martedì 30 dicembre 2014

Fenomenologia del parentame: sei un parente del Sud se

Ebbene si, come ogni Natale ovviamente sono tornata a casa, nel profondo Sud, in Calafrica, e mai come durante il periodo delle feste si ha modo di riflettere sul carosello di zii, cugini, prononni, protoparenti che si anima in questo momento dell'anno.
 Perchè al Sud neppure le cose più semplici, come la famiglia, sono tali. Insomma voglio dire: se nel resto di Italia e del mondo la famiglia si compone semplicemente di quegli elementi essenziali quali:
-padre/madre;
-sorella/fratello;
-nonni;
-zii;
-cugini
qui giù non funziona così. Oltre a questi elementi (in genere molto numerosi nel loro complesso) si aggiunge tutta una schiera di parenti,con i quali magari c'è stato effettivamente un legame di sangue, ma si è ormai smarrito nella notte dei tempi, molto probabilmente eravate già cugini di 4° grado ai tempi delle gens romane, eppure questo non è un valido motivo per continuare a sentirsi parenti.
 Ho perso il conto delle persone che chiamo "zio/a" nonostante il ben poco chiaro legame sanguigno che mi lega a loro, e quando ho provato a replicare a questo costume a me incomprensibile con mia mamma mi è stato risposto:"Perchè, come vorresti chiamarli?"
 Tipo per nome?
No, la generalessa mamma mi ha risposto con un sguardo negativo.

 E quindi questa sera voglio salutare così, con una analisi del parente che potreste incontrare al Sud , questo anno che va via. E non importa se tu che leggi sei una giovane donna svedese: magari ti può capitare di andare a trascorrere le vacanze dalla collega dell'università che vive in provincia di Matera e potresti trovarti sopraffatta da questa straordinaria esplosione di Mezzogiorno. Hai bisogno di qualche pillola di sopravvivenza, come le vaccinazioni obbligatorie.

-Zio mattiniero: per lui non esiste il riposo, non esiste differenza fra notte e giorno, se non per quell'imperturbabile cambiamento nel cielo chiamato alba e tramonto, lui è sempre attivo. Ciò vuol dire che se deve chiamarti per aggiornarti sulle news di paese o per chiederti un favore lo farà alle sei e mezzo del mattino. "tanto comunque ti saresti dovuto alzare", beh certo, ma non era necessario che mi lavassi mentre ascolto il canto del gallo.
D'accordo, visto che ci sei facciamo pure un aggiornamento morti/decessi di questi ultimi tre mesi...

-Zia "il telefono no": devono passare a trovarti. A tutti i costi, Non fa niente se è domenica mattina, devono raccontarti per filo e per segno come si sono separati Fifina e Gigetto. Però per loro avvisare non esiste. Un colpo di telefono, giusto per evitare che vedano che il soggiorno in realtà è un campo di battaglia, che hai il pigiama impataccato e sai di birra. Sono già sul tuo divano.
"Tanto resto solo un attimo". Non è quello il problema. Esistono i telefoni, usali.

-Signor "quando sei arrivata/quando te ne vai": ah va bhè, se non si fosse capito al di sotto del Tevere non esiste la privacy, anche perchè, rifletteteci un attimo: non è neanche una parola del vocabolario italiano, perchè dovremmo usarla? Questo è il motivo che spinge il primo venuto a farti qualsiasi domanda come se fra voi il dialogo non si fosse mai interrotto (ma perchè, quando è iniziato?). E di lì partono le domande:
  -"quando sei venuta?"
  -"quando riparti?"
Sempre. è la domanda della vita. Sono troppo educata per rispondere "ma che te frega?"  Che io sia un'ospite indesiderato in questa città? Mistero!

