giovedì 28 novembre 2013

l'amore non si spiega fa girare il mondo e poi...

Dopo 3 mesi d'attesa...
Dopo esami su esami macinati, esoneri, linee skype saltellanti, lettere internazionali e messaggi senza tempo...
Dopo tante promesse e speranze...
Il Duci è sbarcato sul suolo iberico!

Scusate se manco su questo blog da un settimana, ma vi assicuro che stare dietro al Duci è un qualcosa di abbastanza impegnativo. 

Premettendo che per una settimana, in attesa della sua venuta in terra ispanica, mi sono ammazzata di studio per poter essere bella e smagliante in sua presenza. E infatti manco dalle lezioni da una settimana, senza contare l'unica eccezione del test di inglese fatto martedì.
Un amore di ragazzo: mentre io studiavo qualcosa sul common law lui puliva, rassettava la stanza, mi preparava il thè e mi correggeva la pronuncia. Ve l'ho detto che è un amore!

Andiamo con ordine però. 
Non è che voglia raccontarvi ogni singolo particolare di questa "vacanza", tranquilli, però sono stata davvero troppo bene!

Ho visto più cose di Valencia in questi 3 giorni che in tre mesi: un po' per tempo, un po' perchè ho aspettato che venisse a trovarmi qualcuno prima di vedere le cose più "turistiche" della città. Ad esempio ho visto per la prima volta la città delle arti e delle scienze. UNO SPETTACOLO. 
E l'oceanografico???? vogliamo parlare di tutti quei pescetti???? è stato BELLISSIMO!!!! Urlavo più io di gioia dei bambini!!! 

Ho assaggiato tutte le cose più caratteristiche: tapas, sangria (fatta come Dio comanda), Paella, churros e cioccolata... Tutto!!! 
E poi ho dato prova di essere una cuoca provetta! Ma volete sapere l'aspetto più tragico della cosa?? Al momento di fare il mio cavallo di battaglia, ovvero la tortillas con le patate, per colpa di una padella non antiaderente si è bruciata!!!! Che disdetta!!! Volevo piangere! Possibile che quando sono da sola le cose mi vengono bene, poi vado per fare bella figura e combino pasticci???
Ma questo non è stato decisamente l'unico disastro combinato insieme.
Ad esempio, causa una doccia otturata, la prima mattina la mia dolce metà ha allagato 6 stanze su 8. 
Oppure ci sono io, che la domenica mattina, mentre siamo già alla città delle arti e delle scienze chiedo a me stessa se ho staccato la piastra per capelli, scomodando l'intero palazzo per controllare se il mio appartamento fosse devastato dalle fiamme. 
Oppure il Duci che lascia cadere mezzo chilo di sale nel sugo... insomma, noi sappiamo come divertirci. Siamo due catastrofi naturali. Per questo ci vogliamo bene. Apparteniamo alla stessa categoria: reparto "disastri ambientali". 

Però amo tutto di lui.
E oggi che l'ho accompagnato all'aeroporto ho provato un pizzico di invidia. Per lui che sarebbe ritornato in Italia. Sono sempre in eterno conflitto fra queste due vite, quella "normale" in Italia e quella "normale e parallela" che vivo qui. La Spagna deve ancora darmi molto, moltissimo. Ma l'Italia mi manca. 

E mi manca Duci, che a quest'ora starà volando sopra la mia testolina, diretto a casa. Ho vissuto un piccolo sogno in questa settimana: vivere insieme. Come le persone normali. E adulte. 
all'inizio è stato strano. Dopo una settimana capisco che è quello che voglio. Con tutti i suoi lati positivi e negativi, gli alti e i bassi. Ma voglio questo dalla mia vita. Voglio te. 
Per quante buone occasioni saremo disposti a cogliere, occasioni che forse ci porteranno lontani l'uno dall'altra, io sarò sempre pronta a darti forza, come tu hai fatto con me quando ho intrapreso questa avventura. 
E ogni volta che vorremo, basterà incontrarci in qualsiasi angolo del mondo per sentirci a casa.  

