sabato 28 dicembre 2013

l'età in cui: bilancio di un anno

"Avevamo tutti più o meno quell'età in cui non hai ancora deciso se mettere su famiglia o perderti per il mondo"
Ho trovato questa frase fra i pensieri di una mia cara amica di avventura a Valencia, italiana anche lei, studentessa Erasmus incontrata per caso fra le sedie di uno strano corso di spagnolo. La frase è tratta dal film "Mediterraneo" ed ho pensato che fosse semplicemente perfetta per questo ultimo post del 2013.
Sono successe tutta una serie di cose, di incontri, di eventi, di chiacchierate non previste da quando sono tornata a casa che mi hanno portato tutti sulla stessa strada: ma sarà che sto diventando grande?
Che poi, se ci pensate, quale periodo migliore, se non la fine di un anno, per fare bilanci?
Ieri sera ho rivisto il mio gruppo di amiche storiche per il consueto momento dell'aperipittulo: ovvero l'aperitivo creato allo scopo di aggiornarci sulle nostre vite e spettegolare su quelle degli altri (pittuliare, appunto).
Ammetto che io sono restia dal parlare delle mie faccende private davanti ad un gruppo di dieci e più persone, però questo è un rito cui non saprei proprio rinunciare, e soprattutto è il modo perfetto per rivedere tutte le mie amiche, quelle persone che, senza saperlo, mi sono state vicino in passato in un momento molto delicato della mia vita. Alla fine di un aperitivo sostanzioso preparato dalle sante manine della Giampy (eravamo ospiti nella sua nuova e deliziosa casetta!), ho rapito Zia B, me la sono caricata in macchina e siamo rimaste a parlare, per due ore buone sotto casa sua. E non lo facevamo da una vita.
Zia B è una donna straordinaria, che se vi dico come ci siamo conosciute mi prenderete per una matta secchiona da liceo: era la mia insegnante di Italiano al Ginnasio. E poi è diventata la mia educatrice in oratorio. Non c'è qualcosa di me che lei non conosca.
è un'amicizia strana la nostra, bella, matura, credo una delle amicizie migliori che ho avuto la capacità di coltivare con cura. Potrebbe essere mia madre, ma non vorrei mai avere con mia madre il rapporto che ho con lei. Io con mia mamma voglio litigare (come abbiamo fatto stamattina! XD), voglio essere coccolata, rimproverata. E zia B... no, alla fine lei mi dice ciò che vorrei sentirmi dire da un'amica con un po' di esperienza in più.
Abbiamo parlato tanto, di tutto quello che mi passa per la testa, mi preoccupa, mi emoziona. Le ho confessato che sono perennemente inquieta, che soffro quando qualcuno mi dice di quietarmi, di calmarmi. E forse l'unica cosa che dovrei quietare è questo mio inquietarmi perchè sono inquieta. Ieri sera, una volta a letto, per la prima volta mi sono chiesta: ma io, fra dieci anni, dove sarò sbarcata? Sì, se penso a me non riesco mai a pensarmi in una attività statica, non posso usare verbi come "stare" o "trovarsi". Io sbarco, mi muovo, mi agito, trottolo. Alla fine una risposta l'ho trovata, e mi sono vista con una valigia. Ho un cuore sempre aperto per le esperienze, non riesco a star ferma, Sono un'onda anomala che fa finta di essere acqua cheta prima di invadere spiagge sempre nuove. Ho tanto da fare, non mi posso fermare, ho tante cose ancora da vedere, storie da raccontare, lasciare che i miei occhi cambino colore in base ai paesaggi nuovi che incontro. E in questo momento Valencia è l'apice di questo mio sentimento viandante, che non ha mai le gambe stanche. Spero che le persone che mi stanno accanto e che mi staranno vicine in futuro possano capire le ragioni di questo mio modo d'essere. Che si emozionino con me e per me. Spero che ciò faccia soffrire il meno possibile chi mi sta accanto, che il mio entusiasmo non sia mai un limite o un ostacolo per chi mi vuol bene.
Arriverà il giorno in cui mi siederò su una bella sedia di vimini, davanti ad un sole che sorge, e racconterò tutto ciò che ho visto. Per il momento però, inizio questo nuovo anno lasciando la valigia aperta e pensando come riempirla per il prossimo viaggio.

sabato 21 dicembre 2013

A Natale puoi... fare quello che non puoi fare mai

Cose che speri non accadano e invece ti succedono (il fatto che ci si trovi sotto Natale rende il tutto più snervante):
-aspettare un volo Ryanair invano per cinque ore;
-ritrovarsi a studiare con la Cami dentro Starbucks per quelle cinque ore;
-scappare da un matto che deve prendere il tuo stesso voto inventandosi di essere spagnoli e non capire una parola di italiano;
-arrivare a Roma di domenica sera e beccarsi il lunedì di sciopero;
-riservarsi un solo giorno di festa per girare per Roma eh si, beccarsi i Forconi;
-ah già, fare un esame.

Questo è un riassunto per "aspetti negativi" di questa settimana pazzoide fra Valencia-Roma-Casa. Però in questa settimana sono successe tante cose, la maggior parte bellissime. Intanto, ho passato l'esame, che scusate se è poco! E finalmente, aggiungerei! Era un esame non fra i più difficili, eppure a luglio, con tutto lo stress della sessione estiva, ho avuto la straordinaria capacità di impantanarmici sopra. E adesso è andata. Mi mancano 10 esami per la laurea. 10. Si contano sulle dita di due mani. Duci mi disse, a novembre, che non esistono esami che non possiamo superare. Devo essere sincera, pensavo dicesse una bugia. E per dimostrarmi che aveva ragione mi ha accompagnato a fare l'esame. E abbiamo gioito insieme nel vedere un altro rigo del libretto pieno. Ho saldato il mio debito con me stessa e con quanti hanno pensato, magari facendomelo intuire in maniera velata, che potessi bloccarmi qua. Ho saldato il mio debito con quanti sono spariti e hanno continuato e continuano a vivere in superficie, facendo finta di essere pieni di amici e senza avere la capacità di saper voler bene a nessuno di loro. Ma il debito è stato saldato soprattutto con quanti non mi hanno fatto mancare il loro "te l'avevo detto" alla notizia che anche questa era andata. L'abbraccio più forte va a tutti i miei amici che, appena ritornata in Italia, si sono fatti sentire con ogni mezzo e quella domenica sera non mi hanno dato il tempo di sentirmi sola.
Poi c'è il Duci, che non merita i ringraziamenti come tutti gli altri. Perchè la sua dolcezza, la sua premura nei miei confronti, il suo amore, hanno un qualcosa che non si può spiegare. Mi sono trovata con qualche linea di febbre la sera prima di un esame e lui è corso a prendermi le medicine. Mi ha scarrozzato in giro per Roma, mi ha tenuto per mano, ha portato le mie valigie in giro. Non sarebbe stata la stessa cosa se tu non fossi stato qui. è un amore con le valigie il nostro, niente che non si possa superare insieme.
E adesso sono qui, a casa mia. Non ho mai desiderato con tanto ardore di essere qui. Valencia mi manca già, e mi è mancata tantissimo in quei giorni a Roma, ma c'è un momento buono per tutto, e io adesso devo stare qui, perchè non esiste altro posto nel quale io potrei stare meglio ora.
Mi sento felice, perchè questo 2013 finisce. E inizia un nuovo anno, l'anno della mia rivincita,l'anno in cui, fra 365 giorni circa, mi mancheranno 4 esami, in cui inizia il mio ultimo anno di università. Succederanno tante cose straordinarie, e io lo so, perchè gli anni pari mi hanno sempre portato fortuna, perchè sarò un anno più grande e, spero, migliore.
Ieri un mio caro amico mi ha scritto dicendomi di essere orgoglioso della persona che sono diventata grazie all'Erasmus. Sa quanto gli sono riconoscente per quello che mi ha detto. Ma ancora l'Erasmus per me non si è concluso, ho davanti ancora 6 mesi.
E non ho voglia di fermarmi ora.

p.s. sarebbe un Natale davvero perfetto se, potessimo trascorrerlo insieme. So che quel giorno arriverà. E sarà bellissimo.

sabato 14 dicembre 2013

Questa è la mia vita, se entri chiedimi il permesso...

Ecco, magari se ieri nel corso della cena avessimo adottato questa teoria forse non ci saremmo trovate mezza Europa in casa. Però diciamolo, le feste universitarie in casa (e in particolare quelle erasmus) sono belle proprio per questo!
Adelante Adelante, raccontiamo tutti i dettagli di questa fantastica serata!
Alle 20:30, ora dell'appuntamento, el piso 14 sulla gran via fernando el catolico era invaso da un ottimo profumo di parmigiana di melanzane preparata dalle due padrone di casa.
Con grande orgoglio io e la Ele abbiamo inaugurato il nostro forno con un signor piatto tipico della cucina italiana.
Non è stato semplice reperire la materia prima (sopratutto le melanzane!!! è stato più semplice trovare il parmigiano!!), ma già prima di metterla in forno quella parmigiana prometteva faville.
E così abbiamo conquistato le papille gustative dei nostri ospiti.
Eravamo all'incirca una ventina di persone e nel nostro appartamento abbiamo ben rappresentato l'Europa. Oltre ad un numero spropositato di italiani le nazioni presenti erano Francia, Germania, Portogallo e Inghilterra. Ma la cosa davvero figa è stato che in tavola c'erano diversi piatti tipici! oltre il piatto forte, campeggiavano sul tavolo la quiche lorraine, polpette con mostarda alla tedesca, vini iberici, birre di ogni tipo, pandori melegatti e wiscky scozzese.
è stata una bolgia, credetemi, soprattutto perchè le sedie erano davvero pochine. Ma è stato bello.
La prima festa organizzata da me, ma ci credete? Mi rendo conto che mostro un entusiasmo spropositato per tutte le "prime volte" che sto sperimentando qui. Ma ho una gioia incontenibile. Come si fa a spiegare cosa vuol dire avere uno spazio tutto proprio, se la maggior parte di voi non ne è mai stato sprovvisto? Io finora di "mio" ho solo avuto una stanzetta con bagno. E basta.
Ho potuto organizzare una festa, fare casino fino a tardi, raccogliere le lattine delle birre e fare colazione con il pandoro rimasto. Per me è tantissimo. Sto avendo per la prima volta qualcosa di mio. Per un anno posso tornare qui e pensare che sono a casa.
Domani torno a Roma. una città che ormai non sento mia, che non riesco a sentire mia, perchè tornarci vuol dire non avere un posto dove andare a stare senza scomodare qualcuno che mi ospiti. E chi mi conosce bene sa quanto mi pesi dover essere di intralcio agli altri. Andrò a dormire in un albergo, perchè non mi va di imporre la mia presenza dove non è gradita. Domani inizio un viaggio che terminerà solo giovedì, quando con papà tornerò nel mio paese, dove mi aspetta la mia famiglia. Passerò questi giorni così, in un posto che ora come ora mi dice poco. Dove per ora nessuno, se non pochissime persone mi hanno detto "ma dai, resta".
sarà starno tornare a Roma, sapendo cosa lascio qui.
Un posto che è mio.
Un posto, una città, una esperienza che sto difendendo con le unghie e con i denti da chi vuole ridurla ad un mero "in erasmus si va solo per sballarsi, la Spagna è il posto di chi vuole scopare".
Questa sera, la mia ultima notte qui del 2013, ho capito il senso di tutto questo. Sono uscita fuori dalle mie sicurezze, dalle mie ansie, da amicizie rese tali solo sulla carta per trovare la mia libertà. Mi sono bastati 4 mesi qui per capire la nuova versione di me che si è creata. Ho preso tutte le mie paure e le ho poste al mio servizio: non sono più loro ad agire su di me, ma io che mi servo di loro per costruire la mia città, le basi della mia sicurezza.
Ieri sera eravamo tante persone diverse, alcuni non si erano mai visti prima fra loro, tutti provenienti dalle realtà più disparate. Abbiamo fatto una piccola rappresentazione del nostro futuro, immersi nella più completa diversità. Già tutti più cresciuti dopo quattro mesi di vita qui. Un po' più internazionali. Molto più grandi.

