lunedì 28 ottobre 2013

Little pretty trip_Sagunt y Port Saplaya

Davvero credevate che non avrei documentato il primo viaggio oltre i confini valenciani qui sul blog?
Ecco, vi sbagliate!

Buon pomeriggio miei followers e buon inizio di settimana! "Manana es lunes!"  ("domani è lunedì!") diceva un'immagine trovata ieri in giro su instragram con un Bugs Bunny depresso per la fine del week end, però la settimana inizia con il piede giusto se il week end precedente è stato uno spasso!

La mia settimana universitaria per questo semestre si conclude ogni venerdì all'una. Dalle 13:01 comincio ad assaporare il gusto del nuovo fin de semana que empeza e a volare leggero con la fantasia, trasportata dai pensieri di tante splendide attività da fare nell'arco di circa 50 ore.
Dovete sapere inoltre che per me il week end da quest'anno ha davvero una marcia in più: infatti nel collegio Paraponziponzi in cui sono vissuta per ben 3 anni diciamo che due sabati pomeriggio su quattro, da ottobre fino ad aprile, sono occupati da un corso di economia di durata quinquennale. Forse sperano così di trovare qualcuno, fra le giovani leve del collegio, che riesca a formulare un algoritmo capace di portare la ripresa italiana a registrare un +70%. In attesa di quel giorno alla maggior parte di noi questo corso comporta un grado di soddisfazione pari ad una seduta di lobotomizzazione.

Capite bene come adesso che sono riuscita a riappropriarmi dei miei sabati pomeriggio (almeno per quest' anno) mi sento bene come quando la domenica mattina mi svegliavo in tempo per vedere i cartoni animati su Rai2.
Il programma di questo we è stato il seguente:
-uscita serale il venerdì;
-uscita serale il sabato (I love Radiocity! <3 ), con conseguente recupero di un'ora di sonno per il passaggio all'ora solare;
-visioni di pellicole dai toni impegnati come "Cattivissimo me 2" ( adoraaaaaaabile! *.*), stralci di "kung fu panda" in spagnolo e un numero imprecisato di puntate di gossip girl (ok, lo ammetto, sono ricaduta nella trappola e non riesco a smettere).
Il tutto si è concluso con una fantastica gita domenicale a Sagunto e Port Saplaya!

Chi non si ricorda di Sagunto dai libri di storia?? Non ve la ricordate? Va bhè, storie di romani, cartaginesi, Annibali ed elefanti. Sta di fatto che Sagunto è un cittadina decisamente graziosa! Se vi trovate a fare un viaggio nella comunità valenciana, passarci è d'obbligo: al suo interno è perfettamente conservato il teatro romano e la fortezza che dominava la città, all'interno della quale sono ben visibili i resti delle antiche terme e del foro. Senza dimenticare che Sagunto fu una delle ultime città ad avere un ghetto ebraico prima della cacciata degli ebrei dal territorio spagnolo nel XV secolo: il quartiere ebraico è intatto, con le sue stradine strette e ripide e gli archi di entrata che permettevano l'accesso al quartiere.

E siccome una gita erasmus non sarebbe tale senza tanto scanzonato divertimento, abbiamo pranzato in una spiaggia molto vicina a Valencia, la spiaggia di Port Saplaya, anche detta "piccola Venezia" per la presenza di casette colorate affacciate sul piccolo molo, un misto in realtà fra Positano e Portofino. Immaginate me, abbrustolita da un sole che segna una temepratura di 28 gradi, una coca ghiacciata, il rumore del mare e un paninazzo con i calamari. Non si può chiedere davvero niente di meglio dalla vita.