sabato 16 novembre 2013

l'appartamento spagnolo-che studente erasmus sei

Sì, d'accordo, non è il massimo etichettare il mondo in stereotipi e inserire le persone in categorie.
Va detto però che dopo due mesi pieni e ben vissuti di Erasmus qualche "etichetta", come si fa con i post del blog, va messa.
Insomma, non tutti gli studenti Erasmus sono uguali!
Posso dire che ho un campione di analisi abbastanza vasto, dal momento che la Spagna è la meta Erasmus per eccellenza preferita degli studenti (europei e non) e che Valencia è una città che attira moltissimi studenti stranieri.
State per partire per l'Erasmus e volete davvero capire cosa vi aspetta? Siete già partiti e volete farvi due risate? Perfetto, questa lista è fatta per voi!

-El fiestaiolo: ovvero "quiero salir de fiesta". Non conosce orari, lezioni che iniziano alle nove del mattino, freddo, pioggia o gelo. Lui, qualsiasi cosa accada deve fare solo una cosa: uscire la sera. Quante più sere possibili. Le canzoni di Icona Pop e di Bob Sinclair fanno parte del suo dna e conosce TUTTE le feste che si svolgono in città, come raggiungerle e quanto costa una cerveza. Il suo motto è "Fuck me, I'm Erasmus" e da questo si farà accompagnare per tutta la sua esperienza. Pur di soddisfare la sua voglia di disco e doppio malto arriverebbe fino alla città universitaria più vicina per sperimentare la vita notturna della contea limitrofa. Salvo poi ritornare la sera dopo, sempre nello stesso pub. L'importante è che si esca.

-Er sola: soggetto decisamente interessante. Quando ti contatta per proporti qualcosa, ha spesso idee davvero originali, che toccano i diversi momenti del giorno, da giro in bici nel parco al concerto alternativo nel locale sotto casa. Salvo poi sparire. E solarti cinque minuti prima dell'ora stabilita (se vi va bene! Potrebbe anche non avvertirvi e farmi perdere la serata invano!) Diffidate da questa tipologia di persone, vogliono solo far vedere al mondo che come si divertono loro in Erasmus nessuno e che hanno progetti troppo fighi per la gente normale. E sarebbe anche vero, se solo quei piani venissero attuati!

-Il pigro: lo so, è brutto da dire, ma in Erasmus ogni tanto è necessario studiare. Non ditelo al pigro però. Il pigro è il classico studente che non sa manco lui come ha fatto a vincere la borsa Erasmus, che ha scelto quella città perchè boh, che quell'appartamento lo ha trovato un po' per sbaglio e se gli chiedi in quale università studia e che corsi frequenta lui non lo sa. Perdonatelo, non è colpa sua, lui è fatto così: è troppo pigro per dedicarsi seriamente a quello che sta facendo. Il codazzo di amici erasmus non gli manca perchè genera simpatia in chi lo incontra e lui si lascia allegramente trascinare. Senza saperlo è quello che viene coinvolto nelle cose più fighe. però boh, non se lo ricorda.

- I-N-fedele: per la categoria "l'amore ai tempi dell'Erasmus" ecco a voi Il-Non-Fedele. Il/la suo/a ragazzo/a è rimasto nel Paese d'origine, a struggersi di gelosia e sentimento per il partner lontano, coinvolto in una esperienza, qual è l'erasmus, nota alla maggior parte degli studenti nel mondo come "il momento migliore della propria vita per scopare". Sì, ve lo assicuro, molta gente parte per l'erasmus proprio con il seguente obiettivo, e la scelta della nazione o della città è indirizzata in base a stereotipi comuni sui popoli europei e gusti personali in fatto di gnoccaggine. Ma lui/lei no, è amante fedele alla dolce metà rimasta in patria. Salvo poi guardare ogni sedere gli passi davanti. Se è vero che la fedeltà si dimostra con i gesti e non a parole questo non è decisamente il modo migliore.