giovedì 5 dicembre 2013

Navidad, Navidad, hoy es Navidad

Mi rendo conto che letto così il titolo non vi dice niente, ma per chi fa la spesa al Mercadona in Spagna sa bene che questa è la versione spagnola di jingle bells.
Sì, gli spagnoli hanno un terribile rapporto con altre lingue che non sia la loro, e avvertono l'impellente esigenza di tradurre tutto nel loro idioma madre.
E quindi cantare "jingle bells" per loro non ha senso. Vuoi mettere attaccare con una bella canzoncina in spagnolo sul natale nel Mercadona i primi di novembre che effetto fa??? Già, perchè è dal 3 di novembre che al banco surgelati non si sente altro.
Che poi, aria di Natale...il mio cuore avverte l'esigenza di stare davanti al camino a guardare cartoni animati e bere cioccolata calda. Ma non è tempo per noi. Perchè, nell'ordine, ho ancora da fare:
-un esame di spagnolo, con relativa presentazione orale sull'Italia ( :O )
-l'ultimo esonero di derecho de la Union Europea;
- l'esposizione di un lavoro di gruppo fatto sulla stessa materia;
- IL TEMUTISSIMO ESAME in Italia che sto preparando con quella sclerata della Cami. Siamo in pieno tour de force. Fino a data-segreta siamo due ragazze of limits (non comunichiamo la data per puri motivi scaramantici. La Spagna ci sta molto forgiando a riguardo.). Andiamo avanti a botte di tisane, thè verdi e OMMMIODDIO. Scusateci, siamo fatte così.
Proprio oggi, io Vero e Cami ci siamo tolti un'altra fatica dalla lista di cose da fare prima di partire: esposizione di un lavoro di comparazione in diritto costituzionale. Siamo state proprio brave, c'è da dire la verità! E mi sono sentita così brava, che oggi mi sono concessa una lunghiiiiiiiiiiissima passeggiata di tre ore dopo l'università. E c'è scappato qualche regalo di Natale! :)
Ma non voglio annoiarvi oltre con queste tristi faccende di studio, perchè il mio post vuole parlare di una delle cose più tipiche della vita erasmus: le cene!
C'è da parlare di una cena passata e di una cena futura: andiamo per ordine.
Giovedì scorso, sono stata invitata ad un sushi-cena a casa di Ester, chica tedesca in erasmus per un semestre. Le nazioni rappresentate erano le seguenti: Germania (in netta maggioranza), Italia, Olanda.
Io mi sono aperta al sushi per la prima volta. Se considerate che non mi piace affatto il riso, temevo che sarei tornata a casa a pancia vuota. E invece, sarà stata la fame, mi è piaciuto moltissimo. Fino a quando i miei occhi non hanno incrociato lei: la salsa Wasabi. Ma cchè ne potevo sapè io de che me stavo a magnà! L'ho vista lì, verdina, insignificante, ho pensato fosse guacamole. So che il filo logico di questo mio pensiero è nato morto, ma non potevo immaginare! Era la mia prima volta!
Dirò solo una cosa per descrivere il momento in cui ho mangiato una cucchiaiata di sasla sopra un minuscolo pezzo di sushi: cervello in fiamme. Ho semplicemente pensato che sarei morta. Dopo due minuti di tormenti, la rinascita. Il mal di gola e il naso chiuso che avevo prima completamente spariti, occhi ben umidificati e sapore di fresco in bocca. Mi stupisco che non mi siano diventati i capelli biondi dallo shock, ma siamo ancora qua.
E ovviamente, a metà della cena, la domanda topica da parte della mia amica tedesca è stata: ma davvero in Italia votate Berlusconi???
Già. E non vi dico l'ilarità generale quando ho raccontato alla platea del "Silvio ci manchi" che la Pascale, ancora ventenne, fece volare sopra i cieli di Sardegna.
Ma non preoccupatevi, riscatterò l'immagine degli italiani: il prossimo venerdì 13, ultimo venerdì di mia permanenza a Valencia per questo 2013. Io e la coinquy abbiamo organizzato la cena de Navidad nel nostro piso!!!!!!!!!!!! Sono emozionatissima all'idea, non potete capire!
Se volete partecipare, vi forniamo le regole della cena: portare cadauno un piatto da condividere, indossare qualcosa di rosso e dotarsi di una bandiera spagnola...
Perciò, per sapere tutti i dettagli restate collegati: che i preparativi por la Navidad abbiano inizio!
Intanto, un simbolico Babbo Natale portacandela sul tavolo della cucina, fra un lavoro e l'altro, ci ricorda che fra poco si torna a casa.

Hasta luego!

giovedì 28 novembre 2013

l'amore non si spiega fa girare il mondo e poi...

Dopo 3 mesi d'attesa...
Dopo esami su esami macinati, esoneri, linee skype saltellanti, lettere internazionali e messaggi senza tempo...
Dopo tante promesse e speranze...
Il Duci è sbarcato sul suolo iberico!

Scusate se manco su questo blog da un settimana, ma vi assicuro che stare dietro al Duci è un qualcosa di abbastanza impegnativo. 

Premettendo che per una settimana, in attesa della sua venuta in terra ispanica, mi sono ammazzata di studio per poter essere bella e smagliante in sua presenza. E infatti manco dalle lezioni da una settimana, senza contare l'unica eccezione del test di inglese fatto martedì.
Un amore di ragazzo: mentre io studiavo qualcosa sul common law lui puliva, rassettava la stanza, mi preparava il thè e mi correggeva la pronuncia. Ve l'ho detto che è un amore!

Andiamo con ordine però. 
Non è che voglia raccontarvi ogni singolo particolare di questa "vacanza", tranquilli, però sono stata davvero troppo bene!

Ho visto più cose di Valencia in questi 3 giorni che in tre mesi: un po' per tempo, un po' perchè ho aspettato che venisse a trovarmi qualcuno prima di vedere le cose più "turistiche" della città. Ad esempio ho visto per la prima volta la città delle arti e delle scienze. UNO SPETTACOLO. 
E l'oceanografico???? vogliamo parlare di tutti quei pescetti???? è stato BELLISSIMO!!!! Urlavo più io di gioia dei bambini!!! 

Ho assaggiato tutte le cose più caratteristiche: tapas, sangria (fatta come Dio comanda), Paella, churros e cioccolata... Tutto!!! 
E poi ho dato prova di essere una cuoca provetta! Ma volete sapere l'aspetto più tragico della cosa?? Al momento di fare il mio cavallo di battaglia, ovvero la tortillas con le patate, per colpa di una padella non antiaderente si è bruciata!!!! Che disdetta!!! Volevo piangere! Possibile che quando sono da sola le cose mi vengono bene, poi vado per fare bella figura e combino pasticci???
Ma questo non è stato decisamente l'unico disastro combinato insieme.
Ad esempio, causa una doccia otturata, la prima mattina la mia dolce metà ha allagato 6 stanze su 8. 
Oppure ci sono io, che la domenica mattina, mentre siamo già alla città delle arti e delle scienze chiedo a me stessa se ho staccato la piastra per capelli, scomodando l'intero palazzo per controllare se il mio appartamento fosse devastato dalle fiamme. 
Oppure il Duci che lascia cadere mezzo chilo di sale nel sugo... insomma, noi sappiamo come divertirci. Siamo due catastrofi naturali. Per questo ci vogliamo bene. Apparteniamo alla stessa categoria: reparto "disastri ambientali". 

Però amo tutto di lui.
E oggi che l'ho accompagnato all'aeroporto ho provato un pizzico di invidia. Per lui che sarebbe ritornato in Italia. Sono sempre in eterno conflitto fra queste due vite, quella "normale" in Italia e quella "normale e parallela" che vivo qui. La Spagna deve ancora darmi molto, moltissimo. Ma l'Italia mi manca. 

E mi manca Duci, che a quest'ora starà volando sopra la mia testolina, diretto a casa. Ho vissuto un piccolo sogno in questa settimana: vivere insieme. Come le persone normali. E adulte. 
all'inizio è stato strano. Dopo una settimana capisco che è quello che voglio. Con tutti i suoi lati positivi e negativi, gli alti e i bassi. Ma voglio questo dalla mia vita. Voglio te. 
Per quante buone occasioni saremo disposti a cogliere, occasioni che forse ci porteranno lontani l'uno dall'altra, io sarò sempre pronta a darti forza, come tu hai fatto con me quando ho intrapreso questa avventura. 
E ogni volta che vorremo, basterà incontrarci in qualsiasi angolo del mondo per sentirci a casa.  

sabato 16 novembre 2013

l'appartamento spagnolo-che studente erasmus sei

Sì, d'accordo, non è il massimo etichettare il mondo in stereotipi e inserire le persone in categorie.
Va detto però che dopo due mesi pieni e ben vissuti di Erasmus qualche "etichetta", come si fa con i post del blog, va messa.
Insomma, non tutti gli studenti Erasmus sono uguali!
Posso dire che ho un campione di analisi abbastanza vasto, dal momento che la Spagna è la meta Erasmus per eccellenza preferita degli studenti (europei e non) e che Valencia è una città che attira moltissimi studenti stranieri.
State per partire per l'Erasmus e volete davvero capire cosa vi aspetta? Siete già partiti e volete farvi due risate? Perfetto, questa lista è fatta per voi!

-El fiestaiolo: ovvero "quiero salir de fiesta". Non conosce orari, lezioni che iniziano alle nove del mattino, freddo, pioggia o gelo. Lui, qualsiasi cosa accada deve fare solo una cosa: uscire la sera. Quante più sere possibili. Le canzoni di Icona Pop e di Bob Sinclair fanno parte del suo dna e conosce TUTTE le feste che si svolgono in città, come raggiungerle e quanto costa una cerveza. Il suo motto è "Fuck me, I'm Erasmus" e da questo si farà accompagnare per tutta la sua esperienza. Pur di soddisfare la sua voglia di disco e doppio malto arriverebbe fino alla città universitaria più vicina per sperimentare la vita notturna della contea limitrofa. Salvo poi ritornare la sera dopo, sempre nello stesso pub. L'importante è che si esca.

-Er sola: soggetto decisamente interessante. Quando ti contatta per proporti qualcosa, ha spesso idee davvero originali, che toccano i diversi momenti del giorno, da giro in bici nel parco al concerto alternativo nel locale sotto casa. Salvo poi sparire. E solarti cinque minuti prima dell'ora stabilita (se vi va bene! Potrebbe anche non avvertirvi e farmi perdere la serata invano!) Diffidate da questa tipologia di persone, vogliono solo far vedere al mondo che come si divertono loro in Erasmus nessuno e che hanno progetti troppo fighi per la gente normale. E sarebbe anche vero, se solo quei piani venissero attuati!

-Il pigro: lo so, è brutto da dire, ma in Erasmus ogni tanto è necessario studiare. Non ditelo al pigro però. Il pigro è il classico studente che non sa manco lui come ha fatto a vincere la borsa Erasmus, che ha scelto quella città perchè boh, che quell'appartamento lo ha trovato un po' per sbaglio e se gli chiedi in quale università studia e che corsi frequenta lui non lo sa. Perdonatelo, non è colpa sua, lui è fatto così: è troppo pigro per dedicarsi seriamente a quello che sta facendo. Il codazzo di amici erasmus non gli manca perchè genera simpatia in chi lo incontra e lui si lascia allegramente trascinare. Senza saperlo è quello che viene coinvolto nelle cose più fighe. però boh, non se lo ricorda.

