sabato 28 dicembre 2013

l'età in cui: bilancio di un anno

"Avevamo tutti più o meno quell'età in cui non hai ancora deciso se mettere su famiglia o perderti per il mondo"
Ho trovato questa frase fra i pensieri di una mia cara amica di avventura a Valencia, italiana anche lei, studentessa Erasmus incontrata per caso fra le sedie di uno strano corso di spagnolo. La frase è tratta dal film "Mediterraneo" ed ho pensato che fosse semplicemente perfetta per questo ultimo post del 2013.
Sono successe tutta una serie di cose, di incontri, di eventi, di chiacchierate non previste da quando sono tornata a casa che mi hanno portato tutti sulla stessa strada: ma sarà che sto diventando grande?
Che poi, se ci pensate, quale periodo migliore, se non la fine di un anno, per fare bilanci?
Ieri sera ho rivisto il mio gruppo di amiche storiche per il consueto momento dell'aperipittulo: ovvero l'aperitivo creato allo scopo di aggiornarci sulle nostre vite e spettegolare su quelle degli altri (pittuliare, appunto).
Ammetto che io sono restia dal parlare delle mie faccende private davanti ad un gruppo di dieci e più persone, però questo è un rito cui non saprei proprio rinunciare, e soprattutto è il modo perfetto per rivedere tutte le mie amiche, quelle persone che, senza saperlo, mi sono state vicino in passato in un momento molto delicato della mia vita. Alla fine di un aperitivo sostanzioso preparato dalle sante manine della Giampy (eravamo ospiti nella sua nuova e deliziosa casetta!), ho rapito Zia B, me la sono caricata in macchina e siamo rimaste a parlare, per due ore buone sotto casa sua. E non lo facevamo da una vita.
Zia B è una donna straordinaria, che se vi dico come ci siamo conosciute mi prenderete per una matta secchiona da liceo: era la mia insegnante di Italiano al Ginnasio. E poi è diventata la mia educatrice in oratorio. Non c'è qualcosa di me che lei non conosca.
è un'amicizia strana la nostra, bella, matura, credo una delle amicizie migliori che ho avuto la capacità di coltivare con cura. Potrebbe essere mia madre, ma non vorrei mai avere con mia madre il rapporto che ho con lei. Io con mia mamma voglio litigare (come abbiamo fatto stamattina! XD), voglio essere coccolata, rimproverata. E zia B... no, alla fine lei mi dice ciò che vorrei sentirmi dire da un'amica con un po' di esperienza in più.
Abbiamo parlato tanto, di tutto quello che mi passa per la testa, mi preoccupa, mi emoziona. Le ho confessato che sono perennemente inquieta, che soffro quando qualcuno mi dice di quietarmi, di calmarmi. E forse l'unica cosa che dovrei quietare è questo mio inquietarmi perchè sono inquieta. Ieri sera, una volta a letto, per la prima volta mi sono chiesta: ma io, fra dieci anni, dove sarò sbarcata? Sì, se penso a me non riesco mai a pensarmi in una attività statica, non posso usare verbi come "stare" o "trovarsi". Io sbarco, mi muovo, mi agito, trottolo. Alla fine una risposta l'ho trovata, e mi sono vista con una valigia. Ho un cuore sempre aperto per le esperienze, non riesco a star ferma, Sono un'onda anomala che fa finta di essere acqua cheta prima di invadere spiagge sempre nuove. Ho tanto da fare, non mi posso fermare, ho tante cose ancora da vedere, storie da raccontare, lasciare che i miei occhi cambino colore in base ai paesaggi nuovi che incontro. E in questo momento Valencia è l'apice di questo mio sentimento viandante, che non ha mai le gambe stanche. Spero che le persone che mi stanno accanto e che mi staranno vicine in futuro possano capire le ragioni di questo mio modo d'essere. Che si emozionino con me e per me. Spero che ciò faccia soffrire il meno possibile chi mi sta accanto, che il mio entusiasmo non sia mai un limite o un ostacolo per chi mi vuol bene.
Arriverà il giorno in cui mi siederò su una bella sedia di vimini, davanti ad un sole che sorge, e racconterò tutto ciò che ho visto. Per il momento però, inizio questo nuovo anno lasciando la valigia aperta e pensando come riempirla per il prossimo viaggio.