-El borracho: ovvero l'ubriaco. Poco da dire su questa persona, ogni scusa è buona per bere. Fino ad ubriacarsi, ovvio. Ancora non ci è chiara la finalità di questa missione quotidiana, il borracho è sempre troppo ubriaco per dirvi quale mistero lo spinga ad ingrossare a dismisura il proprio fegato. Lo troverete sempre con gli occhi incrociati sorretto da qualche coinquilino compassionevole che lo riporta a casa. Il mattino dopo proverà a darvi qualche scusa per qualcosa combinata la sera prima dicendovi che quando è sobrio non fa così. Certo Borracho, ci crediamo tutti. Dammi un sorso di quella birretta va!

-Il nazionalista: Neanche lui sa per quale motivo è finito in quel Paese a fare l'Erasmus. un Paese imbarbarito nei costumi e incivilizzato rispetto al proprio paese d'origine. Il nazionalista non si sforza di imparare la lingua del posto, lui è convinto che sapere l'inglese è più che necessario al suo fabbisogno. Che se può essere una filosofia più o meno corretta in campo universitario, vaglielo a spiegare te al fruttivendolo sotto casa cosa sia un chilo di "bananas" se in Spagna si chiamano "platanos". Il nazionalista frequenta solo la gente del suo Paese d'origine che può comprenderlo nella lotta contro gli infedeli autoctoni che vivono in quel sito. Fatti dare un consiglio nazionalista: resta a casa la prossima volta e fai partire chi ha più voglia.

-Lo sperto: ovvero il "troppo esperto", l'esatto contrario del nazionalista. Lui conosce il posto alla perfezione, la lingua che si parla in quel paese la conosce a menadito anche se vuol farvi credere che l'ha appresa per scienza infusa e parla pure il dialetto di quella zona. Il suo appartamento è il migliore (a detta di lui), come sa fare lui la spesa pochi altri esseri umani e ovviamente è un cuoco sopraffino. Solo per troppa gentilezza non correggerete ogni suo errore grammaticale mentre pontifica con gli sconosciuti o non gli farete notare che per quella catapecchia che chiama stanza anche un euro è un prezzo esagerato. Lui è convinto di quello che fa. E voi non siete nessuno per dire che sbaglia. Amen!

-Il rimorchiatore: dulcis in fundo, l'animale da erasmus che non rischia l'estinzione. Le gesta delle sue imprese sessuali passate riecheggiano per tutti i locali della città e se vi concederete a lui non sarete voi a fargli un grande regalo, ma lui a voi, perchè vi farà provare la più grande esperienza sensoriale dell'universo. Già. Dai su rimorchiatore, inizierò a prenderti sul serio quando avrai smaltito almeno metà di quella panza da birra che ti ritrovi o non avrai il fiatone dopo aver salito solo due gradini. Ritenta, sarai più fortunato.

Ovviamente la lista degli studentierasmus-tipo è infinita e ci si può sentire liberi di appartenere a più categorie o a nessuna di queste! Che il vostro erasmus sia come lo immaginate, e la bellezza di questa esperienza possa emergere dall'entusiasmo con cui, nostalgici, racconterete tutte le vostre avventure (vere o presunte) a chi non lo ha ancora fatto.

lunedì 11 novembre 2013

in bianco e nero...

"Guardo una foto di mia madre, era felice avrà avuto vent'anni..."
Anche a voi piace guardare vecchie foto? Ripercorrere la storia della vostra famiglia dagli sguardi color seppia dei vostri nonni sui fogli patinati seghettati ai lati come enormi francobolli?