- I-N-fedele: per la categoria "l'amore ai tempi dell'Erasmus" ecco a voi Il-Non-Fedele. Il/la suo/a ragazzo/a è rimasto nel Paese d'origine, a struggersi di gelosia e sentimento per il partner lontano, coinvolto in una esperienza, qual è l'erasmus, nota alla maggior parte degli studenti nel mondo come "il momento migliore della propria vita per scopare". Sì, ve lo assicuro, molta gente parte per l'erasmus proprio con il seguente obiettivo, e la scelta della nazione o della città è indirizzata in base a stereotipi comuni sui popoli europei e gusti personali in fatto di gnoccaggine. Ma lui/lei no, è amante fedele alla dolce metà rimasta in patria. Salvo poi guardare ogni sedere gli passi davanti. Se è vero che la fedeltà si dimostra con i gesti e non a parole questo non è decisamente il modo migliore.

-El borracho: ovvero l'ubriaco. Poco da dire su questa persona, ogni scusa è buona per bere. Fino ad ubriacarsi, ovvio. Ancora non ci è chiara la finalità di questa missione quotidiana, il borracho è sempre troppo ubriaco per dirvi quale mistero lo spinga ad ingrossare a dismisura il proprio fegato. Lo troverete sempre con gli occhi incrociati sorretto da qualche coinquilino compassionevole che lo riporta a casa. Il mattino dopo proverà a darvi qualche scusa per qualcosa combinata la sera prima dicendovi che quando è sobrio non fa così. Certo Borracho, ci crediamo tutti. Dammi un sorso di quella birretta va!

-Il nazionalista: Neanche lui sa per quale motivo è finito in quel Paese a fare l'Erasmus. un Paese imbarbarito nei costumi e incivilizzato rispetto al proprio paese d'origine. Il nazionalista non si sforza di imparare la lingua del posto, lui è convinto che sapere l'inglese è più che necessario al suo fabbisogno. Che se può essere una filosofia più o meno corretta in campo universitario, vaglielo a spiegare te al fruttivendolo sotto casa cosa sia un chilo di "bananas" se in Spagna si chiamano "platanos". Il nazionalista frequenta solo la gente del suo Paese d'origine che può comprenderlo nella lotta contro gli infedeli autoctoni che vivono in quel sito. Fatti dare un consiglio nazionalista: resta a casa la prossima volta e fai partire chi ha più voglia.

-Lo sperto: ovvero il "troppo esperto", l'esatto contrario del nazionalista. Lui conosce il posto alla perfezione, la lingua che si parla in quel paese la conosce a menadito anche se vuol farvi credere che l'ha appresa per scienza infusa e parla pure il dialetto di quella zona. Il suo appartamento è il migliore (a detta di lui), come sa fare lui la spesa pochi altri esseri umani e ovviamente è un cuoco sopraffino. Solo per troppa gentilezza non correggerete ogni suo errore grammaticale mentre pontifica con gli sconosciuti o non gli farete notare che per quella catapecchia che chiama stanza anche un euro è un prezzo esagerato. Lui è convinto di quello che fa. E voi non siete nessuno per dire che sbaglia. Amen!

-Il rimorchiatore: dulcis in fundo, l'animale da erasmus che non rischia l'estinzione. Le gesta delle sue imprese sessuali passate riecheggiano per tutti i locali della città e se vi concederete a lui non sarete voi a fargli un grande regalo, ma lui a voi, perchè vi farà provare la più grande esperienza sensoriale dell'universo. Già. Dai su rimorchiatore, inizierò a prenderti sul serio quando avrai smaltito almeno metà di quella panza da birra che ti ritrovi o non avrai il fiatone dopo aver salito solo due gradini. Ritenta, sarai più fortunato.

Ovviamente la lista degli studentierasmus-tipo è infinita e ci si può sentire liberi di appartenere a più categorie o a nessuna di queste! Che il vostro erasmus sia come lo immaginate, e la bellezza di questa esperienza possa emergere dall'entusiasmo con cui, nostalgici, racconterete tutte le vostre avventure (vere o presunte) a chi non lo ha ancora fatto.

lunedì 11 novembre 2013

in bianco e nero...

"Guardo una foto di mia madre, era felice avrà avuto vent'anni..."
Anche a voi piace guardare vecchie foto? Ripercorrere la storia della vostra famiglia dagli sguardi color seppia dei vostri nonni sui fogli patinati seghettati ai lati come enormi francobolli?

Tutta la mia riflessione "storica" è cominciata ieri mattina, una domenica come tante di una splendente Valencia. Ho fatto partire a manetta canzoni anni '90 e '80; ve la ricordate "t'appartengo" di Ambra Angiolini? Ecco, lo standard della mia domenica era il seguente (ci tengo a giustificarmi: è tutta colpa del Duci, che è andato in fissa con "Tale e quale show" e ora stiamo facendo scorta dei grandi successi degli anni che furono...). E nel mezzo del mio canticchiare, la Cami mi propone ad andare ad un mercato vintage.

I mercati vintage: la mia passione. da quando li ho scoperti, circa un anno fa, non riesco più a smettere. E faccio entrare in questo circolo vizioso quanta più gente possibile. L'anno passato ho preso d'assalto il mercato vintage del Circolo degli artisti (pubblicità occulta, lo so, ma se siete a Roma DOVETE ANDARCI almeno una volta nella vita. Se vi piace il genere vintage, ovvio. E se non vi piace, dovete passare di lì almeno per farvi una serata alternativa a ballare nel pratone.) e quest'anno mi stavo sentendo troppo in astinenza da "attività radical chic".
Non potevo proprio resistere alla tentazione.

Se avessimo visto solo da fuori il locale dove hanno fatto il mercadillo ieri, molto probabilmente non gli avremmo dato manco du' lire. E invece all'interno è figo assai. è un pequeno (ma molto pequeno, pequenissimo direi, ma non stiamo a questionare sulle misure!) Circolo degli artisti in chiave valenciana. Senza il super prato. E va bhè, ve lo avevo detto che era piccolo!
è una sorta di garage adibito a locale anni '60: ieri con tutte quelle musichette americane vecchia moda mi aspettavo che da un momento all'altro comparisse Fonzie a chiedermi di battergli il cinque.
Io non ho saputo resistere, ho comprato un giubbetto di pelle. Ok, non sarà pelle, ma l'ho pagato 5 euro ed è troppo carino.

N.d.R. = Valencia è piena di negozi e mercati dell'usato, non so se è per colpa della crisi o perchè va di moda la roba usata.

A me i negozi vintage fanno impazzire: so che non è il massimo dell'igiene prendere roba usata da altri, ma mi piace pensare cosa quell'oggetto che io sto comprando abbia significato per chi lo ha venduto. Bhè, direte voi, se il vecchio proprietario lo ha venduto vuol dire che non ci teneva gran ché. Magari sarà così, ma sicuramente quell'oggetto ha una storia, magari era un regalo non gradito, oppure ricordava una persona che non ci sta più vicino, o semplicemente siamo ingrassati e quella gonna, a malincuore prende solo polvere nell'armadio. Ma ha una storia, sicuramente sarà piaciuto a qualcuno, ha tutta una sua avventura alle spalle. E nel momento in cui io lo compro, a continuare quell'avventura sarò io.
E magari chissà, arriverà il giorno in cui lo troverà mia figlia sul fondo di uno scatolone e se ne innamorerà, oppure una scaltra nipotina prenderà in mano quel vestito e dirà "nonna, anche da giovane eri tanto magra!" (sì, perchè anche a 60 anni inoltrati continuerò a portare una taglia S e mia nipote si sarà guadagnata 20 euro per aver detto il vero sul mio aspetto fisico.)

Mi piace pensare che dai nostri genitori non ereditiamo solo il colore degli occhi e la forma degli zigomi, ma anche i gusti, qualche pennellata del nostro carattere, lo stesso modo di piegare la testa di lato quando ascoltiamo qualcuno o scoppiare a piangere per qualsiasi cosa.
L'estate scorsa mi trovavo a casa di mia nonna con mamma e da uno scatolone uscì fuori un vestito di seta lilla che mia nonna cucì per mia mamma. Mamma non lo mise mai perchè mia nonna, fra una cosa e l'altra, dimenticò di ultimare le ultime cuciture. E adesso quel vestito è qui nel mio armadio, lo uso tantissimo perchè lo trovo delizioso e il Duci mi ha detto che, con quella svolazzante gonna a campana anni '50, sembro una principessa.
Spero che mi stia bene come sarebbe stato bene a te alla mia età mamma.
E spero di aver portato qui a Valencia non solo il tuo vestito, ma anche la grazia con cui tu sai ascoltare il mondo.

sabato 2 novembre 2013

And the coloured girls say doo doo doo, doo ...

Questa canzone di Lou Red è l'ultimo ricordo della sera del 31 ottobre.
Non che dopo sia caduta in coma per eccesso di alcool o cocktail letale di droghe, è l'ultima canzone che ho ballato quella sera. Con "Walk on the wild side" la festa è finita, siamo usciti dal locale. Festa finita, il freddo è arrivato repentino a Valencia, la malinconia dell'autunno, delle foglie in terra, dei corpi caduti ha colpito anche questo angolo che si affaccia sul Mediterraneo.
Ogni mezzora, oggi, suonano le campane, e suonano a lutto. "Ricorda-dicono ad ogni rintocco-ricorda chi ti è caro."
Ho studiato un sacco oggi (che evento straordinario!), sono stata pigra verso l'esterno, sono rimasta in pigiama quasi tutto il giorno, mi bastava la sopravvivenza nei due metri quadri di stanza.

Finita la festa, il 31, ho avuto un senso di decadimento. Ho ballato sui tacchi per quasi 5 ore, ho scaricato tutta l'allegria accumulata nel corpo. Mi sono sentita spoglia.
Sapevo sarebbe arrivato anche questo momento, era pronosticato anche questo. Prima di addormentarmi ho chiuso gli occhi e ho espresso un desiderio: domani sarò in Italia.
Bhè certo, ero ancora in Spagna la mattina seguente. Mia sorella ha festeggiato il suo compleanno, ed era il primo compleanno che mi perdevo.
è stato strano. Ora comprendo cosa spinge le persone egoiste ad essere tali. Quando vivi in relazione con gli altri, lasci pezzi di te infilati nelle pieghe della loro pelle, fanno ordito con la trama dei loro capelli. Non ti ricostruirai mai per intero. E il corpo sente sempre la mancanza di ogni sua singola parte.
Sono due giorni che mi chiedo cosa mi sia preso, e finalmente ho capito.
Ritornerò ad essere allegra nel giro di poco tempo, forse quando la temperatura si alzerà giusto di qualche grado, tanto da sentire le mani al caldo. Perchè penso che il problema sia quello, sentire le mani fredde. Se c'è qualcuno che te le riscalda, bene, altrimenti impiegherai un po' di tempo in più se provi a scaldarle da solo.
Mi sono divertita tanto giovedì sera, non ho mai visto così tanta gente riempire le strade e le piazze di questa città. Gli Spagnoli devono avere uno strano rapporto con l'allegria, perchè non riescono proprio a non esserlo. Fanno sempre tanta festa e un sacco di casino. Certo, questo porta loro a non controllare spesso le loro azioni, e soprattutto le loro funzioni biologiche; non vi tedierò raccontandovi che fanno davvero pipì ovunque, dalle piazze (e non in un angolo appartato, ma al CENTRO della piazza) ai bicchieri (VI GIURO!). Se siete deboli di stomaco potreste trovarlo uno spettacolo rivoltante.
E poi è arrivato Lou Red che ha chiuso la serata. Ho tolto le orecchie da gatta, mi sono struccata e mi sono messa a letto. Il resto lo sapete.