sabato 21 dicembre 2013

A Natale puoi... fare quello che non puoi fare mai

Cose che speri non accadano e invece ti succedono (il fatto che ci si trovi sotto Natale rende il tutto più snervante):
-aspettare un volo Ryanair invano per cinque ore;
-ritrovarsi a studiare con la Cami dentro Starbucks per quelle cinque ore;
-scappare da un matto che deve prendere il tuo stesso voto inventandosi di essere spagnoli e non capire una parola di italiano;
-arrivare a Roma di domenica sera e beccarsi il lunedì di sciopero;
-riservarsi un solo giorno di festa per girare per Roma eh si, beccarsi i Forconi;
-ah già, fare un esame.

Questo è un riassunto per "aspetti negativi" di questa settimana pazzoide fra Valencia-Roma-Casa. Però in questa settimana sono successe tante cose, la maggior parte bellissime. Intanto, ho passato l'esame, che scusate se è poco! E finalmente, aggiungerei! Era un esame non fra i più difficili, eppure a luglio, con tutto lo stress della sessione estiva, ho avuto la straordinaria capacità di impantanarmici sopra. E adesso è andata. Mi mancano 10 esami per la laurea. 10. Si contano sulle dita di due mani. Duci mi disse, a novembre, che non esistono esami che non possiamo superare. Devo essere sincera, pensavo dicesse una bugia. E per dimostrarmi che aveva ragione mi ha accompagnato a fare l'esame. E abbiamo gioito insieme nel vedere un altro rigo del libretto pieno. Ho saldato il mio debito con me stessa e con quanti hanno pensato, magari facendomelo intuire in maniera velata, che potessi bloccarmi qua. Ho saldato il mio debito con quanti sono spariti e hanno continuato e continuano a vivere in superficie, facendo finta di essere pieni di amici e senza avere la capacità di saper voler bene a nessuno di loro. Ma il debito è stato saldato soprattutto con quanti non mi hanno fatto mancare il loro "te l'avevo detto" alla notizia che anche questa era andata. L'abbraccio più forte va a tutti i miei amici che, appena ritornata in Italia, si sono fatti sentire con ogni mezzo e quella domenica sera non mi hanno dato il tempo di sentirmi sola.
Poi c'è il Duci, che non merita i ringraziamenti come tutti gli altri. Perchè la sua dolcezza, la sua premura nei miei confronti, il suo amore, hanno un qualcosa che non si può spiegare. Mi sono trovata con qualche linea di febbre la sera prima di un esame e lui è corso a prendermi le medicine. Mi ha scarrozzato in giro per Roma, mi ha tenuto per mano, ha portato le mie valigie in giro. Non sarebbe stata la stessa cosa se tu non fossi stato qui. è un amore con le valigie il nostro, niente che non si possa superare insieme.
E adesso sono qui, a casa mia. Non ho mai desiderato con tanto ardore di essere qui. Valencia mi manca già, e mi è mancata tantissimo in quei giorni a Roma, ma c'è un momento buono per tutto, e io adesso devo stare qui, perchè non esiste altro posto nel quale io potrei stare meglio ora.
Mi sento felice, perchè questo 2013 finisce. E inizia un nuovo anno, l'anno della mia rivincita,l'anno in cui, fra 365 giorni circa, mi mancheranno 4 esami, in cui inizia il mio ultimo anno di università. Succederanno tante cose straordinarie, e io lo so, perchè gli anni pari mi hanno sempre portato fortuna, perchè sarò un anno più grande e, spero, migliore.
Ieri un mio caro amico mi ha scritto dicendomi di essere orgoglioso della persona che sono diventata grazie all'Erasmus. Sa quanto gli sono riconoscente per quello che mi ha detto. Ma ancora l'Erasmus per me non si è concluso, ho davanti ancora 6 mesi.
E non ho voglia di fermarmi ora.

p.s. sarebbe un Natale davvero perfetto se, potessimo trascorrerlo insieme. So che quel giorno arriverà. E sarà bellissimo.

sabato 14 dicembre 2013

Questa è la mia vita, se entri chiedimi il permesso...