Tutta la mia riflessione "storica" è cominciata ieri mattina, una domenica come tante di una splendente Valencia. Ho fatto partire a manetta canzoni anni '90 e '80; ve la ricordate "t'appartengo" di Ambra Angiolini? Ecco, lo standard della mia domenica era il seguente (ci tengo a giustificarmi: è tutta colpa del Duci, che è andato in fissa con "Tale e quale show" e ora stiamo facendo scorta dei grandi successi degli anni che furono...). E nel mezzo del mio canticchiare, la Cami mi propone ad andare ad un mercato vintage.

I mercati vintage: la mia passione. da quando li ho scoperti, circa un anno fa, non riesco più a smettere. E faccio entrare in questo circolo vizioso quanta più gente possibile. L'anno passato ho preso d'assalto il mercato vintage del Circolo degli artisti (pubblicità occulta, lo so, ma se siete a Roma DOVETE ANDARCI almeno una volta nella vita. Se vi piace il genere vintage, ovvio. E se non vi piace, dovete passare di lì almeno per farvi una serata alternativa a ballare nel pratone.) e quest'anno mi stavo sentendo troppo in astinenza da "attività radical chic".
Non potevo proprio resistere alla tentazione.

Se avessimo visto solo da fuori il locale dove hanno fatto il mercadillo ieri, molto probabilmente non gli avremmo dato manco du' lire. E invece all'interno è figo assai. è un pequeno (ma molto pequeno, pequenissimo direi, ma non stiamo a questionare sulle misure!) Circolo degli artisti in chiave valenciana. Senza il super prato. E va bhè, ve lo avevo detto che era piccolo!
è una sorta di garage adibito a locale anni '60: ieri con tutte quelle musichette americane vecchia moda mi aspettavo che da un momento all'altro comparisse Fonzie a chiedermi di battergli il cinque.
Io non ho saputo resistere, ho comprato un giubbetto di pelle. Ok, non sarà pelle, ma l'ho pagato 5 euro ed è troppo carino.

N.d.R. = Valencia è piena di negozi e mercati dell'usato, non so se è per colpa della crisi o perchè va di moda la roba usata.

A me i negozi vintage fanno impazzire: so che non è il massimo dell'igiene prendere roba usata da altri, ma mi piace pensare cosa quell'oggetto che io sto comprando abbia significato per chi lo ha venduto. Bhè, direte voi, se il vecchio proprietario lo ha venduto vuol dire che non ci teneva gran ché. Magari sarà così, ma sicuramente quell'oggetto ha una storia, magari era un regalo non gradito, oppure ricordava una persona che non ci sta più vicino, o semplicemente siamo ingrassati e quella gonna, a malincuore prende solo polvere nell'armadio. Ma ha una storia, sicuramente sarà piaciuto a qualcuno, ha tutta una sua avventura alle spalle. E nel momento in cui io lo compro, a continuare quell'avventura sarò io.
E magari chissà, arriverà il giorno in cui lo troverà mia figlia sul fondo di uno scatolone e se ne innamorerà, oppure una scaltra nipotina prenderà in mano quel vestito e dirà "nonna, anche da giovane eri tanto magra!" (sì, perchè anche a 60 anni inoltrati continuerò a portare una taglia S e mia nipote si sarà guadagnata 20 euro per aver detto il vero sul mio aspetto fisico.)

Mi piace pensare che dai nostri genitori non ereditiamo solo il colore degli occhi e la forma degli zigomi, ma anche i gusti, qualche pennellata del nostro carattere, lo stesso modo di piegare la testa di lato quando ascoltiamo qualcuno o scoppiare a piangere per qualsiasi cosa.
L'estate scorsa mi trovavo a casa di mia nonna con mamma e da uno scatolone uscì fuori un vestito di seta lilla che mia nonna cucì per mia mamma. Mamma non lo mise mai perchè mia nonna, fra una cosa e l'altra, dimenticò di ultimare le ultime cuciture. E adesso quel vestito è qui nel mio armadio, lo uso tantissimo perchè lo trovo delizioso e il Duci mi ha detto che, con quella svolazzante gonna a campana anni '50, sembro una principessa.
Spero che mi stia bene come sarebbe stato bene a te alla mia età mamma.
E spero di aver portato qui a Valencia non solo il tuo vestito, ma anche la grazia con cui tu sai ascoltare il mondo.

sabato 2 novembre 2013

And the coloured girls say doo doo doo, doo ...