Oggi però mi sono concessa un grande lusso: in compagnia di una ciotola di pop corn ho visto "la grande bellezza" di Sorrentino. Roma è la sola protagonista di questo film. E so cosa vuol dire precipitare nei suoi fasti e nelle sue vie. Restiamo tutti amanti insoddisfatti di questa città.
E dopo sono uscita, ho rifatto pace con l'esterno.
Non vi dirò cosa ho fatto, ma vi assicuro che ho fatto la sola cosa giusta che si potesse fare.

lunedì 28 ottobre 2013

Little pretty trip_Sagunt y Port Saplaya

Davvero credevate che non avrei documentato il primo viaggio oltre i confini valenciani qui sul blog?
Ecco, vi sbagliate!

Buon pomeriggio miei followers e buon inizio di settimana! "Manana es lunes!"  ("domani è lunedì!") diceva un'immagine trovata ieri in giro su instragram con un Bugs Bunny depresso per la fine del week end, però la settimana inizia con il piede giusto se il week end precedente è stato uno spasso!

La mia settimana universitaria per questo semestre si conclude ogni venerdì all'una. Dalle 13:01 comincio ad assaporare il gusto del nuovo fin de semana que empeza e a volare leggero con la fantasia, trasportata dai pensieri di tante splendide attività da fare nell'arco di circa 50 ore.
Dovete sapere inoltre che per me il week end da quest'anno ha davvero una marcia in più: infatti nel collegio Paraponziponzi in cui sono vissuta per ben 3 anni diciamo che due sabati pomeriggio su quattro, da ottobre fino ad aprile, sono occupati da un corso di economia di durata quinquennale. Forse sperano così di trovare qualcuno, fra le giovani leve del collegio, che riesca a formulare un algoritmo capace di portare la ripresa italiana a registrare un +70%. In attesa di quel giorno alla maggior parte di noi questo corso comporta un grado di soddisfazione pari ad una seduta di lobotomizzazione.

Capite bene come adesso che sono riuscita a riappropriarmi dei miei sabati pomeriggio (almeno per quest' anno) mi sento bene come quando la domenica mattina mi svegliavo in tempo per vedere i cartoni animati su Rai2.
Il programma di questo we è stato il seguente:
-uscita serale il venerdì;
-uscita serale il sabato (I love Radiocity! <3 ), con conseguente recupero di un'ora di sonno per il passaggio all'ora solare;
-visioni di pellicole dai toni impegnati come "Cattivissimo me 2" ( adoraaaaaaabile! *.*), stralci di "kung fu panda" in spagnolo e un numero imprecisato di puntate di gossip girl (ok, lo ammetto, sono ricaduta nella trappola e non riesco a smettere).
Il tutto si è concluso con una fantastica gita domenicale a Sagunto e Port Saplaya!

Chi non si ricorda di Sagunto dai libri di storia?? Non ve la ricordate? Va bhè, storie di romani, cartaginesi, Annibali ed elefanti. Sta di fatto che Sagunto è un cittadina decisamente graziosa! Se vi trovate a fare un viaggio nella comunità valenciana, passarci è d'obbligo: al suo interno è perfettamente conservato il teatro romano e la fortezza che dominava la città, all'interno della quale sono ben visibili i resti delle antiche terme e del foro. Senza dimenticare che Sagunto fu una delle ultime città ad avere un ghetto ebraico prima della cacciata degli ebrei dal territorio spagnolo nel XV secolo: il quartiere ebraico è intatto, con le sue stradine strette e ripide e gli archi di entrata che permettevano l'accesso al quartiere.

E siccome una gita erasmus non sarebbe tale senza tanto scanzonato divertimento, abbiamo pranzato in una spiaggia molto vicina a Valencia, la spiaggia di Port Saplaya, anche detta "piccola Venezia" per la presenza di casette colorate affacciate sul piccolo molo, un misto in realtà fra Positano e Portofino. Immaginate me, abbrustolita da un sole che segna una temepratura di 28 gradi, una coca ghiacciata, il rumore del mare e un paninazzo con i calamari. Non si può chiedere davvero niente di meglio dalla vita.

Vorrei che il mio stato mentale da "studente erasmus" non sparisca mai dalla mia vita. In due mesi di vita qui ho fatto cose che non credevo mai di fare in vita mia, ho visto meraviglie che non pensavo esistessero e sopratutto non immaginavo di affezionarmi così tanto a questo posto. Da quando sono qua gioco spesso la carta "imprevisto", la stessa che capitava quando si giocava a Monopoli, e non mi secca affatto prenderla. Anche se la carta dice "prendi il treno e parti". Vorrei averlo fatto più spesso in questi anni universitari, vorrei essere uscita più spesso il sabato sera per tornare quasi all'alba e farmi due spaghetti con il pomodorino, guardare film strappalacrime fino a tardi e svegliarsi presto per andare a lezione, leggere libri in altre lingue, studiare al parco.
Poche volte in vita mia ho fatto le cose di impulso, senza pensarci due volte, e tutte queste volte mi trovavo al mare. Ricordo una volta da piccola ad una pasquetta, gli amici dei miei genitori giocavano a pallone sulla spiaggia e io desiderai in quel momento che il pallone finisse in acqua per poterlo andare a riprendere. Non terminai il pensiero che la palla finì in acqua davvero, e io mi buttai in mare. Presi due ceffoni da mia madre, ma io mi sentii felice.
Nell'estate del secondo anno di università feci un giro al mare con uno dei miei migliori amici. Lui aveva il costume e si tuffò in acqua. Io avevo un vestito carino e i boccoli freschi di parrucchiere per la festa di diciott'anni di mia sorella. Senza pensarci troppo ero già in acqua vestita e risi per tutto il tempo.
Ieri mi sono bagnata i piedi senza togliermi i pantaloni: erano bagnati fino a metà gamba. Non mi importava di tornare a casa i jeans bagnati: quando ci si riappropria del tempo bisogna festeggiare con una piccola trasgressione. E una dose massiccia di felicità

Baci baci

venerdì 18 ottobre 2013

you've got the love

Dopo diverso tempo, ritornano i post scritti dall'Italia!
Ma non abituatevi, il mio ritorno in Spagna è imminente, volevo giusto raccontarvi cosa si prova a ritornare a casa per la prima volta.

Andiamo con ordine però: perchè sei tornata? voglia di coccole materne? Oddio, anche!
Il vero motivo però, è stato un altro: la laurea della MiticaLù.
E siccome l'intenzione era quella di rivedere quante più persone possibile (primo fra tutti il Duci), il mio viaggio è stato lungo ed eterno.
è cominciato sabato pomeriggio: immaginate me, bella e impossibile (.... AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH! Amatemi anche per la mia autoironia!) a muovermi fino alla metro per raggiungere l'aeroporto con un bagaglio a mano che solo più tardi avrei scoperto essere più pesante del limite consentito per i bagagli a mano. Prima tappa: Valencia- Roma Fiumicino. Il Duci è venuto a prendermi in aeroporto. Classica scena da film al nostro incontro.
Era importante vedersi. Non credo ci saranno altri incontri, anche dopo periodi di lontananza più lunghi di questo, più significativi. Siamo stati insieme per 24 ore, abbiamo attraversato Roma nelle direzioni di tutti e quattro i punti cardinali, ero distrutta e incosciente dalla stanchezza. Ma siamo stati insieme. Questa era davvero la cosa importante, la medicina che non fa sentire alcun tipo di stanchezza o dolore ai piedi.
 C'era solo voglia di piangere dall'emozione.
 Non siamo fatti per vivere lontani, la nostra pienezza si raggiunge solo quando possiamo stringerci le mani. Ammettiamolo, il Duci è pieno di difetti, e sa come farmi arrabbiare, ma questo non cambia il fatto che macinerei i chilometri, ogni sera, pur di dormire abbracciata a lui.
Non mi soffermo su come siamo stati abili nel saperci smarrire dentro il parco della Caffarella per arrivare sull'Appia Antica, o sul fatto che pensavamo di percorrere l'Appia per ritornare nel centro di Roma nella direzione sbagliata (questo vuol dire che in un mese e qualche giorno, mas o menos, saremmo arrivati tranquillamente a Brindisi, aspettandoci di arrivare invece alla Bocca della Verità), vi dico solo che abbiamo passato le 24 ore più matte della storia.

Arrivederci alle prossime 24 insieme (che se magari fossero 48, 72 ore o di più non mi dispiacerebbe affatto!)

Il Lunedì sveglia alle 6 del mattino per completare l'ultima parte del viaggio: Roma-Rossano Calabro. Solo 7 ore di pullman sulla Salerno-Reggio, che sarà mai???? :O
E ieri, finalmente, il grande giorno: fiesta!
Ovviamente, per non perdere il ritmo,mi son fatta una bella levataccia anche ieri per essere a Cosenza alle 9 del mattino per l'inizio della seduta di laurea. Credetemi se vi dico che ero emozionata come se fosse il mio giorno (ma magari!). Non so se è dovuto al fatto che siamo nate a distanza di pochi anni l'una dall'altra o per il clima respirato a casa, ma fra noi quattro esiste una simbiosi totale, non siamo abituate a vivere con distacco le esperienze delle altre. Fa quasi strano non essere più piccole, festeggiare per traguardi che sono da "persone grandi", noi che abbiamo tante di quelle foto insieme mentre giochiamo con le barbie, o sotto l'albero di natale, o con i vestiti di carnevale. Confetti rossi da laurea, tacchi alti, trucchi e discorsi seri sul futuro sembravano, quando eravamo piccole, esperienze così lontane dalla nostra routine, e adesso con 21 mi sento quasi vecchia!
Quando ero piccola, credevo che la casa fosse un posto fisico, con le stanzette da riempire di poster e il soggiorno luminoso. Ho capito adesso, che la casa è un seme, piantato nel nostro cuore. La nostra vita è agitata da molti venti, e i semi di casa fecondano gli occhi di chi amiamo. Roma è la splendida città che sono abituata a conoscere solo perchè il cielo ha il colore dei suoi occhi e l'acqua che scorre ha il rumore argentino delle risate dei miei amici. Rossano profuma della cucina di mamma e del dopobarba di papà, è calda come gli abbracci che ci diamo noi quattro nei momenti importanti.
Non esistono fondamenta e carta da parati, tende e stoviglie.
You've got the love, voi avete l'amore di cui ho bisogno per guardarmi dentro.
E per avvertire la voglia di chiudere le valigie, e tornare.

giovedì 10 ottobre 2013

'O sarracino


Feliz Jueves!
Non poteva passare la prima festa valenciana de mi vida senza un post sul blog! E non ho dovuto neppure aspettare tanto per vedere l'anima spagnola in festa! Un mese preciso da quando ho cominciato le lezioni. Perchè qui, ridendo e scherzando, è già passato un mese! Già un mese che sono qui, e quasi mi sento triste! 

Prima festa valenciana, e che festa! La fiesta del nou d'octubre, detto proprio in valenciano, festa della sola comunidad valenciana. Il 9 di ottobre infatti si festeggia la cacciata dei mori dalla città, nel lontano 1238 per mano del Re Jaime I. 
Ma non solo: siccome ai valenciani piace festeggiare, innamorarsi e festeggiare mentre si è innamorati, hanno pensato bene di festeggiare gli innamorati proprio il 9 di ottobre, quando la chiesa festeggia San Dionigi. E perchè si è scelto proprio San Dionigi? Ecco, questo proprio non si sa, o meglio c'è una leggenda che da una motivazione, ma capirete da voi che serve solo a giustificare la massima di cui sopra (3 cose piace fare ai valenciani: festeggiare, fare all'amore e festeggiare mentre si fa all'amore). Si dice infatti che all'entrata di Jaime nella città, i valenciani abbiano fatto provare alla regina consorte i prodotti tipici della terra valenciana protetti da un fazzoletto in seta. Da allora San Dionigi diventa santo patrono di pasticceri e fornai valenciani e, non si capisce per quale motivo, anche degli innamorati. E a noi sta bene così, perchè in occasione della festa degli innamorati a Valencia si fanno i mocadorà, ovvero marzapane modellato a mo' di frutta e verdura. è inutile dirvi che ieri in mattinata sono uscita appositamente per comprarli. 
Così come è inutile dire che sono squisiti. 
E che se il Duci si comporta bene ne riceverà qualcuno anche lui a breve.