Ecco, magari se ieri nel corso della cena avessimo adottato questa teoria forse non ci saremmo trovate mezza Europa in casa. Però diciamolo, le feste universitarie in casa (e in particolare quelle erasmus) sono belle proprio per questo!
Adelante Adelante, raccontiamo tutti i dettagli di questa fantastica serata!
Alle 20:30, ora dell'appuntamento, el piso 14 sulla gran via fernando el catolico era invaso da un ottimo profumo di parmigiana di melanzane preparata dalle due padrone di casa.
Con grande orgoglio io e la Ele abbiamo inaugurato il nostro forno con un signor piatto tipico della cucina italiana.
Non è stato semplice reperire la materia prima (sopratutto le melanzane!!! è stato più semplice trovare il parmigiano!!), ma già prima di metterla in forno quella parmigiana prometteva faville.
E così abbiamo conquistato le papille gustative dei nostri ospiti.
Eravamo all'incirca una ventina di persone e nel nostro appartamento abbiamo ben rappresentato l'Europa. Oltre ad un numero spropositato di italiani le nazioni presenti erano Francia, Germania, Portogallo e Inghilterra. Ma la cosa davvero figa è stato che in tavola c'erano diversi piatti tipici! oltre il piatto forte, campeggiavano sul tavolo la quiche lorraine, polpette con mostarda alla tedesca, vini iberici, birre di ogni tipo, pandori melegatti e wiscky scozzese.
è stata una bolgia, credetemi, soprattutto perchè le sedie erano davvero pochine. Ma è stato bello.
La prima festa organizzata da me, ma ci credete? Mi rendo conto che mostro un entusiasmo spropositato per tutte le "prime volte" che sto sperimentando qui. Ma ho una gioia incontenibile. Come si fa a spiegare cosa vuol dire avere uno spazio tutto proprio, se la maggior parte di voi non ne è mai stato sprovvisto? Io finora di "mio" ho solo avuto una stanzetta con bagno. E basta.
Ho potuto organizzare una festa, fare casino fino a tardi, raccogliere le lattine delle birre e fare colazione con il pandoro rimasto. Per me è tantissimo. Sto avendo per la prima volta qualcosa di mio. Per un anno posso tornare qui e pensare che sono a casa.
Domani torno a Roma. una città che ormai non sento mia, che non riesco a sentire mia, perchè tornarci vuol dire non avere un posto dove andare a stare senza scomodare qualcuno che mi ospiti. E chi mi conosce bene sa quanto mi pesi dover essere di intralcio agli altri. Andrò a dormire in un albergo, perchè non mi va di imporre la mia presenza dove non è gradita. Domani inizio un viaggio che terminerà solo giovedì, quando con papà tornerò nel mio paese, dove mi aspetta la mia famiglia. Passerò questi giorni così, in un posto che ora come ora mi dice poco. Dove per ora nessuno, se non pochissime persone mi hanno detto "ma dai, resta".
sarà starno tornare a Roma, sapendo cosa lascio qui.
Un posto che è mio.
Un posto, una città, una esperienza che sto difendendo con le unghie e con i denti da chi vuole ridurla ad un mero "in erasmus si va solo per sballarsi, la Spagna è il posto di chi vuole scopare".
Questa sera, la mia ultima notte qui del 2013, ho capito il senso di tutto questo. Sono uscita fuori dalle mie sicurezze, dalle mie ansie, da amicizie rese tali solo sulla carta per trovare la mia libertà. Mi sono bastati 4 mesi qui per capire la nuova versione di me che si è creata. Ho preso tutte le mie paure e le ho poste al mio servizio: non sono più loro ad agire su di me, ma io che mi servo di loro per costruire la mia città, le basi della mia sicurezza.
Ieri sera eravamo tante persone diverse, alcuni non si erano mai visti prima fra loro, tutti provenienti dalle realtà più disparate. Abbiamo fatto una piccola rappresentazione del nostro futuro, immersi nella più completa diversità. Già tutti più cresciuti dopo quattro mesi di vita qui. Un po' più internazionali. Molto più grandi.