Vorrei che il mio stato mentale da "studente erasmus" non sparisca mai dalla mia vita. In due mesi di vita qui ho fatto cose che non credevo mai di fare in vita mia, ho visto meraviglie che non pensavo esistessero e sopratutto non immaginavo di affezionarmi così tanto a questo posto. Da quando sono qua gioco spesso la carta "imprevisto", la stessa che capitava quando si giocava a Monopoli, e non mi secca affatto prenderla. Anche se la carta dice "prendi il treno e parti". Vorrei averlo fatto più spesso in questi anni universitari, vorrei essere uscita più spesso il sabato sera per tornare quasi all'alba e farmi due spaghetti con il pomodorino, guardare film strappalacrime fino a tardi e svegliarsi presto per andare a lezione, leggere libri in altre lingue, studiare al parco.
Poche volte in vita mia ho fatto le cose di impulso, senza pensarci due volte, e tutte queste volte mi trovavo al mare. Ricordo una volta da piccola ad una pasquetta, gli amici dei miei genitori giocavano a pallone sulla spiaggia e io desiderai in quel momento che il pallone finisse in acqua per poterlo andare a riprendere. Non terminai il pensiero che la palla finì in acqua davvero, e io mi buttai in mare. Presi due ceffoni da mia madre, ma io mi sentii felice.
Nell'estate del secondo anno di università feci un giro al mare con uno dei miei migliori amici. Lui aveva il costume e si tuffò in acqua. Io avevo un vestito carino e i boccoli freschi di parrucchiere per la festa di diciott'anni di mia sorella. Senza pensarci troppo ero già in acqua vestita e risi per tutto il tempo.
Ieri mi sono bagnata i piedi senza togliermi i pantaloni: erano bagnati fino a metà gamba. Non mi importava di tornare a casa i jeans bagnati: quando ci si riappropria del tempo bisogna festeggiare con una piccola trasgressione. E una dose massiccia di felicità

Baci baci

venerdì 18 ottobre 2013

you've got the love

Dopo diverso tempo, ritornano i post scritti dall'Italia!
Ma non abituatevi, il mio ritorno in Spagna è imminente, volevo giusto raccontarvi cosa si prova a ritornare a casa per la prima volta.

Andiamo con ordine però: perchè sei tornata? voglia di coccole materne? Oddio, anche!
Il vero motivo però, è stato un altro: la laurea della MiticaLù.
E siccome l'intenzione era quella di rivedere quante più persone possibile (primo fra tutti il Duci), il mio viaggio è stato lungo ed eterno.
è cominciato sabato pomeriggio: immaginate me, bella e impossibile (.... AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH! Amatemi anche per la mia autoironia!) a muovermi fino alla metro per raggiungere l'aeroporto con un bagaglio a mano che solo più tardi avrei scoperto essere più pesante del limite consentito per i bagagli a mano. Prima tappa: Valencia- Roma Fiumicino. Il Duci è venuto a prendermi in aeroporto. Classica scena da film al nostro incontro.
Era importante vedersi. Non credo ci saranno altri incontri, anche dopo periodi di lontananza più lunghi di questo, più significativi. Siamo stati insieme per 24 ore, abbiamo attraversato Roma nelle direzioni di tutti e quattro i punti cardinali, ero distrutta e incosciente dalla stanchezza. Ma siamo stati insieme. Questa era davvero la cosa importante, la medicina che non fa sentire alcun tipo di stanchezza o dolore ai piedi.
 C'era solo voglia di piangere dall'emozione.
 Non siamo fatti per vivere lontani, la nostra pienezza si raggiunge solo quando possiamo stringerci le mani. Ammettiamolo, il Duci è pieno di difetti, e sa come farmi arrabbiare, ma questo non cambia il fatto che macinerei i chilometri, ogni sera, pur di dormire abbracciata a lui.
Non mi soffermo su come siamo stati abili nel saperci smarrire dentro il parco della Caffarella per arrivare sull'Appia Antica, o sul fatto che pensavamo di percorrere l'Appia per ritornare nel centro di Roma nella direzione sbagliata (questo vuol dire che in un mese e qualche giorno, mas o menos, saremmo arrivati tranquillamente a Brindisi, aspettandoci di arrivare invece alla Bocca della Verità), vi dico solo che abbiamo passato le 24 ore più matte della storia.

Arrivederci alle prossime 24 insieme (che se magari fossero 48, 72 ore o di più non mi dispiacerebbe affatto!)