-Signora "ti ricordi di me????": No
Non mi ricordo di te.
Probabilmente l'ultima volta che ci siamo viste era il 1993 e io non avevo manco i denti da latte in bocca. Ovviamente mia madre non coglie mai i segni del mio disagio, e alza la posta dicendo "Ma come, non ti ricordi della cugina della nonna del barbiere nipote della nonna di tuo zio? Quella che una volta ti ha portato gli ovetti!"
No.
Non ricordo neppure degli ovetti, il che è grave.

-Parente "Grande Fratello": è la categoria di parente che non può mancare.
  "e la laurea?"
 "e il lavoro?"
 "e il fidanzatino?"
Sono convinta che questa categoria appartiene ad ognuno di noi, fa parte della nostra storia comune che non conosce barriere geografiche o culturali. Non credo che esista una risposta soddisfacente a questi quesiti esistenziali, provo a suggerire le mie risposte:
"l'ho comprata su ebay (la laurea), se non fanno problemi alla dogana in un paio di mesi arriva".
"credevo di averlo sceso in valigia (il lavoro), mi sa che l'ho lasciato a Roma."
"l'ho mangiato (il fidanzatino)".

Sempre vostra

domenica 21 dicembre 2014

i sogni son desideri

Forse i sogni si possono avverare davvero solo sotto Natale. Durante questa settimana sono successe una serie di cose che desideravo da tempo, alcune avevano solo voglie e contorni blandi, altri invece splendevano di fuoco sotto la cenere. 
Dopo tanto tempo sono andata ad un concerto, peccato che non mi concedevo da un bel po'. E non un concerto qualunque, ma quello di Biagio Antonacci. Posto che il desiderio più grande sarebbe vedere Jovanotti e, ovviamente, Cesare Cremonini, devo dire che è stata davvero una bella serata. Biagio sa tenere un concerto per due ore piene, si agita come un pazzo, ci coinvolge tutti, è simpatico. Ah, una delle cose più importanti: è puntuale! Ma la cosa più carina è stata la compagnia: io, Sere la bella e la mitica Lù. Non esiste una compagnia migliore delle mie sorelle. Peccato mancasse Steff la piccola, spero che al prossimo si possa replicare tutte e quattro insieme. 
 Domenica invece mi sono sentita una vera bimba romana: insieme alle mie due sorelle romane e al Duci sono stata a piazza Navona ed ho fatto un giro sulla giostra di Natale. Una esperienza bellissima! Mi sono sentita così bambina! Credo che il bello dello stare insieme alle persone che davvero ti vogliono bene sia proprio questo: non avere timore di sentirsi piccoli, o dire una cosa stupida o fuori luogo. Si riacquista libertà. Non ero nel posto sbagliato in un momento sbagliato:mi trovavo dove volevo essere e con le persone che volevo intorno. 
 Ho passato una giornata all'insegna della mondanità: passeggiare per le strade di Roma una mattina di sole, durante la settimana, quando c'è meno calca e quasi silenzio. Alla mostra di Cartier Bresson all'Ara Pacis c'eravamo solo io, Duci e gente che aveva tempo di investire un giovedì alternativo. Abbiamo trascorso il pomeriggio in una delle più antiche sale da thè inglese della capitale, fra rami di pino usati come decorazione natalizia e una cura maniacale e british per il rito inglese più gettonato. Avevamo bisogno di un giorno solo per noi, di un sole solo per noi, della città tutta per noi. Abbiamo fatto gli alternativi, con vestiti eleganti e cappotti delle grandi occasioni, biscotti al burro e thè caldo. 
 Ma la cosa più bella, davvero, è stato un regalo ricevuto. Lo so che può sembrare una cosa infantile, però nasconde un desiderio con una storia vintage. Duci conosce i miei gusti, i miei pensieri, i miei sogni. Sapeva che cercavo una macchina fotografica polaroid, non di quelle nuove, ma di quelle usate, ovviamente ancora funzionanti. Mi piaceva l'idea di possedere un oggetto che avesse una storia da raccontare, che avesse impresso momenti di felicità, che ne fosse stato diretto spettatore. E lui me l'ha fatta trovare lì, incartata alla bell'e meglio, con lo sguardo soddisfatto di chi sa di aver colto nel segno.
 E tu, con la tua dolcezza, sei il più bel regalo ricevuto dalla mia storia personale. 