giovedì 5 dicembre 2013

Navidad, Navidad, hoy es Navidad

Mi rendo conto che letto così il titolo non vi dice niente, ma per chi fa la spesa al Mercadona in Spagna sa bene che questa è la versione spagnola di jingle bells.
Sì, gli spagnoli hanno un terribile rapporto con altre lingue che non sia la loro, e avvertono l'impellente esigenza di tradurre tutto nel loro idioma madre.
E quindi cantare "jingle bells" per loro non ha senso. Vuoi mettere attaccare con una bella canzoncina in spagnolo sul natale nel Mercadona i primi di novembre che effetto fa??? Già, perchè è dal 3 di novembre che al banco surgelati non si sente altro.
Che poi, aria di Natale...il mio cuore avverte l'esigenza di stare davanti al camino a guardare cartoni animati e bere cioccolata calda. Ma non è tempo per noi. Perchè, nell'ordine, ho ancora da fare:
-un esame di spagnolo, con relativa presentazione orale sull'Italia ( :O )
-l'ultimo esonero di derecho de la Union Europea;
- l'esposizione di un lavoro di gruppo fatto sulla stessa materia;
- IL TEMUTISSIMO ESAME in Italia che sto preparando con quella sclerata della Cami. Siamo in pieno tour de force. Fino a data-segreta siamo due ragazze of limits (non comunichiamo la data per puri motivi scaramantici. La Spagna ci sta molto forgiando a riguardo.). Andiamo avanti a botte di tisane, thè verdi e OMMMIODDIO. Scusateci, siamo fatte così.
Proprio oggi, io Vero e Cami ci siamo tolti un'altra fatica dalla lista di cose da fare prima di partire: esposizione di un lavoro di comparazione in diritto costituzionale. Siamo state proprio brave, c'è da dire la verità! E mi sono sentita così brava, che oggi mi sono concessa una lunghiiiiiiiiiiissima passeggiata di tre ore dopo l'università. E c'è scappato qualche regalo di Natale! :)
Ma non voglio annoiarvi oltre con queste tristi faccende di studio, perchè il mio post vuole parlare di una delle cose più tipiche della vita erasmus: le cene!
C'è da parlare di una cena passata e di una cena futura: andiamo per ordine.
Giovedì scorso, sono stata invitata ad un sushi-cena a casa di Ester, chica tedesca in erasmus per un semestre. Le nazioni rappresentate erano le seguenti: Germania (in netta maggioranza), Italia, Olanda.
Io mi sono aperta al sushi per la prima volta. Se considerate che non mi piace affatto il riso, temevo che sarei tornata a casa a pancia vuota. E invece, sarà stata la fame, mi è piaciuto moltissimo. Fino a quando i miei occhi non hanno incrociato lei: la salsa Wasabi. Ma cchè ne potevo sapè io de che me stavo a magnà! L'ho vista lì, verdina, insignificante, ho pensato fosse guacamole. So che il filo logico di questo mio pensiero è nato morto, ma non potevo immaginare! Era la mia prima volta!
Dirò solo una cosa per descrivere il momento in cui ho mangiato una cucchiaiata di sasla sopra un minuscolo pezzo di sushi: cervello in fiamme. Ho semplicemente pensato che sarei morta. Dopo due minuti di tormenti, la rinascita. Il mal di gola e il naso chiuso che avevo prima completamente spariti, occhi ben umidificati e sapore di fresco in bocca. Mi stupisco che non mi siano diventati i capelli biondi dallo shock, ma siamo ancora qua.
E ovviamente, a metà della cena, la domanda topica da parte della mia amica tedesca è stata: ma davvero in Italia votate Berlusconi???
Già. E non vi dico l'ilarità generale quando ho raccontato alla platea del "Silvio ci manchi" che la Pascale, ancora ventenne, fece volare sopra i cieli di Sardegna.
Ma non preoccupatevi, riscatterò l'immagine degli italiani: il prossimo venerdì 13, ultimo venerdì di mia permanenza a Valencia per questo 2013. Io e la coinquy abbiamo organizzato la cena de Navidad nel nostro piso!!!!!!!!!!!! Sono emozionatissima all'idea, non potete capire!
Se volete partecipare, vi forniamo le regole della cena: portare cadauno un piatto da condividere, indossare qualcosa di rosso e dotarsi di una bandiera spagnola...
Perciò, per sapere tutti i dettagli restate collegati: che i preparativi por la Navidad abbiano inizio!
Intanto, un simbolico Babbo Natale portacandela sul tavolo della cucina, fra un lavoro e l'altro, ci ricorda che fra poco si torna a casa.

Hasta luego!