Ma basta con miti e leggende, andiamo alle cose importanti: come si festeggia?
In grande. 
Perchè il ragionamento che fanno in Spagna è il seguente: perchè festeggiare SOLO il giorno della festa quando si può festeggiare ANCHE alla vigilia?

E infatti la sera dell'8 ottobre Valencia saluta l'inizio dei festeggiamenti con un spettacolo pirotecnico di quasi un'ora. Un qualcosa di spettacolare, pensate a questa pioggia di rumore e colore, che sembra abbia il ritmo di una danza e lo scintillio dei meravigliosi vestiti tipici spagnoli, con uno sfondo cupo come il cielo notturno. Credetemi se vi dico che è una delle cose più belle che abbia mai visto. 

E poi il giorno di festa, piena di forte patriottismo regionale. Il clima di festa si sente nelle pasticcerie piene e nella gente che per strada ti ferma e ti augura buona festa. C'è tanta solennità nel rito della Real Senyera, ovvero il momento in cui la bandiera valenciana viene calata dall'alto del balcone dell'Ajuntamento (il palazzo comunale) giù in piazza perchè il vessillo, secondo il privilegio ricevuto da Re Pedro, "non si piega davanti a niente e a nessuno", quindi per portarla giù in piazza senza inclinarla va calata dall'alto. Segue poi il corteo della Senyera fino alla cattedrale cittadina, la tipica mascletà, ovvero fuochi pirotecnici (che forse gradiscano l'odore di polvere da sparo qui???) sparati nella piazza principale, balli tipici valenciani e il corteo storico Moros y Cristianos. Con tanto di vecchina che mi spiega come, nel lontano 1238, loro non volessero i mori in città, ma solo Gesù. Come se lei ricordasse bene il momento, e ad occhio e croce mi sentivo di dire che in effetti potesse già essere nata per quella data. 

Mi sono davvero sentita parte di questa città ieri, l'ho davvero sentita mia, ero felice come se per me fosse giorno di festa da sempre.
La sera dell'8, con quello spettacolo magnifico di luci e fuochi mi sono sentita, dopo tanto tempo, nel posto giusto. Seduta su un prato, di fronte ad una cosa bella. Il rumore vorticoso di quei fuochi, che sembrava una danza disperata, con scintille che si muovevano sconvolte ed allegre nel cielo mi ha fatto sentire a casa. Mi sento a casa, perchè qui sono libera. Senza più vincoli di orari, e giornate troppo impegnate per una ragazza di vent'anni che studia. Io, il gruppo dei miei colleghi erasmus e coinquilini, e la mia voglia di fare le cose all'ultimo momento, cui ho dovuto rinunciare per troppo tempo. Se c'è un regalo che questa città e questa esperienza mi stanno regalando e farmi riappropriare del mio tempo. La possibilità di uscire le domeniche pomeriggio, bere un'orchata e aspettare che la gente sfili davanti a me in plaza della Virgen. Ho di nuovo il mio tempo, il tempo per dire "questa cosa oggi non la faccio", perchè domani il tempo per farla ci sarà. 

Ho chiuso gli occhi quella sera, i lampi multicolori dei fuochi si vedevano anche così, stringevo forte l'erba sotto le dita, respiravo a pieni polmoni l'aria umida e calda della sera. Sono a casa, una casa nuova, non per questo meno casa, non meno mia di altri posti. Quando andrò via da qui, finito l'Erasmus, potrò dire di aver vissuto davvero questo posto, anche quando avevo gli occhi chiusi, perchè è una esperienza così forte, così totalizzante, che bastano anche i soli polmoni e gli occhi serrati per dire di aver fatto davvero nostra questa storia. 

è tempo di lasciarvi, domani mi aspetta il mio primo esonero. fatemi un super in bocca al lupo! 

mercoledì 2 ottobre 2013

Gli esami sono vicini e tu sei troppo lontana dalla mia stanza...

...Ok, non è un esame, bensì un esonero, ed è la settimana prossima, però questo verso della celeberrima canzone di Venditti era perfetta!!!
Hola Chicos (ammesso ci sia qualcuno che legge!)!!!!

Come va? Come riempite le vostre autunnali giornate ai quattro angoli del mondo (e in Italia principalmente)?

Io non saprei dirvi come le riempio, forse con tanta università e innumerevoli uscite nel mio locale valenciano preferito, il Radiocity. Non sono abituata ad andare ogni giorno in università e con questi ritmi, è innaturale per uno studente di giurisprudenza applicare il concetto di  FREQUENZA OBBLIGATORIA. Eppure è proprio così! e dopo 4 settimane di corsi, ho il mio primo esame parziale! E c'è da studiare su solo 37 pagine!!! è commovente tutto ciò!
Ma perchè, vi chiederete voi, in Erasmus si studia? Mi spiace dare questa brutta notizia a quanti sono in procinto di iniziare l'Erasmus o pensano di farlo in futuro, ma SI: SI STUDIA. Non come siamo abituati a fare in Italia, è ovvio. qui i professori stessi ti dicono di studiare sugli appunti e non sul libro! Però sì, un po' tocca pure studiare. Non vorrete mica perdere l'abitudine al ritorno in Italia!

Ah, breve parentesi: qui l'autunno non esiste. E mi chiedo se esista l'inverno onestamente. Vi dico solo che ieri, 1 de octubre, fuori c'erano la bellezza di 34 gradi. Di qui la necessità di fare un'altra puntatina quanto prima alla Malva rosa, la Playa de Valencia.

Ma parliamo dell'Università. O meglio, delle scuole superiori. E sì, perchè a me sembra di essere tornata a scuola: classi di 30 persone, dove tutti si conoscono, dove si fa l'appello, con i compiti per casa, le verifiche, e i quiz a premi per capire se stai studiando. Già. è successo davvero, durante la lezione di derecho de la Union Europea. La prof, che si fa chiamare per nome e non tollera i formalismi, ci ha diviso in 3 squadre e la squadra che ha totalizzato il maggior numero di risposte corrette ha vinto un paio di occhiali da sole per membro forniti dal banco Santander, rimasuglio di qualche regalo natalizio aziendale.

Pur tuttavia, nonostante il ricorso a metodi scolastici degni di Maria Montessori, studiare materie così "sovranazionali" come diritto dell'Unione Europea all'estero è una esperienza fantastica. Il progetto Erasmus è lo sforzo di menti che più di cinquant'anni fa hanno pensato ad una Europa senza dogane e unita. Se il nostro continente sta vivendo il periodo più pacifico che la sua storia ricordi, lo dobbiamo proprio alla nostra cara Unione Europea. La mia generazione è nata con la bandiera blu a 12 stelle, pensate che l'Unione Europea così come oggi la chiamiamo è più "vecchia" di me di solo un mese! (7 febbraio 1992: trattato di Maastricht). Non ci credo che ci sono ragazzi della mia età che non capiscono l'importanza dell'Europa unita, che dietro quella bandiera vedono solo che 1 euro equivale a quasi 2000 lire. Prima di essere italiani, noi siamo europei. Siamo nati senza il concetto ben definito di confine, perchè abbiamo da sempre avuto la possibilità di viaggiare in lungo e largo con la sola carta di identità. Senza bolli sui passaporti e file interminabili. E vi assicuro che, per quel poco di esperienza doganale che ho avuto (fra le più terribili fra l'altro: Cina e Kaliningrad) non è una esperienza affatto piacevole! A chi ha avuto la lungimiranza di pensare l'Europa come un unico grande Paese, a chi da 27 anni permette a noi giovani di sentirci a casa in 27 altri paesi con il progetto Erasmus non può che andare un forte ringraziamento, perchè ci ha permesso di essere, insieme, una potenza, sotto tanti punti di vista.

Tutti questi discorsi pieni di morale non cancellano la realtà dei fatti, ovvero che ho un compito da scrivere e inviare entro la mezzanotte!!!

dulces sueños

domenica 22 settembre 2013

Ne ho vedute tante da raccontar...

Ed eccomi ritornata!
Feliz domingo para todos!!!

Dopo tre settimane di permanenza nella città della Paella sono pronta ad aggiornarvi su un aspetto della vita cittadina che immagino interessi tutti i giovani che si apprestano a vivere questa città per una vacanza o per una esperienza erasmus: la vita notturna.

Prima di potermi accingere a narrare quanto accade in questa città, è stato necessario uno studio approfondito sulle abitudini quotidiane degli spagnoli. Il sole qui sorge intorno alle otto del mattino. Questo vuol dire che, mentre nella caotica Roma il traffico è già congestionato da ore, qui si dorme. E la città si sveglia tardi. Sempre. Di conseguenza, andrà a dormire tardi, MOLTO più tardi. Tutti i giorni della settimana.

Una volta che sarete entrati nel mistero del ciclo biologico della città, siete pronti ad approcciarvi alla vita notturna di Valencia.

Partiamo con un po' di geografia: Valencia è piena di posti per uscire y tomar una cerveza, ma le zone specifiche per farlo sono le seguenti:
-il carme: all'interno del centro storico della città, pieno di localini di diverso tipo. Vi imbatterete in una plaza Tossal sempre piena di gente e di ragazzi, con i pr dei locali che vi importunano per la strada per farvi offerte e pubblicità dei vari posti e ambulanti che vi vendono cervezas spompate ogni due secondi.
-Avenida Blasco Ibanez: il quartiere universitario della città, tutti gli eventi Erasmus e non si trovano qui. Un luongo viale di casermoni che farebbe impallidire quelli della Tuscolana stracolmi di ragazzi di ogni età e ogni lingua. Il cuore giovane di Valencia.
-El puerto: al porto della città ci sono le grandi discoteche fighette, quelle dove entri gratis fino alle due e ti bombardano di musica tamarra per farti ballare. è un zona dal divertimento per lo più estivo.

Detto ciò, vi racconto la mia prima esperienza a Blasco Ibanez.
Io e le mie due coinquiline italiane raggiungiamo in metro la zona universitaria per andare ad una festa erasmus organizzata in una delle discoteche più famose di Valencia. E organizzano feste in mezzo alla settimana, direte voi? E certo! Qui non si sta a vedere se è Miercoles o Viernes, ogni sera è buona per fare caciara! La festa cominciava per mezzanotte, ma vi dico che a mezzanotte il locale aveva ancora i battenti chiusi (non sto scherzando, era chiuso per davvero) e così abbiamo pensato bene di andare a bere qualcosa in un locale lì vicino. Niente di male, direte voi. Sarebbe stata anche una serata normale, se non ci si fossero accollati un gruppo di 5 musici, vestiti in pomposi abiti in velluto nero e rosso databili intorno al XV secolo, che comincia a deliziarci con vecchie canzoni spagnole. Emozionante la prima, carina la seconda, discreta la terza, però poi Basta! E invece no. Fino all'una passata circa, a stornellare. è ammirevole come certi ragazzi, ben sapendo di non poter contare sulla propria bellezza per rimorchiare, si ingegnino in così tanti modi per ottenere comunque qualche risultato. Insomma, ci vuol coraggio ad entrare in discoteca conciati in quel modo, nonché un certo grado di resistenza fisica per sopportare il caldo con le casacche di velluto addosso. E non scherzo se vi dico che sono effettivamente entrati in discoteca, hanno ballato e bevuto con chitarre e simil mandolini in mano. Certo, abbiamo rischiato di non arrivare vivi in discoteca, visto che, mentre stavamo in piazza, dai palazzi hanno cominciato a tirare bottiglie di plastica. Piene d'acqua. Che devo dire si schiantavano a terra ad una velocità che avrebbe di certo ucciso un piccione. E anche qualcuno appartenente al genere umano. E quindi abbiamo passato una buona mezzora a nasconderci sotto un albero, aspettando che il bombardamento finisse.