Questa canzone di Lou Red è l'ultimo ricordo della sera del 31 ottobre.
Non che dopo sia caduta in coma per eccesso di alcool o cocktail letale di droghe, è l'ultima canzone che ho ballato quella sera. Con "Walk on the wild side" la festa è finita, siamo usciti dal locale. Festa finita, il freddo è arrivato repentino a Valencia, la malinconia dell'autunno, delle foglie in terra, dei corpi caduti ha colpito anche questo angolo che si affaccia sul Mediterraneo.
Ogni mezzora, oggi, suonano le campane, e suonano a lutto. "Ricorda-dicono ad ogni rintocco-ricorda chi ti è caro."
Ho studiato un sacco oggi (che evento straordinario!), sono stata pigra verso l'esterno, sono rimasta in pigiama quasi tutto il giorno, mi bastava la sopravvivenza nei due metri quadri di stanza.

Finita la festa, il 31, ho avuto un senso di decadimento. Ho ballato sui tacchi per quasi 5 ore, ho scaricato tutta l'allegria accumulata nel corpo. Mi sono sentita spoglia.
Sapevo sarebbe arrivato anche questo momento, era pronosticato anche questo. Prima di addormentarmi ho chiuso gli occhi e ho espresso un desiderio: domani sarò in Italia.
Bhè certo, ero ancora in Spagna la mattina seguente. Mia sorella ha festeggiato il suo compleanno, ed era il primo compleanno che mi perdevo.
è stato strano. Ora comprendo cosa spinge le persone egoiste ad essere tali. Quando vivi in relazione con gli altri, lasci pezzi di te infilati nelle pieghe della loro pelle, fanno ordito con la trama dei loro capelli. Non ti ricostruirai mai per intero. E il corpo sente sempre la mancanza di ogni sua singola parte.
Sono due giorni che mi chiedo cosa mi sia preso, e finalmente ho capito.
Ritornerò ad essere allegra nel giro di poco tempo, forse quando la temperatura si alzerà giusto di qualche grado, tanto da sentire le mani al caldo. Perchè penso che il problema sia quello, sentire le mani fredde. Se c'è qualcuno che te le riscalda, bene, altrimenti impiegherai un po' di tempo in più se provi a scaldarle da solo.
Mi sono divertita tanto giovedì sera, non ho mai visto così tanta gente riempire le strade e le piazze di questa città. Gli Spagnoli devono avere uno strano rapporto con l'allegria, perchè non riescono proprio a non esserlo. Fanno sempre tanta festa e un sacco di casino. Certo, questo porta loro a non controllare spesso le loro azioni, e soprattutto le loro funzioni biologiche; non vi tedierò raccontandovi che fanno davvero pipì ovunque, dalle piazze (e non in un angolo appartato, ma al CENTRO della piazza) ai bicchieri (VI GIURO!). Se siete deboli di stomaco potreste trovarlo uno spettacolo rivoltante.
E poi è arrivato Lou Red che ha chiuso la serata. Ho tolto le orecchie da gatta, mi sono struccata e mi sono messa a letto. Il resto lo sapete.

Oggi però mi sono concessa un grande lusso: in compagnia di una ciotola di pop corn ho visto "la grande bellezza" di Sorrentino. Roma è la sola protagonista di questo film. E so cosa vuol dire precipitare nei suoi fasti e nelle sue vie. Restiamo tutti amanti insoddisfatti di questa città.
E dopo sono uscita, ho rifatto pace con l'esterno.
Non vi dirò cosa ho fatto, ma vi assicuro che ho fatto la sola cosa giusta che si potesse fare.