Il Lunedì sveglia alle 6 del mattino per completare l'ultima parte del viaggio: Roma-Rossano Calabro. Solo 7 ore di pullman sulla Salerno-Reggio, che sarà mai???? :O
E ieri, finalmente, il grande giorno: fiesta!
Ovviamente, per non perdere il ritmo,mi son fatta una bella levataccia anche ieri per essere a Cosenza alle 9 del mattino per l'inizio della seduta di laurea. Credetemi se vi dico che ero emozionata come se fosse il mio giorno (ma magari!). Non so se è dovuto al fatto che siamo nate a distanza di pochi anni l'una dall'altra o per il clima respirato a casa, ma fra noi quattro esiste una simbiosi totale, non siamo abituate a vivere con distacco le esperienze delle altre. Fa quasi strano non essere più piccole, festeggiare per traguardi che sono da "persone grandi", noi che abbiamo tante di quelle foto insieme mentre giochiamo con le barbie, o sotto l'albero di natale, o con i vestiti di carnevale. Confetti rossi da laurea, tacchi alti, trucchi e discorsi seri sul futuro sembravano, quando eravamo piccole, esperienze così lontane dalla nostra routine, e adesso con 21 mi sento quasi vecchia!
Quando ero piccola, credevo che la casa fosse un posto fisico, con le stanzette da riempire di poster e il soggiorno luminoso. Ho capito adesso, che la casa è un seme, piantato nel nostro cuore. La nostra vita è agitata da molti venti, e i semi di casa fecondano gli occhi di chi amiamo. Roma è la splendida città che sono abituata a conoscere solo perchè il cielo ha il colore dei suoi occhi e l'acqua che scorre ha il rumore argentino delle risate dei miei amici. Rossano profuma della cucina di mamma e del dopobarba di papà, è calda come gli abbracci che ci diamo noi quattro nei momenti importanti.
Non esistono fondamenta e carta da parati, tende e stoviglie.
You've got the love, voi avete l'amore di cui ho bisogno per guardarmi dentro.
E per avvertire la voglia di chiudere le valigie, e tornare.

giovedì 10 ottobre 2013

'O sarracino


Feliz Jueves!
Non poteva passare la prima festa valenciana de mi vida senza un post sul blog! E non ho dovuto neppure aspettare tanto per vedere l'anima spagnola in festa! Un mese preciso da quando ho cominciato le lezioni. Perchè qui, ridendo e scherzando, è già passato un mese! Già un mese che sono qui, e quasi mi sento triste! 

Prima festa valenciana, e che festa! La fiesta del nou d'octubre, detto proprio in valenciano, festa della sola comunidad valenciana. Il 9 di ottobre infatti si festeggia la cacciata dei mori dalla città, nel lontano 1238 per mano del Re Jaime I. 
Ma non solo: siccome ai valenciani piace festeggiare, innamorarsi e festeggiare mentre si è innamorati, hanno pensato bene di festeggiare gli innamorati proprio il 9 di ottobre, quando la chiesa festeggia San Dionigi. E perchè si è scelto proprio San Dionigi? Ecco, questo proprio non si sa, o meglio c'è una leggenda che da una motivazione, ma capirete da voi che serve solo a giustificare la massima di cui sopra (3 cose piace fare ai valenciani: festeggiare, fare all'amore e festeggiare mentre si fa all'amore). Si dice infatti che all'entrata di Jaime nella città, i valenciani abbiano fatto provare alla regina consorte i prodotti tipici della terra valenciana protetti da un fazzoletto in seta. Da allora San Dionigi diventa santo patrono di pasticceri e fornai valenciani e, non si capisce per quale motivo, anche degli innamorati. E a noi sta bene così, perchè in occasione della festa degli innamorati a Valencia si fanno i mocadorà, ovvero marzapane modellato a mo' di frutta e verdura. è inutile dirvi che ieri in mattinata sono uscita appositamente per comprarli. 
Così come è inutile dire che sono squisiti. 
E che se il Duci si comporta bene ne riceverà qualcuno anche lui a breve.