Ora che vi ho raccontato una tipica uscita Valenciana, il consiglio che mi sento di darvi è il seguente: mettete in valigia un casco di protezione! Vi assicuro che può sempre risultarvi utile!!!

Hasta luego!!!!

sabato 14 settembre 2013

Era una casa molto carina...

...senza soffitto, senza cucina!"
Buenas tardes companeros de viaje!!!!
è passata la primera semana in esto piso y en esta ciudad, e mi sembrava giusto aggiornarvi un po'!
Dunque dunque...oggi parliamo di...casa!!
Eh si, perchè oggi mi sono svegliata e sotto la doccia canticchiavo la famosa canzoncina che parla di una casa sgarrupata che si trova in via dei matti, numero 0 e mi sono chiesta... ma non è che parlano del nuestro piso espanolo??? (piccola precisazione, non riesco a mettere la tilde, ovvero l'ondina che fa leggere la "n" in "gn", perchè la tastiera italiana non è programmata per farlo, scusate il disagio).
Già! Perchè diciamo che il nostro buen retiro spagnolo necessita ancora di qualche piccolo ritocco. E aspettiamo da giorni notizie dal proprietario.
Partiamo da lei... la tanto agognata VENTANA! Ovvero finestra, nello specifico la finestra della stanza di Veronica. Che deve essere cambiata, in quanto non si chiude bene. La mia coinquilina ormai possiede il numero del manovale del palazzo, e quando è stufa di aspettare Josuè (il manovale di cui prima) lo chiama al cellulare. E questo ha prodotto i suoi frutti, perchè per il momento è riuscita a farsi mettere una tenda. Ora Josuè ha detto che la finestra è in via di fabbricazione, e nel termine della prossima settimana arriverà.
Vi faremo sapere.
Intanto anche la mia finestra non sta proprio in salute: non si abbassa del tutto la serranda. Questo sapete cosa vuol dire??? Che se una sera faccio tardi e la mattina voglio dormire un po' di più, i caldi raggi del sole valenciano mi buttano giù dal letto alle otto. Con buona pace dei miei sensi di colpa.
Dicono che Lunedì verranno a sistemarla. Voglio vivamente crederci.
E poi c'è lui... il forno!!!!
Che domenica sera stava per farmi prendere un coccolone. Infatti, da brava studentessa fuori sede, volevo farmi una bella pizza surgelata. Apro il forno. Lo lascio riscaldare. Dopo dieci minuti attacca un terribile rumore, presagio di sventura. Dopo qualche minuto io e Veronica cominciamo ad allarmarci, e solo dopo mezzora di agonia, il terribile suono cessa. Temevamo che il piso esplodesse per aria. E invece no! Il forno ancora non è stato sistemato, in compenso ci hanno portato una nuova lavatrice. Non richiesta. Eh va bhè.

Le piccole cose che, nell'ordine, ancora vanno sistemate sono le seguenti:
-nel soggiorno manca il piano di vetro del tavolo;
-il divano che dovrebbe trovarsi in soggiorno giace nel corridoio;
-manca il cavo della tv;
-il corridoio, oltre ad essere deposito per il divano, ospita ancora la vecchia tv.

Capite ora il collegamento con la canzoncina??? è proprio casa nostra!!! Con due piccole differenze: non è ubicata in via dei matti numero 0, ma sulla Gran Via, ovvero nel centro del mondo, e in più il vasino per fare pipì qui c'è, anzi ne abbiamo addirittura due!!!
Però, vi ricordate come finiva la canzoncina??? "Ma era bella, bella davvero" e mi sento di dire che, nonostante tutto questa casa mi piace. Il merito sarà soprattutto della TERRASA, la tanto sospirata terrazza che rende l'appartamento un super attico!! O forse perchè è la mia prima vera casa, con soggiorno e cucina, a renderla speciale. Ho i miei spazi qui, e mi pare la cosa più bella del mondo.

In tutto questo abbiamo fatto amicizia con la ragazza del senso piano, italiana anche lei con coinquilina francese. La ragazza del sesto piano ha sciolto un nostro grande dilemma: la sfortunata sera in cui il forno suonò eravamo alla ricerca di un cacciavite a stella per montare i manici di pentole e padelle. E io e Veronica, da brave DonnaAvventura, abbiamo pensato bene di girare per il palazzo alla ricerca di un cacciavite, che in spagnolo si dice "destornillador". Armate di santa pazienza (e un dizionario)  abbiamo fatto un giro del palazzo fino ad arrivare all'appartamento della nostra connazionale, la quale ci ha suggerito di usare un coltello a punta tonda! Ed ha funzionato!! Ora abbiamo una cucina super funzionale!

E infine, ho il piacere di annunciarvi che nel nuestro piso è arrivata la nuova coinquilina!!! Si chiama Elena, in erasmus per sei mesi, è italiana, e indovinate da dove viene... ma dalla Calabria ovviamente!!!
 Ieri siamo andate a la playa insieme: il nostro sangue calabrese si sente proprio!!!

Muy muy bien. per oggi è tutto! Nel prossimo post vi aggiornerò un po' su queste prime settimane di corsi al CEU, sulla vita notturna a Valencia, sullo stile di vita spagnolo e molto altro.Vi preannuncio solo che a breve ci saranno un bel po' di novità, quindi... Follow me!!!

besitos!!! :*

domenica 8 settembre 2013

impressioni di settembre...

In diretta dalla cucina del mio appartamento spagnolo!!!
BUEN DIA!!!!!

La settimana delle paure è allegramente e freneticamente trascorsa, ed ora mi trovo qui, in mezzo a piatti nuovi, canzonette in spagnolo provenienti dal cortile e i rumori soft di una città che la domenica preferisce dormire!

Le cose da raccontare sono davvero infinite, sarà meglio partire con ordine: innanzitutto parliamo del TRASLOCO. Un dramma. Veramente. tutto ciò che sono riuscita ad infilare in 3 bagagli da imbarcare, due bagagli a mano e una borsa grande quanto un camper è partito con me, il resto è stato equamente distribuito fra i miei amici del collegio Paraponzi-ponzi dove vivo (?) da tre anni. Sono convinta che quelle carabattole faranno la felicità di qualcuno, come la cara Mamma Spicchi che laverà i suoi panni con il sapone di marsiglia da me ceduto in usufrutto. Mentre io viaggiavo con cinque valige, i miei si sono accontentati di uno striminzito bagaglio a mano, ieri sono tornati a casa con due bagagli da imbarcare completamente vuoti, e dall'aeroporto di Fiumicino hanno pensato bene di perdere le valige. Ci stavano solo 3 litri di sangria lì dentro. Se mai li riavranno indietro troveranno la sangria trasformata in mosto cotto.

Per quanto riguarda la casa, sebbene Veronica mi abbia accolto a braccia aperte, a prima impressione non mi ha soddisfatto. Non so, sarà stata la paura, il fatto che me la immaginavo diversa, la troppa polvere che stava in giro per dei lavori recenti fatti qui. Mi è presa una angoscia terribile. Adesso invece mi sento di dire che è abbastanza carina: la mia stanza con il disordine che mi porto dietro sembra effettivamente mia, il terrazzino ha una vista bellissima e soprattutto... la doccia ha il piatto doccia!!!! Lo so, lo so, vi starete chiedendo: ma perchè, ci sono bagni con la doccia senza il piatto doccia in cui sgambettare??? Ebbene sì, esistono, e chi vive (e si lava) nel collegio Paraponzi-ponzi lo sa bene.
In tutto questo, l'appartamento non ha i riscaldamenti. E questo ha messo in un terribile stato d'agitazione Gioiadimamma. E ho scoperto anche che buona parte degli appartamenti di Valencia non ha i riscaldamenti. Ora, io capisco che dal porto di Valencia si fa direttamente ciao ciao con la manina al Marocco, ma non arriva anche in questa città il momento in cui si esclama "winter is coming"???? Ok, siamo in Spagna, ma non in Africa!!! Morirò di freddo??? questo al momento non è dato saperlo, il dettaglio lascerà tutti voi con il fiato sospeso fino alla venuta di Grande Inverno anche in questo lato dell'Europa.

E poi come non parlare di loro: i miei genitori! è grazie al loro senso genitoriale se oggi in cucina riposano ben 4 casse d'acqua. Mi hanno fatto un po' impazzire in questi giorni eh, diciamolo, però sono tanto carini! Venerdì mattina, di ritorno dall'università, il Babbo mi ha detto che passeggiando per strada aveva visto una bimba che mi somigliava tanto, bionda, boccolosa e scapestrata che faceva impazzire la sua nonna. E da lì è cominciata tutta una serie di "ti ricordi quando..?" legati al mio personaggio. Mi hanno fatto una tenerezza infinita. Credo non sia semplice stare dietro a quattro figlie, soprattutto in questa fase della vita in cui cominciamo ad uscire tutte di casa. Eppure loro riescono a stare al nostro passo con una grazia che viene loro spontanea. Ammiro tanto la loro forza e il loro coraggio, non si sono fermati mai di fronte a nulla, sempre insieme. Se c'è una cosa che ogni sera mi auguro di "ereditare" da loro, è lo stato di grazia in cui vivono e hanno fatto vivere noi.

Il distacco da Roma e dalle abitudini della capitale non mi è pesato particolarmente, l'unico momento in cui ho pianto come una fontana è stato quando ho salutato il Duci. Accidenti se mi manca! Ho salutato Roma facendo una passeggiata dentro Villa Borghese dove ancora non ero mai stata (Vergogna Chiara!!!!) e  guardando gli ultimi raggi di sole sparire dietro la città dal belvedere del Pincio. Certo, credo che lui sia contento della mia assenza visto che deve preparare un esame ed ha tutta la tranquillità per farlo, senza avere nessuna squinternata fidanzata fra le scatole, però credo di mancargli un po'. Sì dai, più di un po'!! :D

Ultimo capitolo: l'università! Che dire...se la sentono strafiga! Edifici moderni e funzionali, foto di gruppo finita sul sito, borsetta rossa con gadget di tutti i tipi. Non è centrale, anzi sta abbastanza inculata, però per arrivarci prendiamo la metro, sebbene abbiamo avuto la straordinaria capacità di perderci e arrivare lì con un ritardo di mezzora!! Tranquilli, la borsetta con i gadget ce l'hanno data lo stesso e siamo riusciti a fare tranquillamente i test di spagnolo! è inutile dirvi che è pieno di italiani, vero??? XD

Vale (che in spagnolo vuol dire "bene"), credo che il mio sproloquio sia durato anche troppo, è tempo di salutarci! Anche perchè ho in programma un bel giro della città oggi!!!
Mille baci dall'appartamento Spagnolo!!

sabato 31 agosto 2013

perchè quando una donna cambia il taglio di capelli...

