domenica 15 giugno 2014

Sciolgo le trecce ai cavalli

Oggi è una splendida domenica pomeriggio.
Il caldo si è placato grazie ad un adorabile venticello fresco che rallegra la città (forse anche troppo, visto che oggi mi ha fatto fare la figura di Marilyn Monroe per strada...), le rondini svolazzano nel cielo, per vedere il tramonto bisogna aspettare le dieci di sera e sono iniziati i mondiali.
Ma la cosa più bella di tutte è che io ho finito la sessione.
 Un giorno memorabile, che non si ripeterà mai più nella mia storia di studentessa universitaria: il 12 giugno, intorno alle ore 11 del mattino ho messo un bel cartello "chiuso per ferie" nel mio cervello.
E attualmente conduco la vita del pensionato: mi sveglio, vago per casa e per i giardini della città con le braccia incrociate dietro la schiena, mi spiaggio come una balena fra divano e letto leggendo qualcosa, do un senso alla mia esistenza guardando Boris, Gomorra e tutto quello che mi capita sotto mano.
L'ultimo esame che ho dato era quello che mi impensieriva di più: diritto internazionale, esame orale (l'unico esame orale che ho sostenuto durante l'anno, e vi assicuro che non è una cosa così semplice mettersi a parlare per venti minuti in linguaggio tecnico in un altro idioma), professoressa niente affatto tranquilla, ma anzi parecchio tosta e cazzuta.
Ma il vero spauracchio dell'esame erano le domande: non il classico esame all'italiana,con due assistenti occhialuti che ti fanno le domande che girano loro per la testa. La professoressa aveva diviso il programma in due blocchi e a scegliere la domanda eri tu, ignaro studente, che riponendo tutta la fortuna nelle tue mani dovevi pescare la domanda. Devo ammettere che in quanto a fortuna in genere non sono affatto il cugino Gastone, ma questa volta mi è andata discretamente: due domande su cui mi sentivo molto carica. Ed è andata bene!
 Ciò vuol dire che posso godermi tranquillamente i mondiali, posso aspettare di vedere l'Italia giocare a mezzanotte e passare il giovedì sera a guardare la partita d'apertura mentre sciolgo le treccine della mia coinquilina (da qui il nome del post. Non potevo assolutamente immaginare che fosse un compito così difficile, specialmente se la tua coinquilina ha i capelli stile afro).
E vi posso dire anche che vedere giocare la propria nazionale in un altro paese è davvero una bella emozione: io la Cami e la Vero vestite con i colori della nostra bandiera, in un bar pieno di italiani, a cantare a squarcia gola l'inno sperando di non commuoversi troppo.
 Momenti patriottici a parte vorrei dire giusto due cose:
1) Gli italiani sono sempre italiani. Fanno un casino pazzesco, pretendono di parlare con il cameriere non in inglese, ma in un italiano dal forte accento del nord,si stupiscono se non vengono compresi, tirano giù tutto il calendario di frate Indovino quando Pirlo si becca la traversa o quando inquadrano il povero Paletta.
2) gli spagnoli; strana razza. è inutile descrivervi a parole l'angoscia e il disagio provato per la tuonante sconfitta delle Furie Rosse contro gli Orange, però, dal momento che loro sono un popolo terribilmente orgoglioso, quasi più degli italiani, la loro filosofia è "se perdiamo noi devono perdere tutti". E infatti gli spagnoli presenti ieri nel bar gufavano Italia e tifavano senza entusiasmo l'Inghilterra. Fatevi due domande però: tifate Spagna e si perde, tifate Inghilterra e si perde, ma non è che forse a portare sfiga sono proprio gli spagnoli???????
Nel dubbio: Queen Elisabeth: TOMAAAAAAA!!! :)
 

martedì 3 giugno 2014

che vita di melma!

Mi dicono che in Italia vada molto di moda una canzoncina super orecchiabile e dal video ipercolorato: Levante e la sua "Alfonso" da settimane canticchia alle mie orecchie grazie al mio i-pod aranciato. Non solo io adoro la voce di questa ragazza bruna, ma trovo che rispecchi benissimo la mia situazione attuale per due elementi presenti nel ritornello:
1) Alfonso: il nome del mio professore spagnolo di diritto canonico. Una persona molto cordiale con infinita passione nella sua materia. E avrei voluto incontrarti in un'altra vita o in altro erasmus, magari non nello stesso semestre in cui mi dimeno fra diritto romano e diritto internazionale. Sicuramente ti avrei studiato di più, e invece le cose sono andate diversamente, e quindi mio caro Alfonso dovrò studiare la tua materia in un paio di pomeriggi per cercare di fare una figura non dico gentile, ma almeno decente venerdì, giorno dell'esame.
2) l'elemento "che vita di meeeeeeerdaaaaaa": sto sotto esame ragà! Fa tanto cado e respiro l'estate dalle finestre spalancate del mio appartamento. La vita in sessione d'esame, che la si faccia in Italia o all'estero resta pur sempre una vita di melma, in qualsiasi stagione dell'anno.
La citazione usata nel titolo del post è tratta da una splendida canzone di Claudio Bisio, tal "Guglielma (che vita di melma), anche questa perfetta per il periodo, perchè ascoltare il cd di Bisio "Patè d'animo" insieme ad Elio e le storie tese mentre leggo in pausa "Bar sport" di Benni mi manda in visibilio.
Per il resto qui è giugno, immagino sia giugno anche in Italia, e immagino che sia un periodo di melma per tutti gli studenti universitari. Io ho cominciato stamattina ed è stato uno shock: esame alle 9:30, sveglia dalle 7, io e il sole ci siamo alzati dai nostri rispettivi letti contemporaneamente e devo dire che avevamo due facce sbattute che manco ve le racconto.  Però forza e coraggio, almeno il primo è stato fatto e speriamo sia andato bene, giovedì prossimo chiudiamo la sessione estiva in Spagna.
E se è arrivato il tempo in cui finisce anche la seconda sessione d'esame il messaggio che si porta dietro questa data è solo uno: è tempo di tornare.
Mi sento molto strana a riguardo. Non riesco ancora a sentirmi triste, mi sento però confusa riguardo al ritorno, indecisa, nostalgica per quello che fra poco lascerò e quello che mi sono lasciata dietro e che andrò a riabbracciare a breve. Però anche felice. Ho tanti sorrisi in Italia che mi aspettano, persone curiose che mi diranno "Allora? Quest'anno fuori?", i sapori di casa, il suono delle parole a me care per casa e per le strade.
Ho cominciato a fare già i miei bagagli mentali, quelli che non occupano spazio nella stiva di un aereo nè danno problemi al ceck-in di Ryanair. Metto tante parole dal suono bellissimo in queste mie valigie: playa, emborracharse, abuela, te deseo lo mejor, te espero pronto, sobremesa.
Nei miei bagagli ho già riposto con cura le nuove lenti con cui ho guardato il mondo durante questo anno. E per il momento lascio tutto mezzo pronto mezzo sfatto, voglio ultimare il tutto poco prima di partire.