Ma basta con miti e leggende, andiamo alle cose importanti: come si festeggia?
In grande. 
Perchè il ragionamento che fanno in Spagna è il seguente: perchè festeggiare SOLO il giorno della festa quando si può festeggiare ANCHE alla vigilia?

E infatti la sera dell'8 ottobre Valencia saluta l'inizio dei festeggiamenti con un spettacolo pirotecnico di quasi un'ora. Un qualcosa di spettacolare, pensate a questa pioggia di rumore e colore, che sembra abbia il ritmo di una danza e lo scintillio dei meravigliosi vestiti tipici spagnoli, con uno sfondo cupo come il cielo notturno. Credetemi se vi dico che è una delle cose più belle che abbia mai visto. 

E poi il giorno di festa, piena di forte patriottismo regionale. Il clima di festa si sente nelle pasticcerie piene e nella gente che per strada ti ferma e ti augura buona festa. C'è tanta solennità nel rito della Real Senyera, ovvero il momento in cui la bandiera valenciana viene calata dall'alto del balcone dell'Ajuntamento (il palazzo comunale) giù in piazza perchè il vessillo, secondo il privilegio ricevuto da Re Pedro, "non si piega davanti a niente e a nessuno", quindi per portarla giù in piazza senza inclinarla va calata dall'alto. Segue poi il corteo della Senyera fino alla cattedrale cittadina, la tipica mascletà, ovvero fuochi pirotecnici (che forse gradiscano l'odore di polvere da sparo qui???) sparati nella piazza principale, balli tipici valenciani e il corteo storico Moros y Cristianos. Con tanto di vecchina che mi spiega come, nel lontano 1238, loro non volessero i mori in città, ma solo Gesù. Come se lei ricordasse bene il momento, e ad occhio e croce mi sentivo di dire che in effetti potesse già essere nata per quella data. 

Mi sono davvero sentita parte di questa città ieri, l'ho davvero sentita mia, ero felice come se per me fosse giorno di festa da sempre.
La sera dell'8, con quello spettacolo magnifico di luci e fuochi mi sono sentita, dopo tanto tempo, nel posto giusto. Seduta su un prato, di fronte ad una cosa bella. Il rumore vorticoso di quei fuochi, che sembrava una danza disperata, con scintille che si muovevano sconvolte ed allegre nel cielo mi ha fatto sentire a casa. Mi sento a casa, perchè qui sono libera. Senza più vincoli di orari, e giornate troppo impegnate per una ragazza di vent'anni che studia. Io, il gruppo dei miei colleghi erasmus e coinquilini, e la mia voglia di fare le cose all'ultimo momento, cui ho dovuto rinunciare per troppo tempo. Se c'è un regalo che questa città e questa esperienza mi stanno regalando e farmi riappropriare del mio tempo. La possibilità di uscire le domeniche pomeriggio, bere un'orchata e aspettare che la gente sfili davanti a me in plaza della Virgen. Ho di nuovo il mio tempo, il tempo per dire "questa cosa oggi non la faccio", perchè domani il tempo per farla ci sarà. 

Ho chiuso gli occhi quella sera, i lampi multicolori dei fuochi si vedevano anche così, stringevo forte l'erba sotto le dita, respiravo a pieni polmoni l'aria umida e calda della sera. Sono a casa, una casa nuova, non per questo meno casa, non meno mia di altri posti. Quando andrò via da qui, finito l'Erasmus, potrò dire di aver vissuto davvero questo posto, anche quando avevo gli occhi chiusi, perchè è una esperienza così forte, così totalizzante, che bastano anche i soli polmoni e gli occhi serrati per dire di aver fatto davvero nostra questa storia. 

è tempo di lasciarvi, domani mi aspetta il mio primo esonero. fatemi un super in bocca al lupo! 

mercoledì 2 ottobre 2013

Gli esami sono vicini e tu sei troppo lontana dalla mia stanza...