...tranquilli, sta solo partendo per l'erasmus!!
Buona sera a tutti, amici vicini e lontani!
Ebbene sì...
 tutto è compiuto...
   Ho varcato la soglia del parrucchiere. E ci ho dato un taglio.
Ma proprio un taglio netto, della serie che ho rinunciato al solito taglio scalato trito e ritrito per optare invece per un nuovo taglio: taglio pari, scalato in lunghezza.
 "Embè? che sarà mai?" direte voi.
Ed è qui che introduco una grande lezione di vita, perciò maschietti prendete penna e taccuino e appuntatevi tutto, parlerò una sola volta. Quando una donna cambia qualcosa nella propria capigliatura, vuol dire che vuole dare una svolta alla sua vita. Ma proprio seria.
Che dite, un cambio di residenza momentanea in un altro Stato della UE per un anno può bastare???? XD

Il gesto simbolico è stato fatto, ora toccherà fare tutto il resto. E mi sembra che "il resto" che ho ancora da fare abbia la mole del Monte Bianco. A parte le valige che non so neppure dove stanno, sono "le valige del cuore" che ancora non ho cominciato a fare.

Personalmente credevo fosse più facile, o forse non ho il ricordo di quando ho dovuto impacchettare la mia vita e trasferirla dalla Calabria all'Urbe, ma questa volta la valigia degli affetti tarda a riempirsi. E rallenta tutto il resto. Una settimana, fra una settimana sarò già a a Valencia da qualche giorno, e ancora non mi sembra assolutamente vero. Sono qui, sul tavolo in cristallo del mio soggiorno, con l'aria di casa, i profumi familiari che mi rassicurano, fra le voci che conosco, i passi diversi e uguali di chi vive con me. Pochi giorni e cambia tutto, e si stravolge di nuovo tutto.

Ho paura, molta paura, una parte di me crepa dalla paura.

   Poi c'è l'altra parte di me, quella incosciente, quella che invece di pensare si tappa le orecchie e canticchia trallallà e rassicura la parte spaventata di me.
 "non ti preoccupare, non ci pensare, chiudi gli occhi e salta"


Facevo la prima media, ero in un campeggio scout, e ognuno di noi doveva sostenere una prova di coraggio, un gesto simbolico per dimostrarci più forte delle nostre paure. A me fu chiesto di saltare oltre il falò. In alto, oltre il fuoco, il pericolo, la paura del buio. Oltre il falò, mi rassicuravano, qualcuno mi avrebbe acchiappato subito, non mi sarebbe successo nulla, non mi si sarebbero bruciate le scarpe, nè i pantaloni, nulla. Morivo dalla paura di fare una cosa del genere, non lo volevo fare. Ho sentito quella voce dentro di me, ed ho saltato. Non mi sono bruciata le scarpe, nè i pantaloni, nulla. E mi avevano acchiappato subito, "giusto il tempo di farti volare" mi disse il mio capo scout.
Ed ho volato.
E ho volato tante volte in vita mia: ad un altro campeggio, ero già un bel po' grandicella, allacciai l'imbracatura e con le braccia spalancate feci un piccolo tratto appesa ad una corda, per sbattere contro un materasso. Ho volato quando sono partita per il campo di volontariato in Albania. Ho spiccato definitivamente il volo quando sono partita per Roma.
E, alla fine del volo, ho sempre trovato qualcuno con le braccia aperte, pronto a prendermi.

Questa volta non sarà un volo, sarà una migrazione, e non so cosa mi aspetta. Io mi aspetto il meglio.
quando mercoledì salirò sull'aereo, allaccerò le cinture, smetterò di preoccuparmi, smetterò di pensare, chiuderò gli occhi.
E salterò.

Oh belli, ho come l'impressione che il mio prossimo post verrà scritto direttamente in suolo ispanico, perciò non dimenticatevi di me e seguitemi!
Intanto, se voletecogliere  un carattere un po' più estemporaneo di questa esperienza e di me vi aspetto sul mio profilo Instagram: chiara_mente92.
Follow me!!!

Buenas noche!

sabato 17 agosto 2013

...la lontananza sai è come il vento...

i fasti di ferragosto non mi hanno tramortito, i pranzi luculliani dai parenti e le torme di familiari non mi hanno vinto. ed eccomi qui, a scrivere un nuovo post!

Salve a tutti, o miei accaniti lettori! come state? passato un buon ferragosto? il mio è stato uno dei più felici che io ricordi. ebbene sì, Il Duci alla fine non ha fatto scherzi ed è sbarcato sul suolo calabrese!
sembrava impossibile, ma ce l'abbiamo fatta!

Che dire, sono state delle giornate meravigliose: vedere riunite allo stesso tavolo tutte le persone che più amo è stata una gioia indescrivibile.
il babbo è stato un autista fantastico
la mamma una cuoca sopraffina
e le mie 3 streghette...semplicemente perfette!
gli ho fatto vedere un sacco di posti, abbiamo spaziato dal mare alla montagna, cucina di pesce e di carne, dolci al cucchiaio e granite, notti torride e sere ventilate, vecchie foto e mojito.
e poi come era bello... sarà che non lo vedevo da un mesetto, ma mi sembrava ancora più figo!!!!
dopo 5 giorni era diventato un calabrese perfetto, mangiava intingendo il pane nell'olio della sardella (il così detto "caviale dei poveri", ovvero il novellame delle sarde macerato con sale e pepe rosso) e parlava un po' di dialetto.
il momento più delicato di questa vacanza è stato l'incontro con la nonna, o meglio con la cucina della nonna... la nonna, che fino all'ultimo non credeva che Il Duci fosse davvero biondo e con gli occhi azzurri, quella nonna cui ho fatto credere che Il Duci fosse inglese e non cattolico. per lei era il modo per consolidare le sue certezze a riguardo. e quando lo ha visto con forza ha acclamato:" ma è davvero come nelle foto!!"
eh già nonna, è davvero come nelle foto!
certo, ci sono stati dei problemi: la mia cuginetta di 4 anni dopo averlo conosciuto mi ha chiamato chiedendomi se potevo darle il mio fidanzato perchè era "così carino e tenero come un peluche". la concorrenza è stata spietata, ma alla fine, non si sa perchè, lui ha continuato a preferire me!
e adesso Il Duci viaggia su un treno che lo sta riportando in quel di Cerveteri... Duci, che tristezza senza di te! torna presto!
e guarda caso è tutto il giorno che in mente mi frullano i versetti della canzone di Domenico Modugno " la lontananza"
la lontananza sai e' come il vento
spegne i fuochi piccoli
ma accende quelli grandi...


ci aspetta un anno impegnativo Duci, non sarà semplice non trovare il caffè a letto al mattino e i tuoi abbracci mentre mi addormento, ma come dice la canzone? la lontananza accende i fuochi grandi, e non ho il minimo dubbio che il nostro sia un incendio. e poi se la lontananza è come il vento, l'erasmus è come un farmaco: se preso quando è necessario può solo fare bene. ed io ho bisogno di allontanarmi da Roma. e tornare con maggior voglia di fare. lo abbiamo sempre saputo, la nostra è una storia con le valige in mano. e da quando ci sei tu, fare e disfare non mi secca più. 
sei la mia miglior medicina. come l'erasmus. 

spero che non vi siate sciolti dietro lo schermo dopo questa dichiarazione d'amore, o peggio che siate collassati dietro il monitor per l'alto tasso glicemico di cui sopra! 
state tranquilli, il gran giorno della partenza è sempre più vicino, e finalmente ci sarà da parlare dell'erasmus non più in via retorica, ma con fatti e testimonianze! 
intanto vi do qualche aggiornamento: una delle due ragazze che deve partire con me, Cami, è già a Valencia! è la prima ad inaugurare l'anno di erasmus!
mentre sul versante piso e alojamiento l'altra ragazza, Vera, ha preso stanza nel mio appartamento!!!! 
il supporto è garantito!

a presto belli, godiamoci questi ultimi spiccioli d'estate! 

venerdì 2 agosto 2013

mi casa es tu casa

squillino le trombe....
rullino i tamburi.....
danzino le oche e suonino le ocarine.....
HO UNA CASA!!!!
vista, scelta, ispezionata, confrontata, pagata.
ora quella stanza su Via di Ferdinando il Cattolico, la via principale di Valencia, è mia.
sarà perchè è il mio primo appartamento, ma io lo trovo un amore. ha quattro stanze, di cui so che una è stata presa da una ragazza spagnola, una cucina (ma ci credete???? io che per tre anni ho visto solo una mensa a pranzo e cena!!!) e soprattutto, dettaglio che me ne ha fatto innamorare a prima vista, anzi, a primo click, ha una terrazza!!!!!che bello, mi ci vedo già a studiare su una terrazza vera, a mangiare lì, a guardare la linfa della città scorrere lungo le strade e le vie principali. E, mentre io trafficavo fra un annuncio e l'altro, nella mia buca delle lettere arrivava in pompa magna una lettera dalla CEU, l'università di Valencia, in cui mi si annunciava che sarò fra le fila dei loro studenti nel prossimo anno accademico.
Devo proprio dire che, se il mese appena trascorso si è rivelato essere una melma totale, non mi dispiace affatto la piega che questo mese d'agosto sta prendendo. fra un mese sarò nel pieno dei preparativi per la grande partenza. fra un mese la vita nuova è vicina.
ma non posso fare la persona egoista e pensare solo a me.
ieri l'Italia ha visto morire la propria democrazia.
Povero Silvio, condannato e in bilico fra i domiciliari da nababbo o i servizi sociali in cui farà vedere a tutti gli italiani quanto è bravo e bello lui, novello Gesù che accetta la sua condanna per redimere questo Paese.
La vita è tremendamente ingiusta. però Silvio, c'è sempre chi sta peggio di te: pensa a tutte quelle ragazze cui si sbava il rossetto sui denti,
   oppure lasciano le proprie impronte digitali sulle unghie smaltate di fresco non ancora completamente asciutte.
       C'è addirittura gente cui scoppiano le protesi mammarie in aereo.
Vedi? al peggio non c'è mai fine.

Bene ragazzi, anche per oggi vi ho aggiornato sugli intrighi e gli sviluppi di questa futura vita da erasmus. Dalle analisi statistiche che blogger permette di fare, vedo che ci sono sempre un sacco di visualizzazioni! ben 729 da quando ho inserito il primo post! ok, magari 600 saranno solo mie, però grazie per le altre 100!!!! certo, vedendo che ci sono collegamenti addirittura da Russia e Ucrania, ho come l'impressione che ci siano persone che entrano nel blog sperando di trovare ricette di cucina spagnola. e poi trovano i racconti sconclusionati di una italiana mezza scema. chiedo pubbliche scuse, e, credetemi, non vi si vuole infastidire! ah, comunque una promessa culinaria mi sento di farvela: prima o poi cercherò e pubblicherò la ricetta originale della paella valenciana: so che a diverse persone interessa! e proverò anche a cucinarla io. quello sì che sarà materiale da post!

hasta luego!
xo xo (sì, lo ammetto, ho cominciato a guardare gossip girl, ma con le prime puntate della seconda stagione ho deciso di disintossicarmi e smettere... troppo idiota quella serie!)

sabato 20 luglio 2013

chiusa una porta, si apre un portone....

Sembrava impossibile, ma ce l'abbiamo fatta. 
questa splendida sessione di merda (mi concedete il francesismo, vero??) è finita.

sto oziando. 

quasi mi commuovo all'idea!

è stata proprio una sessione del cavolo, che mi ha visto terribilmente stanca e svogliata, però qualche risultato sono riuscita a portarlo a casa, e per il momento sono felice così.

Se c'è una cosa che mi aspettavo alla fine di un periodo così faticoso era ricevere un po' di comprensione. e di ascolto. 
però non è stato così, e anche questo mi ha aiutato a capire che tipo di persone camminano sulla crosta terrestre. 

