto fare una scorta di coniugazione di verbi che mi basterà per tutta la vita, che ci teneva un sacco a farci leggere almeno due libri a quadrimestre, di cui il primo fu "Fahrenheit 451" di Bradbury "perchè ragazzi, se un giorno non avessimo più libri non potreste neppure immaginare i livelli di solitudine che potremmo raggiungere."
Mi ha insegnato che le parole, citando Vecchioni, non le portano le cicogne, ma che ogni parola, quella parola che legata insieme ad altre dà corpo ai nostri pensieri, è nata dentro di noi ancor prima che la nostra mente possa immaginarla. Quello che mi hai dato, mia cara insegnante, non ha valore materiale, non si esprime con voti numerici, difficilmente riuscirà a vederlo chi non ha gli occhi esperti per riconoscere certe cose. E mi sono sempre chiesta se, con gli anni, sei riuscita a capire cosa ci siamo scambiate, ma soprattutto se sono riuscita a darti qualcosa anche io nel mio piccolo. Mi chiedo se ti senti "responsabile" dei successi che compio nel quotidiano, perchè stai certa che c'è anche del tuo in quello che faccio.
 Non esistono parole, questa volta no mia cara!, capaci di ringraziarti per i frutti che ancora nascono da quelle piantine di pensieri che hai piantato nella mia testa.
 Essere insegnanti, miei cari prof tutti, è davvero una delle responsabilità più grandi mai affidata nella storia dell'uomo. Per la nobiltà con cui lo fate, la pacatezza, la dignità, la silenziosa perseveranza, grazie.
 Ogni mattina, quando vi alzate e vi avviate verso le vostre scuole fate un dono che già sapete non vi darà nulla in cambio: regalate sapere, donate a piene mani bellezza.
 Grazie a tutti gli insegnati nel mondo che non conoscerò e non avrò mai tempo e modo di ringraziare personalmente: ogni buon gesto compiuto, ogni volta che un pensiero vola alto, più in alto, molto più in alto della mediocrità, non c'è persona che potrà rimanervi indifferente ed elevarsi grazie al vostro lavoro.