mercoledì 10 dicembre 2014

Grazie Roma

è un periodo bello questo.
 Un momento in cui le mie giornate hanno un sapore più intenso, più vero (eccezzion fatta per questa tisana al finocchio che sto bevendo in questo preciso momento: non ho fatto riscaldare bene l'acqua e il 10 dicembre c'è solo voglia di roba calda, ma vabbè).
 Provo un piacere particolare nello studiare. Mi immagino fra un anno alle prese con la costruzione del mio futuro. Mi vedo impegnata fino all'inverosimile, forse sfruttata e magari sottopagata, però mi vedo presa, piena di speranze, con in mano sogni come grani di un rosario, come una angelica preghiera.
E poi c'è Roma.
 Questa città che tanto mi piace, tanto mi fa penare, tanto mi stupisce. Ancora non mi sono stancata di te.
Sabato sono stata allo stadio per la prima volta. Ottima compagnia, esaltazione a mille per me che il calcio l'ho sempre vissuto con gli occhi e la voce di mio padre, un misto di gioia e bestemmie, di rabbia e imprese epiche. Non è stata la Roma migliore che abbia mai visto, il Sassuolo si è dato da fare e alla fine è terminata con un pareggio.
 Le facce entusiaste di tutti quei bambini mi hanno dato conferma di quanto sia bello lo sport e quanta stupidità si nasconde negli atteggiamenti di quanti sanno rovinare questi momenti di magia, che si apprezzano solo quando sono circondati da sana allegria e passione vera, quella stessa passione che ti fa esultare nei momenti delle vittorie e fa fare un passo indietro di silenzioso rispetto quando le cose vanno meno bene.
Sono scappata verso il mare anche questo fine settimana. Qualcuno saprebbe descrivere la bellezza autentica, sincera del mare d'inverno?
 Mi sono nascosta dentro Torre Flavia, che dal suo lembo di bagnasciuga posizionato fra gli scogli, assediato dalle onde e dai ricci di mare durante i periodi di alta marea, osserva la spiaggia e ci protegge dai tempi di Roma caput mundi. Mi son chiesta cosa avranno visto da lì migliaia di anni fa gli occhi umani. Quante volte avranno visto, allarmati, navi nemiche. Quanta paura si sarà nascosta fra queste quattro mura in laterizio oggi diroccate.
 Duci poi mi ha fatto sedere fra gli scogli antistanti e mi ha fatto vedere i pescatori, benedetti dalla luce dorata di uno dei più bei soli di Dicembre. Sulla spiaggia il mare aveva depositato tutti i suoi tesori, ho preso un'altra conchiglia e l'ho depositata insieme alle altre.
 Questo pomeriggio mi sono goduta il portico di Ottavia e le sue delizie, artistiche e non: davanti ad una porzione esagerata di Dobostorte, un dolce austriaco che se ve lo descrivo morirete di invidia, mi sono goduta la pace di uno degli angoli più intimi di Roma. Il ghetto ebraico fa risuonare i passi di chi si avventura in esso con solenne musicalità e si respira un'aria di mistica contemplazione. In questo quartiere sono rimaste le cicatrici di tante ferite non ancora del tutto rimarginate: dal rastrellamento del 16 ottobre 1943 ai fatti di Via Caetati "l'alba dei funerali di uno Stato". Eppure con dignità il cuore di questa città continua a mostrarsi, va avanti senza dimenticare.
 Non saranno i loschi affari di "Roma capitale" a metterti in ginocchio, mia dolce Roma, sopravviverai anche a questo sacco morale che hai subìto. Hai un'anima più forte di chi ti abita.
 Per le belle donne come te il tempo e le storie che passano non hanno la forza di ucciderti.