PURTUTTAVIA

a settembre sono a Valencia!!!
mi ha sempre fatto bene cambiare città, ambiente e stile di vita, mi stimola a dare il meglio di me e mi fa stare in continua fibrillazione.
vi do un aggiornamento: forse abbiamo trovato una casa!!!!!! mi è stata consigliata una agenzia che lavora solo con studenti (e studenti erasmus in particolare) con una serie di agevolazioni per il delicato status di studente-pesce-fuor-d'acqua-in-una-città-sconosciuta. ho visto degli appartamenti carinissimi!!!!!! *.* *.*
non vedo l'ora! 
il 4 settembre è ormai così vicino...ah, ma non ve l'ho detto? volo prenotato per Valencia il 4 settmebre!!!!
praticamente domani!

certo, nel mentre ci saranno dei momenti importanti nel corso di questa estate, come ad esempio la prima discesa faraonica del Duci nel ducato calabro, durante il periodo di ferragosto. non oso immaginare quello che accadrà!

Valencia è proprio dietro l'angolo...lascerò curare a questa città meravigliosa le ferite che mi porto dentro, le amarezze e le delusioni. e ritornerò a Roma fra un anno ancora più carica. 
perchè io mi riprendo sempre ciò che è mio. 

anche per oggi vi ho aggiornato! 
la mia sessione è finita e sono ormai in vacanza, ma, ehi! non crediate che vada in vacanza anche con voi!!!! il mio diario di bordo continua anche in ferie! 
ciao ciao!!!!

venerdì 28 giugno 2013

Della Spagna non mi spagno (più o meno...)

Una volta una mia prof mi disse che il termine dialettale "spagnarsi" (= spaventarsi) sia nato durante la dominazione spagnola nel Sud Italia; come non spaventarsi di chi ci domina?
Sarà vero, sarà falso a me questa "leggenda" è sempre piaciuta e proprio stamattina ci pensavo, forse per la conversione lessicale che ho attuato in questi giorni dall'italiano al dialetto calabrese. ah già, aggiornamenti di status: sono nella ridente perla bizantina della Calabria, a farmi coccolare dalla cucina della mamma e dalle mie tre streghette preferite. a chi mi dice:" casa tua sembra il set di piccole donne" rispondo...è vero!

ritorniamo sui nostri discorsi.
Sì, la Spagna mi spaventa. ma ho pensato che il modo migliore per esorcizzare le proprie paure sia parlarne e sbeffeggiarle.
cominciamo!

1) CASA: come saranno le coinquiline? sporche? disordinate? e riuscirò mai a trovare una casa (ah già... ehm ehm...ancora non ci sto pensando alla casa!)? e soprattutto: E SE LE MIE COINQUILINE MI RUBASSERO IL CIBO? imparerò a cucinare? perchè voi dovete sapere che io sto a Roma in una situazione un po'...particolare (si tratta di un collegio, e per chi sta morendo dalla voglia di saperlo NO non è un collegio religioso e Sì, posso uscire la sera e tornare a che ora voglio). questo vuol dire non avere una casa, ma una stanza di una briciola quadra, non dover condividere il bagno con nessuno e avere pranzo e cena già pronti e caldi in mensa. e vi dirò la verità, non ne posso più. voglio una casa mia. con i problemi che si porta dietro. ma anche con tutti i suoi vantaggi. voglio bruciare il pranzo e far cadere gli slip dalla finestra mentre stendo i panni (AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!! mi ci vedo troppo!!! io farò finta di nulla e mi rifugerò dentro, sapevatelo!)

2) LINGUA: ragà spero di non essere una pippa con lo spagnolo. Seriamente, sto preoccupata. voglio dire, lo spagnolo non è una lingua complicata, e va bhè, però...i primi mesi penso vincerò la medaglia di "impedita dell'anno". e penso vi farò fare un sacco di risate a riguardo. e penso me le farò anche io. va bhè, abbiamo capito che la morale delle mie paure è "alla fine si ride" (v. episodio di slip volanti di cui sopra.)

3) DISTANZE: ok, questo è quello che mi fa ridere meno. e impensierire di più. mi basta citarlo per sapere che c'è anche questo pensiero, e non mi va di parlarne oltre. da mettere direttamente nella lista delle cose che non si esorcizzano.

4) STUDIO: che in realtà non dovrebbe essere un problema, visto che i diversi ragazzi con cui ho parlato che sono stati in erasmus alla fine mi hanno fatto capire "ah perchè? ma c'era da studiare?". vincerà il mio (al quanto latente in questa sessione estiva) spirito da secchione, o riuscirò a trovare una buona via di mezzo? non saprei, però fra gli obiettivi che ho per questo anno in Spagna c'è passare una settimana ad Ibiza, secondo voi è un buon segno?

5) LE PISTOLE CON I PROIETTILI IN GOMMA: questa cosa mi terrorizza davvero. avete suggerimenti a riguardo? (ok, questa storia dei suggerimenti mi fa sentire molto Roberta Lombardi che chiede consigli su fb).


BENEEEEE: 5 punti sulla lista "paure". basterà un anno fuori per lasciarle svanire? non lo so, nel dubbio, per farmi forza, mi ripeto una frase che mi ha detto una ragazza ora in Erasmus a Valencia 

"Dos cosas te cambian la vida: enamorarte e irte de erasmus."

il senso è chiaro, no? 

alla prossima!!! :)

sabato 1 giugno 2013

per la serie "ai confini del mondo": l'esame di spagnolo

ve lo avevo promesso: eccolo qui! il post sull'esame di spagnolo ad inaugurare in maniera ufficiale il mio blog. 
che poi...
io il post volevo scriverlo domani, perchè mi dispiace ammorbarvi l'esistenza con le mie sconclusionate storie, però è successa una cosa che vi dovevo troppo raccontare.
  premessa veloce:abito sulla Tuscolana in zona cinecittà. in questa landa desolata di Roma hanno aperto il negozio della vita: TIGER. costo massimo dei beni venduti: 20 euro. peggio di ikea. vendono un sacco di cose sfiziosette, dalle saponette fino alle teiere che cambiano colore in base al calore. e mi trovavo proprio qui, quando improvvisamente sono stata investita da un'orda di persone che si avviava frettolosamente verso l'uscita, accalcandovisi. terremoto? rapina a mano armata? vendita di gelati gratis nella pasticceria affianco? niente di tutto ciò, è solo entrato Alemanno che ha stretto la mano ad un paio di commessi ed è andato via. 
   bah. 
      divismo politico. 
sta di fatto che due minuti dopo ha cominciato a piovere. 
ma proprio di brutto. 
porta sfiga. 

ad ogni modo, torniamo al tema del nostro post, ovvero l'esame di spagnolo!
sarò spicciola riguardo ai motivi che mi hanno spinto a studiare da autodidatta lo spagnolo in 2 mesi e mettermi a fare l'esame del Cervantes: non voglia di fare la secchiona, semplicemente volevo sfancularmi i corsi estivi di lingua a tor vergata. ecco, ora sapete tutti il perchè di questa agonia. 
  livello A2: ideale per chi vuole passare l'esame con dignità ma senza pensarci troppo su.
e infatti.
il giorno prima dicevo al mio ragazzo, che per la privacy d'ora in avanti chiameremo "il Duci", che in questi due mesi di preparazione ho fatto di tutto per arrivare all'esame impreparata. e in effetti il giorno prima dell'esame stavo davvero sclerata. anche perchè, diciamolo, non spendi 70 euro d'esame per non passarlo. e io non mi sentivo di aver studiato in modo adeguato.

sveglia alle 5 del mattino. 
eh si, perchè la cosa bella è che l'esame si sarebbe svolto nell'università Salesiana. che è a 5000 anni luce rispetto a dove vivo io. due ore di viaggio sui mezzi. verso la Nomentana e oltre, molto oltre. 

due parole sull'università Salesiana: sembra una scuola media americana. allegra, colorata, con i festoni al tetto. va bhè.

 livello A2 dicevamo. sapete cosa vuol dire? che ho fatto l'esame con i ragazzini delle medie. no, non è stato bello. soprattutto se lì in mezzo sei l'unica ragazza sviluppata, quindi con una seconda di seno. per la prima volta in vita mia ho sentito il brivido di essere la maggiorata del gruppo. 
   compagnia a parte, l'esame mi sembra sia andato bene. e sono piacevolmente stupita! forse non sono una pippa con le lingue come credevo! devo ancora ricevere i risultati eh, però penso sia andato bene! 

in tutto questo, devo raccontarvi le imprese del Duci. 
  menzione al merito per lui, mi ha accompagnato dalla mattina a fare l'esame, lui e i suoi libri per l'esame di fenomeni di trasporto (nota tecnica: il Duci è ingegnere.) era l'unico con la barba nel gruppo dei marmocchi intorno; sò soddisfazioni!
  mentre io ero a fare l'esame, il Duci si è sistemato con i suoi libri e i suoi grafici nel gabbiotto dell'info point, diventando ufficialmente quindi il signore delle informazioni! si si, lo chiamavano proprio "signore" quando si rivolgevano a lui! soddisfazione per lui numero 2!!! 

nonostante tutte queste disavventure, alla fine sono riuscita a fare anche l'orale e abbiamo fatto ritorno alla base. 
solite 2 ore di viaggio, penso che a bordo di un cammello avremmo impiegato meno. 


bene bene, per oggi ho detto davvero troppo.
buon sabato a tutti e al mio prossimo guaio!!! :)
stay tuned!!!

il primo post! (lol che emozione!)

dopo tanti ripensamenti, tentennamenti, tentativi e buchi nell'acqua eccomi qui...alla fine ho aperto un blog anche io!!!

dunque, spieghiamo il perchè di questa storia. per farlo dobbiamo andare indietro nel tempo, a circa un annetto fa.

 giugno 2012: Parigi. camminavo verso Saint Denis, mi mescolavo fra le gente e mi perdevo in tutta quella diversità di colori, profumi (ma anche cattivi odori...!), lingue diverse. ero venuta a Parigi insieme alla mia famiglia perchè mia sorella, che per la privacy chiameremo la Mitica Lù, aveva finito il suo soggiorno Erasmus in Francia. in quel momento ho realizzato che l'anno dopo avrei presentato anche io domanda per l'erasmus. e soprattutto, che avrei scritto un diario di bordo, un manuale di sopravvivenza per chi, come me, indeciso se presentare o meno la domanda, girovagando nel web avrebbe cercato disperatamente qualche informazione su questa esperienza. 

fine momento romantico in rimembranza dei giorni parigini.

urgono ora chiarimenti

perchè "4 salti in Paella"?
ma è ovvio! perchè la mia meta erasmus sarà lei: Valencia!

ok, ok, non sono ancora a Valencia, però per un'impresa del genere è necessario equipaggiarsi prima! ed ecco allora che questi mesi che precedono il mio arrivo nella penisola iberica vi serviranno per entrare nel mio mondo e farvi capire che tipo di pazzoide sono, così quando leggerete i miei post sconclusionati in quel di Valencia non vi stupirete affatto e direte fra voi e voi "normale che le succedano cose così strane: è Chiara!"

ecco, bene, non vi annoio con una filippica su chi sono e cosa faccio, per il momento vi basti sapere che sono Chiara, sono Calabrese in trasferta studio a Roma (wow!) dove sbatto la testa sui libri di giurisprudenza da già 3 anni (wowwissimo!). vivo in un posto scalmanato noto ai più come "collegio universitario dei cavalieri del Lavoro Lamaro-Pozzani" (...zan zan!) e in questo momento sto studiando procedura penale (così, giusto per dire qualcosa.)

volete sapere come vanno i preparativi per Valencia? MALISSIMO!!! vi dico solo che ancora non ho una casa. penso basti a dirvi il mio livello di disperazione!
volete sapere se hablo spagnolo? questo lo saprete nel prossimo post....L'ESAME DI SPAGNOLO!

bacibacimillebaci!

Chiara