...Ok, non è un esame, bensì un esonero, ed è la settimana prossima, però questo verso della celeberrima canzone di Venditti era perfetta!!!
Hola Chicos (ammesso ci sia qualcuno che legge!)!!!!

Come va? Come riempite le vostre autunnali giornate ai quattro angoli del mondo (e in Italia principalmente)?

Io non saprei dirvi come le riempio, forse con tanta università e innumerevoli uscite nel mio locale valenciano preferito, il Radiocity. Non sono abituata ad andare ogni giorno in università e con questi ritmi, è innaturale per uno studente di giurisprudenza applicare il concetto di  FREQUENZA OBBLIGATORIA. Eppure è proprio così! e dopo 4 settimane di corsi, ho il mio primo esame parziale! E c'è da studiare su solo 37 pagine!!! è commovente tutto ciò!
Ma perchè, vi chiederete voi, in Erasmus si studia? Mi spiace dare questa brutta notizia a quanti sono in procinto di iniziare l'Erasmus o pensano di farlo in futuro, ma SI: SI STUDIA. Non come siamo abituati a fare in Italia, è ovvio. qui i professori stessi ti dicono di studiare sugli appunti e non sul libro! Però sì, un po' tocca pure studiare. Non vorrete mica perdere l'abitudine al ritorno in Italia!

Ah, breve parentesi: qui l'autunno non esiste. E mi chiedo se esista l'inverno onestamente. Vi dico solo che ieri, 1 de octubre, fuori c'erano la bellezza di 34 gradi. Di qui la necessità di fare un'altra puntatina quanto prima alla Malva rosa, la Playa de Valencia.

Ma parliamo dell'Università. O meglio, delle scuole superiori. E sì, perchè a me sembra di essere tornata a scuola: classi di 30 persone, dove tutti si conoscono, dove si fa l'appello, con i compiti per casa, le verifiche, e i quiz a premi per capire se stai studiando. Già. è successo davvero, durante la lezione di derecho de la Union Europea. La prof, che si fa chiamare per nome e non tollera i formalismi, ci ha diviso in 3 squadre e la squadra che ha totalizzato il maggior numero di risposte corrette ha vinto un paio di occhiali da sole per membro forniti dal banco Santander, rimasuglio di qualche regalo natalizio aziendale.

Pur tuttavia, nonostante il ricorso a metodi scolastici degni di Maria Montessori, studiare materie così "sovranazionali" come diritto dell'Unione Europea all'estero è una esperienza fantastica. Il progetto Erasmus è lo sforzo di menti che più di cinquant'anni fa hanno pensato ad una Europa senza dogane e unita. Se il nostro continente sta vivendo il periodo più pacifico che la sua storia ricordi, lo dobbiamo proprio alla nostra cara Unione Europea. La mia generazione è nata con la bandiera blu a 12 stelle, pensate che l'Unione Europea così come oggi la chiamiamo è più "vecchia" di me di solo un mese! (7 febbraio 1992: trattato di Maastricht). Non ci credo che ci sono ragazzi della mia età che non capiscono l'importanza dell'Europa unita, che dietro quella bandiera vedono solo che 1 euro equivale a quasi 2000 lire. Prima di essere italiani, noi siamo europei. Siamo nati senza il concetto ben definito di confine, perchè abbiamo da sempre avuto la possibilità di viaggiare in lungo e largo con la sola carta di identità. Senza bolli sui passaporti e file interminabili. E vi assicuro che, per quel poco di esperienza doganale che ho avuto (fra le più terribili fra l'altro: Cina e Kaliningrad) non è una esperienza affatto piacevole! A chi ha avuto la lungimiranza di pensare l'Europa come un unico grande Paese, a chi da 27 anni permette a noi giovani di sentirci a casa in 27 altri paesi con il progetto Erasmus non può che andare un forte ringraziamento, perchè ci ha permesso di essere, insieme, una potenza, sotto tanti punti di vista.

Tutti questi discorsi pieni di morale non cancellano la realtà dei fatti, ovvero che ho un compito da scrivere e inviare entro la mezzanotte!!!

dulces sueños